BMW X6 M50d: 381 cv per la vendetta del diesel

Inizio così, dicendovi che la BMW X6 M50d l’ho sempre disprezzata. E lo so, può sembrare folle un tale inizio però è giusto che vi spieghi cosa è successo e cosa mi porterà a pensarla diversamente. Quando Antonio mi ha chiamato per avvisarvi che aveva tra le mani qualcosa di particolare da provare ho reagito con molto entusiasmo. Quando ricevo da lui queste chiamate quasi sempre mi raggiunge con auto “in borghese” ma completamente fuori di testa. Ebbene anche questa volta ero certo che avrei passato qualche ora in ottima compagnia, ma dal suo tono avevo intuito qualcosa.

Non suonava di fregatura eppure mi lasciava perplesso. Quel suo dire : “ quest’auto alla fine mi ha stupito” sottintendeva che forse così a pelle non era “apprezzabile”. Ebbene si è presentato con una BMW X6 che sapeva di diesel senza annusarla. Un’espressione simile a quella che vedrete nel video ha dominato il mio volto già sufficientemente perplesso. Tuttavia in quella BMW X6 c’era qualcosa di particolare. Pochi dettagli (di cui vi parlerò) che però non lasciavano spazio ai dubbi. Si trattava di una BMW X6 M50d, la nave tedesca in veste sportiva con un motorone diesel che sembra essere infinito. Antonio deve aver capito dalla mia espressione che mi aspettavo dell’altro ma ci ha tenuto a rassicurarmi dicendo che come lui prima di me, anch’io mi sarei ricreduto.

BMW X6 M50d

Se il buongiorno si vede dal mattino la BMW X6 M50d prova a scoraggiarci

Partiamo con lui alla guida e un brivido sospetto mi pervade quando premendo il tasto d’accensione si anima un 6 cilindri in linea che dal sound sembra più assopito delle interviste “marzulliane”. Poco male, non mi aspettavo chissà quale grinta. Ciò che segue vi attende su YouTube, quindi meglio proseguire parlandovi della protagonista di questo insolito test drive. La BMW X6 M50d ha delle dimensioni che sulla carta fanno parecchio paura. Osservarla però è meno catastrofico di quanto si possa pensare. È sufficientemente sinuosa e compatta da dissimulare bene la sua stazza. Per intenderci si avverte immediatamente la sua imponenza ma non sembra grassa e goffa come la versione precedente. Questa Limited Edition denominata 50th veste poi un bianco perla estremamente particolare, che pur non essendo eccentrico come il classico blu elettrico, sa farsi ammirare e apprezzare.

 

BMW X6 M50d

Il frontale è quello classico visto su altre bavaresi. Doppio rene di generose dimensioni ma senza la volgarità della nuova serie 4, prese d’aria marcate e ben profilate, fari allungati e incattiviti il giusto. Un pacchetto vincente impreziosito dalla cura più sportiva che elegante alla quale questa BMW X6 M50d è stata sottoposta. Di notte poi i fari led Matrix animano il frontale con dei piacevolissimi giochi di luce. Fin qui tutto bene. Se vi avessi descritto una BMW X5 MSport avrei detto le stesse cose. Tutto cambia però lateralmente dove la classica linea da Sport Utility Vehicle (leggasi SUV) viene stravolta da uno strano concetto che sta malauguratamente prendendo piede. Una colpevole di tale stravolgimento è proprio la prima versione di BMW X6. Ok dai avete capito, sto parlando dei SUV-COUPE’, questo strano concentrato di fuoristrada e coupé che attira sempre tanto l’attenzione.

BMW X6 M50d

Vuole farsi osservare e sa bene che carte giocarsi

Ero certo di questa marcata tendenza all’esibizionismo, ma mai avrei immaginato che anche da ferma avrebbe attirato così tanto lo sguardo incuriosito dei passanti: assurdo. Torniamo a noi, questo aspetto aggressivo sacrifica l’abitabilità posteriore che di fatto non è all’altezza delle aspettativa. Salvo trovare l’incastro perfetto nei comodissimi sedili, non è raro anche per chi è alto poco più di 1.80cm avere qualche problema con il tetto. Al posteriore la sensazione di sportività è enfatizzata dal modo curioso in cui scende l’enorme lunotto e dalla presenza dei due scarichi bruniti di generosissime dimensioni. Classica anche in questo caso la firma luminosa che corre per qualche centimetro sulla fiancata. Non passa inosservata l’enorme dicitura BMW X6 M50d che sottolinea l’esclusività del modello.

Entrando vengo subito attratto dal battitacco/targhetta che riporta il numero del nostro esemplare in edizione limitata, e dalla dose extra di alcantara. Sedili comodi e avvolgenti sono il presupposto giusto per affrontare viaggi anche impegnativi, e il rigore bavarese unisce minimalismo e funzionalità senza mai dimenticare qualche tocco di sportività. Non mancano infatti dei tagliandini con i colori del reparto MSport sulle cuciture dei sedili. Stupendo il volante, uno dei più belli a mio avviso dell’ultimo decennio, con paddle di dimensioni generose al punto giusto. Non manca il classico display virtuale con schermate configurabili in base alla modalità di guida selezionata. Si passa infatti dal classico blu delle modalità ECO al rosso delle Sport che incattiviscono tutto l’ambiente.

