Ducati Monster 937: veste nuova, anima antica

Nel 1993 nasceva la prima Ducati Monster. Nel 1993 nascevo anch’io; come il più subdolo dei complottisti voglio esordire con una frase. “Coincidenze? Non credo proprio”. La Ducati Monster è stata per molti la svolta della vita. Lo so, sembra esagerato, eppure basta parlarne con i possessori per capire che è stato davvero così. In un’epoca di sportive estreme o di “residuati bellici” scarenati e rimaneggiati, la Ducati Monster ha messo al centro un solo concetto: essenzialità.

La casa di Borgo Panigale famosa per rosse potenti e indomabili è stata in grado di andare controtendenza e l’ha fatto con la determinazione di una matita che fa tuttora emozionare. Sto parlando di Miguel Galluzzi. Il genio del designer sa che intorno al telaio a traliccio e al “pompone” deve nascere qualcosa di grandioso e “spoglio”. Una buona dose di coraggio e un’infinita cura al dettaglio prendono vita nella Ducati Monster 900 o forse dovremmo dire nel Monster 900. Si, perché anche se aggettiviamo sempre moto al singolare, con il mostro è diverso. È uno dei pochi modelli di cui dobbiamo parlare al maschile.

Sarebbe però un errore sottovalutare la sua componente femminile. Già perché con il Ducati Monster molte donzelle sono saltate in sella e il motociclismo ha coinvolto anche chi, prima di allora non aveva mai pensato di far parte di questo mondo. Inutile dirvi che da allora il mostro ha racimolato un successo dopo l’altro. Ha messo subito d’accordo sia il finto motociclista da aperitivo in centro che il centauro esperto pronto a divorare curve senza un domani. Il Ducati Monster ha stregato più di una generazione e devo confessarvi che io per primo sono rimasto folgorato dal suo fascino a tal punto da scegliere una Monster 696 come mia prima moto “vera”.

Era l’epoca in cui stava già prendendo piede il Ducati Safety Pack ma la mia ne era sprovvista. Un bene in fondo, perché mi ha pazientemente insegnato a domarla e a capirla. Mi ha concesso l’onore di sbagliare e di imparare senza mai tradirmi, senza mai scaraventarmi al suolo. Certo le piovose giornate invernali erano un terno al lotto, però la sua ciclista semplice ma efficace ha sempre giocato le sue carte vincenti. Mi sono dilungato troppo, ma sono certo che in queste frasi si rivedono tanti motociclisti che come me hanno avuto la fortuna di possedere la Ducati Monster. La nostra storia d’amore si è interrotta dopo circa 12.000 km, ma questa è un’altra storia.

Oggi, grazie a Motormania Lanzillotta ho finalmente la possibilità di provare l’ultimo mostro di Borgo Panigale: la Ducati Monster 937 2021. Sono emozionato. Negli scorsi anni di Monster ne ho guidati pochi e questa è per me l’occasione giusta per rispolverare sensazioni antiche. La osservo, è li nel piazzale che mi aspetta. Non è la prima Ducati Monster 937 che vedo, ma ancora una volta è amore a prima vista. Sono rimasto affascinato da quel faro circolare fin da piccolo, e oggi che la tecnologia ha fatto passi da gigante sono felice di trovarlo ancora al suo posto.

 

Molte naked hanno rivoluzionato in peggio il loro design per cambiare le carte il tavola, basti pensare alla serie MT di Yamaha che ha raccolto critiche da molti appassionati. Ducati invece ha dimostrato che innovazione non è per forza stravolgere il passato, quanto piuttosto evolverlo. Le critiche però non hanno risparmiato questa Ducati Monster 937, anzi. Per me che la osservo è sempre lei, elegante, cattiva, morbida e spigolosa allo stesso tempo: per me è sempre la Monster di cui mi sono innamorato. Dalla 696 però le cose sono cambiate radicalmente e sono del tutto diverse anche dalla 821.

Tanti saluti al telaio a traliccio e tanti saluti al serbatoio “a goccia” che ha reso celebre la serie. Delle assenze così pesanti hanno esposto la Monster a critiche spietate. Io la penso diversamente e vi spiegherò perché. Ducati nel tempo mi ha insegnato a comprendere ogni scelta radicale che ha fatto. Il passaggio ai 4 cilindri, la rinuncia sempre più marcata al mono posteriore, i telai front frame, l’elettronica onnipresente etc. La Multistrada V4, la Panigale V4 e la Monster 937 non fanno eccezione.

