Alfa Romeo in 110 anni nessuno ti ha regalato niente

Alfa Romeo compie 110 anni e io inizio questo biglietto d’auguri con un titolo tipicamente polemico. Non me ne vogliate ma era inevitabile. Chi ci legge e guarda da un pò sta iniziando a conoscerci. È insolito da parte nostra nascondere qualcosa o non essere espliciti. Ecco allora che nel fare gli auguri a un marchio iconico come Alfa Romeo faccio una tirata d’orecchie a chi fino a questo momento l’ha criticata e contestata senza motivo. Concretamente però il marchio del Biscione ha diverse responsabilità.

Alfa Romeo

A prescindere dall’affetto innato per qualcosa di così sportivo ed elegante, una visione totale è d’obbligo. Alfa Romeo nasce come il perfetto connubio di eleganza e sportività. Non a caso Ferrari, il marchio più famoso al mondo, nasce da una costola delle rosse (quelle vere) di Arese. Alfa Romeo è un fenomeno culturale, o se non altro lo è stato. La prova vivente della sfrontatezza italiana, del genio sregolato più bravo nelle emozioni che nelle vendite. Poche righe che per me riassumono l’Alfa prima della sua inevitabile e incosciente parabola discendente. Tengo volutamente fuori da questo articolo ogni riferimento politico, economico e morale.

Alfa Romeo

Si, dico proprio morale, perché nella storia di Alfa Romeo troppo spesso il famoso briciolo di moralità è venuto a mancare. Negli anni nomi più o meno noti hanno condotto “campagne elettorali” sostenendo il loro pieno impegno nella rivalorizzazione del marchio. Nulla di tutto ciò è accaduto. La parabola discendente di cui prima è durata così tanto che la ventata di aria fresca si è vista solo ultimamente con Giulia e Stelvio. Badate bene: parlo di aria fresca non di rivoluzione. Se meccanicamente le due Alfa sono impeccabili, lato marketing sono un completo fallimento. In quel di FCA non sono stati in grado di promuovere a dovere due prodotti unanimamente riconosciuti come i migliori nelle rispettive categorie.

Alfa Romeo

Non di meno FCA ha la colpa di non aver mai proposto al pubblico, infinitamente scettico, una prova concreta del salto di qualità rispetto alle Alfa identificate come semplici Fiat ricarrozzate. In altre occasioni ho detto che era fondamentale avvicinare nuovi clienti proponendo una vettura alla portata di tutti e non berline e suv dai prezzi nettamente più elevati. Non si può mai acquisire nuova clientela spingendola a spendere 40 mila euro per un prodotto senza garanzie. Nessuno ti dà fiducia, e le vendite devi farle con ben altre vetture. Fiat ricarrozzate dunque, e a pagarne le spese negli scorsi anni è stata proprio la Giulietta.

Alfa Romeo

Amata e odiata in egual misura, l’ex fidanzata d’Italia è stata accusata di essere una stretta parente di Delta e Bravo quando in realtà le differenze superavano di gran lunga le similitudini. Dico ex fidanzata d’Italia perché ormai gli italiani si fidanzano all’estero. S’innamorano di tedesche dal dubbio aspetto che a loro dire sono più “fedeli” delle italiane. Si “fidanzano” con auto straniere delle quali non capiscono assolutamente niente, analogamente a quanto fanno molti uomini amando donne sbagliate in tristi soap opera. Ecco quindi che il mio biglietto d’auguri assume un significato ancora una volta diverso. Cara Alfa Romeo, di colpe chi ti ha “gestito” ne ha avute parecchie.

Cara Alfa Romeo eri un cavallo di razza nelle mani di fantini inadeguati, e come tutti i cavalli di razza meritavi attenzioni continue. Attenzioni che nessuno (o quasi) ti ha dato. Hanno preferito “mungerti” come una “mucca da latte” piuttosto che indirizzarti al galoppo verso il successo. Cara Alfa Romeo, eri il biscione più temuto del cesto, ma il tuo incantatore ha puntato sul rettile sbagliato, quello docile, con poco carattere. Nel giorno del tuo compleanno vieni ancora fraintesa. I millennial pensano che l’attuale Alfa Romeo sia tutto ciò che il marchio rappresenta.

