Volvo C30 Polestar: la rivoluzione mancata

La Volvo C30 è sempre stata una stravagante hothatch. La sua prima versione aveva delle linee così stravaganti da lasciare perplessi numerosi giornalisti. Personalmente ho sempre trovato la Volvo C30 molto anticonformista. Una vettura che non ha mai cercato di adeguarsi alla concorrenza. Volvo ha infatti avuto il merito di farle esprimere sempre al meglio il suo potenziale. C’è però una versione di Volvo C30 che non abbiamo mai visto. È rimasta una concept nelle mani di chissà quale appassionato o riposta frettolosamente in qualche garage del marchio Svedese.

Volvo C30 Polestar

Ebbene oggi voglio parlarvi della Volvo C30 Polestar, la svedese che avrebbe potuto sconvolgere il mondo delle hothatch per sempre. Correva l’anno 2010, nel mese di Aprile Volvo presenta a Göteborg questa stravagante versione. Da sempre Polestar affiancava Volvo nelle competizioni e ne curava ogni aspetto delle sue auto sportive e da gara. La divisione sportiva aveva avuto carta bianca per creare qualcosa di accattivante e furioso allo stesso tempo.

Volvo C30 Polestar

Così quei mattacchioni della Polestar pensarono fosse interessante mettere le mani sulla Volvo C30 che al momento rappresentava l’entry level della gamma. Le trapiantarono un motore T5 2.500cc sul quale avevano istallato una turbina KKK 26, intercooler maggiorato e altre accortezze. Alla voce potenza la Volvo C30 Polestar poteva contare su ben 405cv e 510nm di coppia che all’epoca erano per vetture di questo tipo una quantità esorbitante. Basti infatti pensare che solo attualmente le hothatch più pepate come Audi RS3 e compagnia bella raggiungono 400cv di potenza.

Volvo C30 Polestar

Tutta la brutalità di questa Volvo C30 veniva scaricata al suolo dalla trazione integrale Haldex e da un doppio differenziale meccanico Quaife. Ciò si traduceva in uno scatto fulmineo di circa 4 secondi e una velocità massima superiore ai 250 km/h. Non si sa però con certezza quanto effettivamente spingesse questo 5 cilindri perché Volvo non ha mai diffuso grandi notizie. Le poche testate giornalistiche alle quali è stata data in prova non erano autorizzate a fare rilevazioni “ufficiali” sulle prestazione, ed ecco allora che il mistero si infittisce.

Volvo C30 Polestar

Ricordo come se fosse ieri di aver visto una puntata di Top Gear in cui Jeremy Clarkson si cimentava in un confronto tra la Volvo C30 Polestar, la Subaru Impreza elaborata da Cosworth e la mitica Ford Focus RS. Manco a dirlo la Volvo di rivelò la più brutale delle 3, ma anche la più affilata. Dotata infatti di assetto regolabile Ohlins e freni Brembo a 6 pistoncini all’anteriore e 4 al posteriore la Volvo era una una vettura da gara con la carrozzeria di una stradale. Bella anche esteticamente perché il blu del quale era vestita sapeva attirare l’attenzione e creava un piacevole contrasto con i cerchi BBS F1 neri da 19 pollici.

Non da meno gli interni. Un bel tripudio di Alcantara che non snaturavano le linee della versione normale ma le enfatizzavano aggiungendo quel tocco racing che mancava. Un pò pacchiana forse. Sembra l’auto europea di Snoop Dog. Anche il cambio è di quelli “giusti“. Un manuale pronto corsa rivisto e rinforzato per questa versione speciale.  La Volvo C30 Polestar è stata e rimane un sogno nel cassetto di molti appassionati. Il marchio svedese non diede seguito a questo folle progetto.

Peccato, perché all’epoca c’era già la fila di acquirenti pronti a staccare un importante assegno. Entusiasmante pensare che oggi avremmo visto a distanza di 10 anni come si sarebbe comportata questa Polestar rivaleggiando con Bmw serie 1, Audi RS3, e compagnia bella. Secondo me avrebbe dato severe anzi severissime lezioni di guida a tutte queste incaute giovincelle che ormai puntano tutto sull’apparire ignorando che per andare davvero veloce, è necessario avere un knowhow lato corse non indifferente.

Volvo C30 Polestar

Con la sua sobrietà la Volvo C30 Polestar avrebbe conquistato anche i detrattori di spoiler evidenti e minigonne da crash test sul marciapiede. Insomma, a distanza di 10 anni non l’abbiamo dimenticata, e penso sia rimasta come incubo nella mente di chi nel 2010 pensava alle hothatch come auto da massimo 250 cv.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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