Volvo ufficializza il limite di velocità a 180 km/h

Se c’è un marchio che poteva anche solo pensare di limitare la velocità delle sue autovetture questo è proprio Volvo. La notizia era nell’aria da mesi, la casa svedese aveva comunicato questa intenzione e stava aspettando il momento giusto per la definitiva ufficialità. Chi sognava una supercar Volvo, magari elettrica e performante, deve dunque ricredersi. È necessariamente una brutta notizia? Non proprio e vi spiegherò il nostro punto di vista. Volvo in passato ha sempre esternato questa sua corsa alla sicurezza intesa come obiettivo primario. Da sempre vicina alle esigenze del consumatore la casa svedese per prima ha regalato al mondo le cinture di sicurezza, e successivamente ha messo a punto numerose migliorie strutturali ed elettroniche.

Chi meglio di Volvo in questo campo?

Non stupisce dunque questa conferma. Le Volvo di oggi e domani non potranno superare i 180 km/h ritenuti dai tecnici svedesi più che sufficienti per ogni utilizzo. Ricordiamo infatti che sono poche al mondo le strade senza limiti, le Autobahn tedesche sono più unica che rare ed ecco allora che Volvo prende definitivamente questa decisione. E lo fa aggiungendo la Care Key, una chiave programmabile che può limitare ulteriormente performance e funzioni della vettura. Con le dovute limitazioni questo congegno potrebbe permettere a molte famiglie di risparmiare sull’acquisto di una seconda/terza automobile.

Volvo

Un neopatentato infatti, leggi e burocrazia permettendo, potrebbe ricevere dal genitore una Care Key impostata entro i parametri limite di utilizzo per chi come lui è alle prime armi. Qualcosa di molto simile è stato fatto anche da Ford, che continua a credere in questa filosofia da qualche anno. Parlando solo da appassionati non vi neghiamo che questa notizia ci rattrista un po. Consapevoli del fatto che Volvo non ha la reputazione di marchio sportivo, accoglievamo con gioia e stupore ogni vettura svedese con l’anima “racing”. Non nascondiamo che saremmo di tutt’altro umore se Volvo avesse rispolverato qualcosa di simile alla mai nata C30 di cui vi parliamo qui.

Volvo

La sicurezza è da sempre al centro della filosofia svedese

Detto questo le intenzioni dei tecnici e dei leader di questo marchio sono chiare. Vogliono mettere in commercio auto sulle quali sarà davvero difficilissimo farsi male o peggio morire. Dagli albori Volvo si impegna in questo ambito e oggi più che mai, dati alla mano, prende coraggiosamente questa decisione. Sono ancora tanti i decessi “ad alte velocità” e Volvo ha una filosofia che basa tutta la sua integrità sulla sicurezza totale. Non esiste al mondo marchio più attento a questa tematica. Non sarà semplice convincerci a guidare/acquistare una vettura “depotenziata”, siamo però convinti che per Volvo sia la strada giusta da percorrere.

Volvo

Una strada che allontanerà in prima battuta tanti clienti storici ma che avvicinerà chi combatte la stessa causa o chi si rassegnerà ai limiti, giustamente, imposti dal codice della strada. Anche i possessori di supercar o auto performanti, se mossi da sani principi, rimangono al di sotto dei limiti per poi sfogare l’enorme cavalleria a disposizione solo in pista o dov’è permesso. Questa soluzione farà però riflettere molti “trasgressori” autostradali che in barba alle limitazioni imposte cercano, e spesso trovano, numerosi escamotage.

giochi di luce

 

Come reagirà il mercato a questa nuova rivoluzione by Volvo?

Detto questo è fondamentale valutare come il mercato automobilistico si interfaccerà a questa scelta di Volvo, e come la stessa Volvo gestirà la questione prestazioni fino a 180 km/h.  Un’auto divertente e performante può esserlo anche senza raggiungere velocità stratosferiche. Un assetto ben fatto toglie molte soddisfazioni anche in strade tortuose dove difficilmente si superano i 100 km/h. Vediamo il futuro cosa ci riserverà, magari ne sapremo di più con la Polestar elettrica di cui abbiamo parlato qui. Personalmente il marchio svedese mi ha sempre incuriosito e stupito. Temo tuttavia che questa nuova “visione” allontani sempre più chi come me, pur non trasgredendo, ha un blocco psicologico verso le limitazioni imposte dalle case madre.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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