Alfa Romeo

Ebbene cari millennial, siete come un carcerato in cella che dalla sua finestrella guarda fuori e pensa che tutto ciò che vede sia il mondo. Schiavi di un sistema che inculca anche agli appassionati moda e non storia, schermini e non meccanica. È vero, i tempi cambiano, e forse per Alfa Romeo come la conoscono i puristi il tempo è passato. Ecco allora che si rende fondamentale una revisione del concetto stesso di Alfa Romeo. Il marchio del Biscione per alcuni anni a suon di qualità, quantità e stravaganza si è distinto. Le concorrenti erano dei pezzi di latta sbiaditi dalla tristezza di chi li aveva progettati.

Cara Alfa Romeo hai saputo innovare, insegnare e lanciare mode prima ancora che i più furbi potessero trarre vantaggio dalle stesse. (Vi avevo parlato qualche tempo dei fari posteriori uniti e la rubrica continuerà al più presto con altre innovazioni tutte Made in Italy). Una buona parte della colpa però è anche nostra. Di chi diffida da sempre del prodotto italiano. Confesso che con la passione non si compra nulla. La qualità, soprattutto quella percepita, al giorno d’oggi è molto più importante. L’apparire sovrasta l’essere, e in una realtà simile non c’è futuro per Alfa. Non voglio ingannare nessuno. Se cercate assemblaggi perfetti, infotainment all’ultimo grido, sedili massaggianti e volanti che sterzano da soli, Alfa Romeo non è il marchio che fa per voi. Siete alla ricerca di sportività, passione e sicurezza? Bene, con Alfa avete fatto centro.

Rarissime sono le Alfa “brutte” da guidare. Non esiste un’Alfa incapace nel chiudere una curva o una traiettoria nel modo più sicuro possibile. Il marchio del biscione è da sempre sinonimo di divertimento e piacere di guida. Mai lo è stato di inutilità per intrattenere gli occupanti. Un’Alfa ti intrattiene con il suo motore, la sua guidabilità, il suo carattere. Tutte peculiarità presenti anche nelle Alfa di oggi seppur in modo ridotto. Non venitemi a dire che una Giulia anche nell’allestimento base sia una brutta auto da guidare o che l’attuale seppur datata Giulietta abbia una tenuta di strada inadeguata.

Cara Alfa Romeo, io provo a difenderti, ma le vendite non ci danno ragione. Ho letto in giro che la colpa è dovuta al fatto che la gente si rende conto di una qualità generale molto molto bassa. Ora, a oggi nessuno mi risulta essere una sorta di X-men capace solo osservando dall’esterno di tirare conclusioni sull’affidabilità di un’ automobile. Inoltre volendo prendere in considerazione tutto ciò che la stampa internazionale dice, mi sembra proprio che queste Alfa Romeo così inaffidabili poi non sono. Quindi le cause di una scarsa commercializzazione sono ricercare altrove, direi con certezza qualche riga più su alla voce “incompetenza FCA”.

Cara Alfa Romeo mi dispiace vederti in ginocchio. Mi addolora ancor di più saper che compi 110 anni a stento, traballando. Mi ferisce la consapevolezza che mi rivolgo a te in modo etereo ma che quel marchio così glorioso è sorretto dalle spalle di migliaia di donne e uomini italiani come te che ora stai leggendo. Italiani costretti alla cassa integrazione da errori che non hanno commesso, e dalla dilagante ignoranza del moderno acquirente che “regala” soldi allo straniero togliendosi il pane dai denti. Cara Alfa Romeo tanti auguri per i tuoi 110 anni, ma sappi che anche questa volta, nessuno ti regalerà niente.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

2 pensieri riguardo “Alfa Romeo in 110 anni nessuno ti ha regalato niente

  • Febbraio 9, 2020 in 7:35 am
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    Concordo in pieno. Sul discorso “puristi” Alfa Romeo avrei molto da dire.
    Ci sono state molte Alfa Romeo, quella degli albori (che partiva da una vetturetta francese), quella dei primi anni 20 e degli anni 30, quella a cavallo della seconda guerra mondiale), quella arrembante degli anni 59 e 60, quindi quella del boom, quella degli anni 70, il canto del cigno della supremazia tecnica. Poi quella degli anni ottanta e le tre diverse ere sotto Fiat e FCA, tutte diverse ma tutte con almeno in parte quello spirito originario che ha sempre contraddistinto il marchio.

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    • Febbraio 9, 2020 in 11:04 am
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      Ciao Lorenzo hai fatto un’analisi perfetta e storicamente impeccabile. Hai ragione quando dici che lo spirito originario seppur in forma ridotta è rimasto. Speriamo con i prossimi modelli di vedere qualcosa di nuovo, di diverso, capace di rilanciare un marchio che ne ha tanto bisogno. Ermanno

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