Genesis G80: l’ammiraglia che fa tremare le crucche

Sento parlare di Genesis con lo stesso “disprezzo” con cui spesso si parla di Hyundai. Il marchio coreano, continuo a ripeterlo, si è scrollato di dosso la fama di auto a poco prezzo ma rifinita male. Una qualsiasi Hyundai ormai è all’altezza delle concorrenti tedesche e spesso ha qualcosa in più in termini di carattere e qualcosa in meno in termini di prezzo. La Genesis da sempre ambisce a essere la punta di diamante del brand. I tentativi passati sono stati accolti troppo timidamente in Italia, eppure c’era tanta qualità anche nelle Genesis Coupé. Forse con questa Genesis G80 le cose cambieranno, seppur a distanza.

Genesis

Eh già perché ancor prima di parlarvi dell’auto forse la brutta notizia è proprio questa. La Genesis G80 al momento non vedrà un futuro europeo. Scelta comprensibile da parte di Hyundai che punta ai mercati “non saturi” dove il marchio raccoglie consensi già da tempo. Usa su tutti, e lo dimostrano forme e dimensioni di questa berlina di lusso. La concorrente di Audi A7/A6, BMW serie 5 e 6, e Mercedes Classe E e CLS vuole dire la sua con un pacchetto solido, affidabile e di carattere. Esteticamente sa farsi riconoscere anche se non vi nego a mio avviso una certa somiglianza con con alcune Mercedes degli anni passati. Ma si sa, con i tempi che corrono una stravagante evoluzione porterebbe risultati catastrofici per le vendite e allora meglio ispirarsi, seppur a modo proprio, a linee già “collaudate”.

Lunga ben 5 metri la Genesis G80 fa un po il verso alle moderne berline/coupè. Nasconde neanche troppo velatamente un carattere quasi sportivo nelle sue linee slanciate ma estremamente omogenee. Stupisce l’ampia mascherina a forma di diamante all’anteriore che occupa una buona parte del frontale. Molti potrebbero trovarla eccessiva ma questa corsa “all’ingigantimento” delle mascherine è ormai cosa nota, e anche stavolta a dettare le regole è la moda. Meno “invadente” il posteriore, con forti richiami nel lunotto all’Audi A7. Lo spoiler appena accennato ma di sostanza non rende l’auto cafona o pacchiana e anzi rafforza quell’idea di sportività di cui accennavo prima.

Molto originali i fari che percorrono una parte della fiancata con le frecce centrali che fanno da separé tra gruppi ottici e carrozzeria. Brava Hyundai per non aver scelto la classica e ormai banale soluzione dei gruppi ottici “collegati”. Scarichi ben posizionati ma difficile dire se siano veri o finti, troppo presto. Di profilo la Genesis G80 sfoggia tutta la sua sinuosità. Sembra aerodinamicamente perfetta e ne beneficeranno i consumi ma anche il comfort privato dei classici fruscii. D’impatto il listello cromato che accarezza tutta la carrozzeria fondendosi con le curve della vettura. Lo ritroviamo anche all’anteriore incastonato sotto la mascherina. Dettaglio non da poco il riproporsi dei fari “separati”. Come al posteriore anche al frontale troviamo una simile soluzione con le frecce posizionate alle estremità interni.

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Molto molto piacevole, e soprattutto profuma di nuovo. Questo dettaglio non viene dimenticato neanche lateralmente, dove due led posizionati sulla presa d’aria mantengono la continuità di questa inedita firma luminosa. Anche gli interni non sono da meno. La Genesis vuole candidarsi a berlina di lusso e potrebbe riuscirci perché la qualità percepita è davvero alta. Questa volta però partirei dai difetti, o meglio piccole cose che mi hanno fatto storcere il naso. Digerisco poco la forma del volante ma l’accetto di buon grado considerando che nell’insieme sembra essere la soluzione giusta. Le rifiniture in legno però temo abbiano fatto il loro corso e le sostituirei con un moderno seppur freddo alluminio.

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Il colpo d’occhio rimane comunque piacevolissimo. Sempre tutto al posto giusto e anche stavolta Hyundai non si arrende alle mode. Rimangono infatti i comandi fisici per il climatizzatore nonché quelli per la gestione dell’infotainment. Questo è formato da 2 unità. Una, quella classica posizionata al centro della plancia da ben 14,5 pollici, e una seconda nel cruscotto da 12,3 comprensiva di una inedita funzione tridimensionale. Dalle prime foto della Genesis si può osservare che il “disegno” degli strumenti rimane analogico seppur digitali nella sostanza. Un giusto compromesso per mettere d’accordo anche i nostalgici. Non è un mistero che questa berlinona sia da sempre sinonimo di grande comodità. La G80 attuale non vuole essere da meno.

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Tutti i sedili sono ventilati, riscaldati e a comando elettrico. Comodi anche i cuscinetti d’aria sul sedile del guidatore che si regolano in base alle più disparate esigenze. Curioso anche il Road Preview che regola l’assetto in funzione del manto stradale ma con netto anticipo rispetto alla concorrenza. Il sistema infatti attraverso delle specifiche telecamere sarà in grado di riconoscere l’asfalto che la Genesis sta percorrendo. Così facendo procede con la regolazione dei sistemi per rendere il tutto il più confortevole possibile. Ma si sa, non c’è buca senza un gran frastuono nell’abitacolo ed ecco allora che la Genesis ci soccorre con l’Active Sound Design in grado di emettere delle frequenze/suoni in grado di azzerare le fastidiosissime note provenienti dall’esterno. Non mancano gli ADAS di ultima generazione e tutti i sistemi di assistenza alla guida che ci si aspetterebbe su auto del genere.

Insomma con una tale dotazione si viaggia proprio sul velluto e ci sarebbe dell’altro ma l’articolo diventerebbe immenso. Sotto il cofano niente sorprese. La tradizione vince sull’evoluzione e di elettrici o ibridi non c’è traccia.  Abbiamo un 4 cilindri 2.5 turbo da ben 304 cv e 420nm di coppia, un v6 “treemezzo” da 380 cv e 530nm e un diesel 4 cilindri 2,2 da 210cv. Tutti e tre dovrebbero essere accoppiati a un cambio a 8 rapporti, e i paddle al volante confermano la possibilità di cambiare “manualmente”. Insomma riassumendo poche velleità sportive sotto il cofano ma un carattere che non è secondo a nessuno. Certo “motoristicamente” il confronto con le tedesche è abbastanza increscioso per la coreana. Sia chiaro, fino a 400cv (più che sufficienti al 90% degli acquirenti) sono convinto che la Genesis G80 sappia farsi rispettare.

Oltre la situazione si complica. Manca un vero motore performante nel senso stretto del termine e quindi si espone sul fronte S7, M6 e AMG varie. Tuttavia penso che il problema più grave non sia questo. Mi spiego meglio. Al momento non si hanno notizie certe dei prezzi. Temendo cifre non proprio “basse” rispetto alla concorrenza sono convinto che molti continueranno a scegliere la “solidità psicologica” delle tedesche. Questa Genesis però potrebbe rappresentare una svolta per il segmento. A un prezzo concorrenziale potrebbe avere un gran successo. Forte del fatto che non ha nulla da invidiare a nessuna potrebbe incuriosire chi è stanco della solita austerità tedesca, che seppur sinonimo di solidità è anche una portatrice sana di noia. Concludendo apprezziamo questa Genesis G80 come tutte le auto del marchio, siamo certi che qualitativamente e caratterialmente possa imporsi forte di un’attenzione al dettaglio da molti ormai dimenticata.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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