Direste mai che la nuova Panigale è meno performante della precedente? O che la nuova Multi V4 sia meno gestibile della 1260. È vero, le serie precedenti erano più “specialistiche e personali” ma i numeri si fanno vendendo al mondo, non a una nicchia di appassionati. Con la Ducati Monster 937 è successo proprio questo. Ora l’elemento distintivo diventa un telaio Full Frame derivato da quello della Panigale V4 e un serbatoio a dorso di bisonte che a dire di molti ricorda troppo le nipponiche che negli anni passati hanno preso spunto da Ducati. Un noto meme sentenzierebbe con: “qui le cose si stanno ribaltando”. E invece no, l’essenzialità e la purezza del Ducati Monster rimangono intatte. Osservatela: è sempre lei, evoluta, ma non cambia di una virgola il suo spirito. Ne sono certo osservando il full Led circolare, il codino poco sporgente, il mono posteriore, i dettagli. È arrivato però il momento di provarla, di salire in sella e capire quanto hanno influito queste modifiche sul suo carattere.

A muovere la Ducati Monster 937 ci pensa il Testastretta 11° da 111cv. Un motore che conosco benissimo (la mia Supersport era equipaggiata con la medesima unità) e sono curioso di capire cosa può offrire sulla naked più famosa del mondo. All’accensione mi accoglie il classico latrato delle rosse di Borgo Panigale. La lascio riscaldare qualche attimo e ne apprezzo le note, sempre feroci ma mai sgraziate. Non mi attendo grossi stravolgimenti saltando in sella. È una moto che nelle sue versioni precedenti conosco, cosa potrà mai andare storto o essere diverso? TUTTO. Mi sbagliavo di grosso. Bastano pochi secondi in sella per capire che la posizione è notevolmente cambiata. Non è scomoda, ma ho la sensazione che le piaccia andare più forte del previsto. È come se volesse spingermi ad “accattarmi” sul suo serbatoio per poi dare gas. Rilascio la morbidissima frizione e parto. Sono subito a casa. La Ducati Monster si muove con leggerezza ed eleganza, non sembra stancare e attutisce bene anche le asperità che il fondo stradale calabrese mi propone. Mentre prendo confidenza mi soffermo sul suo nuovo TFT a colori: chiaro, semplice e completo. Ricco di informazioni e di funzioni che probabilmente userete solo un paio di volte nella vita. Usciti dal centro storico di Frascineto iniziano le curve. Per questi primi metri la lascio in mappa Touring con motore leggermente “depotenziato” nelle prime marce. Affronto le curve in modo fluido ma senza spingere troppo. Si lascia accompagnare che è un piacere. La sensazione è quella di avere sempre tutto sotto controllo, ma a stupirmi è la sua agilità.

Anche con le marce più alte riprende molto bene, e quando si piega da una curva all’altra risponde con l’agilità di una bicicletta. In passato la Monster era piacevole, ma mai cosi diretta, piantata e precisa come ora. Il Testastretta ronfa ancora sornione ma già dimostra la sua voglia di prendere giri. Il classico pacchetto elettronico di Ducati (ABS, ABS cornering, DTC, DWC, etc.) vigila puntuale. Prima di forzare un po con le andature voglio mettere alla prova i freni in un arresto d’emergenza che infonde tanta tanta fiducia. Poca oscillazione, poco sbilanciamento e tempi d’arresto record sono merito degli ottimi freni Brembo e delle sospensioni mai in crisi. Gioco un po con il TFT e dopo qualche chilometro imposto il riding mode sport. Fa piacevolmente capolinea la funzione launch control che vi fionderà alla massima velocità in modo sicuro ma furioso.

 

Anche in Sport per chi conosce come me questo Testastretta la Ducati Monster non spaventa. È cattiva, determinata ma finalmente sicura e stabile anche quando ti aspetteresti qualche reazione sconsiderata. Qui mi accorgo della bontà del progetto. Qui metto a tacere le critiche di ogni appassionato che ha puntato il dito prematuramente. La Monster è quella di sempre e forse è molto di più. È qualcosa la ragazza educata con le viscere di un mostro ancestrale. È tradizione, cuore, passione e non vuole atteggiarsi a supersportiva complessa o alla moda. In fondo lei le mode le ha create, le passerelle e i passi li ha divorati dal suo primo giorno di vita. In lei coincidono molte anime, molte moto, molte emozioni. Mostro nel nome, nella grinta, ma sapientemente vestita come la bella della festa che non ha bisogno di strafare per essere la migliore. Non so dirvi se questa sia la miglior Ducati Monster di sempre, posso però assicurarmi che sarà la compagna di viaggio ideale, l’anima gemella che rimane se stessa cantando sempre e comunque fuori dal coro una orgasmica melodia bicilindrica. 

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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