BMW X6 M50d

Tanta tecnologia per questa X6, che si difende anche dalle sorelle più moderne

Bello anche il display dell’infotainment che pur non essendo l’ultimo ritrovato della tecnologia (parliamo di una vettura con circa 3 anni alle spalle) offre tutto ciò di cui si ha bisogno. Non mancano comandi touch, telecamere a 360°, applicazioni, schermate configurabili etc. Insomma in sistema completo e all’altezza delle aspettative che all’occorrenza canta grazie all’impianto Harman/Kardon. Stupisce comunque la “piacevolezza” (passatemi il termine) dell’abitacolo e il modo in cui sa farsi vivere. La presenza di alcantara un pò ovunque rende il tutto più soffice e ovattato, coccola anche quando alzando lo sguardo la si ritrova sul tetto e in prossimità delle finiture che avvolgono il tetto apribile. Insomma complimenti a BMW perché questo abitacolo è davvero piacevole. Uno dei migliori visti negli ultimi anni considerando la cura maniacale riposta anche nel rivestire i cassettini meno in vista.

BMW X6 M50d

Sensazione di qualità che non svanisce neanche alla guida. La BMW X6 M50d sa farsi guidare o sa guidarti nel confort totale alla tua destinazione. Sospensioni da prima della classe si regolano in base alle diverse modalità di guida scelte, ma mai, e dico mai, rispondono in modo brusco o scomposto. Assorbono anche le asperità più marcate e mantengono questo bestione da 2400kg sempre col giusto asseto. Già perché questo “peso piuma” ha anche delle velleità sportive quindi alle sospensioni è richiesto un lavoro extra che a onor del vero svolgono in modo esemplare. Forzando le andature l’auto sembra molto meno pesante del previsto e questa pesantezza esce fuori solo quando portandola al limite i kg iniziano a farla soffrire. Di base però la BMW X6 M50d non si scompone, rimane piatta e a volta tende a chiudere la traiettoria come non ti aspetteresti da un suv del genere.

Più bella da guidare che da guardare. Ben fatto BMW, a parità di stazza difficile trovare chi fa meglio

Merito dell’elettronica, merito delle diverse modalità di guida e merito anche dei gommoni da 315 al posteriore che tengono tutto sottocontrollo. Non vuole però essere da meno il mastodontico 6 cilindri in linea da 2993 cc. Capace di 381cv è difficile che si tiri indietro. Scatta da 0-100 km/h in 5.2 sec e tocca senza troppe esitazioni i 250 km/h. Insomma dati di un certo calibro se pensiamo che spesso non sono alla portata neanche delle “sportivette” più blasonate. Tutto ciò non sarebbe possibile senza il classico ZF denominato Steptronic che snocciola le marce manco fosse un’anziana suora con in mano il rosario. Sempre puntuale sbaglia davvero poche volte e non pecca di reattività quando si passa nella modalità manuale.

BMW X6 M50d

Tutto bene dunque o quasi. Perché per certi versi a rovinare la festa ci pensano un paio di componenti che invece non dovrebbero essere sottotono. In primis lo sterzo. L’ottima unità della BMW X6 M50d ha una piccola ma personalmente fastidiosa zona morta. Niente di incredibile ma se scendi da uno Stelvio te ne accorgi. La filosofia dei tedeschi in questo campo è chiara eppure ci saremmo aspettati qualcosa in più. Nelle curve più strette invoglia a compiere movimenti innaturali per non staccare le mani dal volante, quando invece molte auto anche meno sportive fanno meglio.

BMW X6 M50d

Sia chiaro, lo sterzo in questione rimane comunque ottimo, ma l’eccellenza è un paio di gradini di più su. Anche i freni per quanto pronti e sicuri mi sono sembrati leggermente spugnosi dopo un po di inchiodate. Questa però è cosa normale. Auto di questa stazza sotto stress affaticano molto l’impianto frenante e la BMW X6 M50d ne è la prova.

I difetti seppur presenti non oscurano i pregi di questa mastodontica vettura

Concludendo non vi nego che dopo questa prova ho rivalutato la X6. Ciò non significa che io stia iniziando ad amarla, tuttavia le riservo del rispetto. Sembrerà strano ma nella sua follia sa andare forte come molte BMW anche più blasonate, e lo fa sempre con una sicurezza e una comodità da prima della classe. Non ho mai provato l’analoga versione delle X5. Se però sa comportarsi nello stesso modo è un acquisto sensato ammesso che abbiate la necessità di guidare un SUV. Queste linee da coupé hanno lo stesso sapore dei piatti italiani all’estero. Il nome intriga, la fame invita, ma la sostanza è spesso ripugnante. Le mode però governano i mercati quindi taccio per non sconfinare nella più scadente volgarità che di solito si sfoggia di fronte a questo concentrato di incertezze estetiche.

BMW X6 M50d

Nuova questa BMW X6 M50d costava qualcosa come 110 mila euro più optional. Un prezzo pauroso se confrontato ad altre auto dal carattere simile. Anche per lei la svalutazione è stata importante e con poco più di 50 mila euro potreste mettervi in garage un esemplare simile a quello in prova. Prima di farlo però vi invito a riflettere. 50 mila euro per un oggetto simile sono ben spesi se e solo se siete alla ricerca di questo esatto modello. Qualora foste disposti a scegliere qualcosa di diverso, magari con motorizzazioni o prestazioni simili fatelo. Questa è l’auto di nicchia e di moda per eccellenza. Di nicchia perché tutto sommato dati i prezzi in pochi possono permettersela. E di moda perché difficilmente si trova sul mercato un suv coupé più desiderabile e più “ben riuscito” della BMW X6 M50d.

Insomma pensateci bene perché mai come stavolta la scelta è abbastanza complicata. Antonio nel video afferma che lo preferirebbe per molti aspetti a una berlina/station sportiva. Io invece, per quanto stupito dalle doti di questo bestione, non saprei preferirlo a una Serie 5 con lo stesso motore o a una Audi A6 Allroad spinta dall’altrettanto iconico 3.0 V6. Certo parliamo di auto diverse, ma voi, con 50 mila euro, cosa scegliereste?

BMW X6 M50d

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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