Lo avevano dato per morto, lo abbiamo pianto, rimpianto e venerato, ma Audi lo ha resuscitato incurante delle follie green che lo vorrebbero seppellire.
A onor del vero, prima di avere nuova vita, l’AUDI 3.0 V6 TDI è stato pesantemente rimaneggiato.
Troviamo infatti ben tre cuori elettrici pronti a dare sostegno al polmone diesel, che mi perdonerà il ridicolo accostamento amazzonico.
La nuova tecnologia MHEV PLUS include il generatore del powertrain, lo starter e una batteria agli ioni di litio-ferro-fosfato. Tutte cose che i più smanettoni apprezzeranno, ma a me onestamente basta sapere che funziona bene e che vada forte.
Tuttavia qualche dato è giusto darvelo, e quindi parliamo di 299 cavalli e 580 nm di coppia che fanno schizzare la nuova A6 da 0-100 km/h in 5.2 secondi.
Il generatore non è il classico motorino che recupera energia in frenata e arrivederci e grazie. Può immagazzinare fino a 25 kW e aiuta non solo nelle fasi di manovra, veleggio e ripartenza, ma anche e soprattutto quando c’è da fare sul serio. Detto in numeri parliamo di 24 cavalli di potenza e 230 nm di coppia.
Vi starete chiedendo dunque le differenze rispetto al suo, sempre mezzo elettrificato, predecessore. Ebbene, in passato il turbo lag c’era eccome anche nelle versioni con tecnologia ibrida. Nelle ripartenze e nelle fasi in cui serve potenza immediata, questa non sempre arrivava puntuale. Cosa che posso confermare personalmente in quanto possessore di ben 3 esemplari più o meno datati di 3.0 V6 TDI da 240 a 300 cavalli.
Stavolta le cose sono diverse, notevolmente diverse: la girante del compressore raggiunge i 90.000 giri al minuto in soli 250 millisecondi e ciò si traduce in un sistema più efficace del 40%.
Il che è ottimo non solo per le prestazioni, ma anche per una linearità da primato e consumi ridotti rispetto al passato.
E parlando di consumi, efficenza e noie simili è giusto dire che questo V6 è già testato ed omologato per l’utilizzo di carburanti HVO, riducendo ulteriormente l’impatto del diesel sul nostro già piuttosto disgraziato globo. Tra l’altro, le auto in uscita dagli stabilimenti tedeschi avranno già il pieno di HVO, un segnale forte e chiaro di quali siano le intenzioni da quelle parti.
Alla luce dei fatti Audi, seppur con qualche escamotage, ha avuto il coraggio di riproporre quello che a tutti gli effetti è un motore leggendario: il macina chilometri per eccellenza. Altri, e preferisco non fare nomi, ma sono i soliti ignoti dall’accento italo francese, hanno invece decentralizzato o venduto tutto per inseguire un green ormai in decomposizione.
I tedeschi, con questo colpo di coda, danno ancora una volta speranza in chi ha una visione diversa dal bigottismo ecologico. Ribadisco ancora una volta che l’auto è l’ultima ruota di un carro già piuttosto malandato. Se non si agisce a monte, difficilmente a valle sarà possibile produrre risultati. E infatti, negli ultimi anni, l’unico effetto raggiunto non è una diminuzione dei consumi e delle emissioni ma piuttosto il fallimento o l’impoverimento di marchi un tempo blasonati ed economicamente solidi.
Mala tempora currunt, e l’Italia ne paga le nefaste conseguenze. Mi sento male anche solo a pensarlo, eppure, grazie Audi per questa ventata d’aria fresca. Lunga vita al diesel. E se il prezzo da pagare è qualche ammennicolo elettrico che genera cavalli riducendo i consumi ben venga.
Ne sapremo di più quando i signori di Bruxelles ne utilizzeranno a dozzine per i loro trasferimenti, in barba a Tesla e compagnia bella che vogliono rifilare a noi poveri stronzi.






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