Jaguar F-Type: l’Aston Martin del giaguaro

La Jaguar F-Type è stata negli scorsi anni una delle coupé più belle e particolari in commercio. La sua linea senza tempo non era solo un richiamo alle elegantissime inglesi del passato, ma anche un’anticipazione di ciò che Jaguar sarebbe stata negli anni a seguire. La F-Type ha gettato le basi per un futuro che ha visto nascere SUV e berline che nulla hanno da invidiare alle competitor più blasonate.

Non nascondo che nel panorama coupé la F-Type mi ha sempre incuriosito proprio perché è radicalmente diversa da tutto ciò che il mercato attuale ha da proporre. Lusso, sportività e classe non sempre vanno a braccetto, ma nella F-Type tutto è unito in un pacchetto a tal punto completo e raffinato da non escludere neanche le performance. Ma basta, le mie sviolinate sono sufficienti. È arrivato il momento di essere cattivi. Sarebbe stato più semplice parlarvi di una vettura che riconferma tutte le qualità della versione precedente, eppure mi tocca fare l’esatto opposto.

Poche settimane fa sono uscite le prime foto della nuova Jaguar F-Type 2020. Vestita di uno splendido blu l’inglesina non ha nascosto il suo animo sportivo e la sua eleganza. Ciò nonostante c’è qualcosa che non quadra. Tutto sembra essere al posto giusto: linee grintose ma eleganti, motori possenti e prestazionali, finiture di ottima qualità e accessori pressoché infiniti. Ma continuo a pensare che ciò che i miei occhi trasmettono al mio cervello sia qualcosa di confusionario.

Elaboro ogni immagine con difficoltà, e la visione d’insieme non è istantanea. Quando però tutto si palesa con più chiarezza, realizzo che sto guardando una…. Aston Martin, o qualcosa di molto, sicuramente troppo, simile. Il fascino della precedente versione è improvvisamente svanito. Il giaguaro ha cambiato faccia e adesso sembra un micio tanto pulito ed elegante quanto privo della sua componente principale: la cattiveria. Ogni felino che si rispetti ha una giusta dose di testosterone e “minacciosità”.

Ecco cosa manca a questa Jaguar F-Type. Se da un lato ha guadagnato classe, dall’altro, perdendo cattiveria ha rinunciato al suo DNA e a ciò che la rendeva speciale. La versione precedente di F-Type aveva il grande pregio di farsi osservare e apprezzare da ogni angolazione. Non dico che ciò non avvenga con la nuova versione, ma sicuramente la capacità di focalizzare attenzione è nettamente diminuita. Ma perché Jaguar avrebbe dovuto snaturare la sua coupé più riuscita degli ultimi decenni? La risposta non è semplice, e probabilmente non esiste. Posso però darvi una mia visione delle cose.

Viviamo in un momento storico che impone alle case delle scelte di mercato ben precise. Oltre ai ben noti problemi con le emissioni c’è da affrontare l’ormai decennale ascesa al successo dei SUV. Un mercato come quello delle coupé non è sicuramente il più redditizio. Ciò nonostante è fondamentale aggiornare costantemente i propri modelli. Ecco allora che nel 2019 si rende necessario un rinnovamento quasi totale della F-Type. Già bella e intrigante avrebbe bisogno di piccoli e mirati ritocchi. Modifiche che le diano una svecchiata e la rendano magari più simile alle sue sorelle minori come XE e soprattuto I-Pace (l’elettrica di Jaguar).

Ciò però porta inevitabilmente a una perdita di stile nella povera F-Type, che si traduce di fatto in una eccessiva similitudine non solo a vetture dello stesso marchio ma anche di marchi diversi come appunto Aston Martin. Per alcuni la somiglianza non esiste. Io vi dirò di più. La paura di fallire stilisticamente in un settore così particolare porta spesso i produttori a ispirarsi ad altre vetture.

Lo so, non gradirete questo esempio, eppure rientra in questa lista di coupé ispirate alle recenti linee di Aston Martin anche la Ferrari Roma. Per noi italiani non è un vanto, e non è neanche semplice ammetterlo. Ma per rendere il boccone meno amaro concludo ricordandovi che le inglesi, Aston Martin in particolare, si ispirano ai prodotti italiani, Ferrari in particolare, fin dagli anni “50.

Le parti ultimamente si sono invertite, ma se questi sono i risultati, vorrei tanto che fossero ancora i cugini inglesi a trarre ispirazione. E voi cosa ne pensate di questa nuova Jaguar F-Type?

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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