Car of The Year 2020: difficile crederci

Nel mondo degli appassionati di auto c’è sempre tanta attesa per la nomina della Car Of The Year ovvero l’auto dell’anno. Nel corso del tempo sono state premiate auto più o meno interessanti secondo logiche ben note ma poco comprensibili. Basti pensare alle tante che sono finite nel dimenticatoio nel giro di pochi mesi o che comunque nonostante l’ottima pubblicità di questo prestigioso premio hanno venduto poco o nulla.

Gli esempi si sprecano: lo scorso anno ha vinto la Jaguar i-Pace, l’elettrica invisibile (perché è quasi inesistente sul nostro territorio), nel 2016 ha vinto l’Opel Astra, che personalmente ricordo per essere una delle auto più insignificanti del segmento C. Non voglio dilungarmi ma sappiate che la lista delle pseudo vincitrici include anche Opel Ampera (o Chervrolet Volt), la Nissan Leaf e altre auto a miei occhi inutili o incomprese. Vorrei però parlare dell’edizione 2020, quella in corso, che vedrà tra qualche mese il suo epilogo con una vincitrice.

Le semifinaliste sono: BMW Serie 1, Ford Puma, Porsche Taycan, Peugeot 208, Renault Clio, Tesla Model 3 e Toyota Corolla. Voglio dire qualcosa su ognuna di loro e spiegare, secondo il mio punto di vista come mai si trovano in questa privilegiata “competizione”.

Partiamo dalla bavarese che di BMW ha solo il logo con l’elica. Questa versione abbandona definitivamente la trazione posteriore e i motori 6 cilindri in linea. Si avete letto bene. Nonostante sia priva delle due più grandi caratteristiche del marchio, si chiama ancora BMW. Non sto a contestare quando vada bene o male in questa Serie 1; penso però che si sia guadagnata un posto nel Car Of The Year solo perché rappresenta un cambio totale rispetto alla precedente versione.

Ford Puma, l’americana dal passaporto tedesco che dimostra quanto siano bravi in Ford nel settore marketing ma anche a distruggere i nomi di un passato ben più sportivo; o forse no? Penso al nome Puma e vi viene in mente una coupé che di sportivo ha solo le linee, un progetto condiviso con Opel che non mi ha mai affascinato. L’ho sempre vista come il “vorrei ma non posso” delle auto sportive; una citycar in abito sportivo. E allora ben venga questa Puma crossover sperando che abbia la forza e la personalità di scalzare dalla mente degli appassionati quello strano oggetto degli anni ’90. Lo so, a molti piedi pesanti la Puma “vecchia” piaceva ma io, all’epoca, ammiravo Lancia Delta e la Fiat Coupé, quindi la Puma la boccio a priori, mi dispiace. Crossover dall’aria sportiva, diversa dal solito e carico di personalità. Distante come design sia dalla Fiesta che dalla Ecosport, e questo merita la mia stima perché in un mercato di copia e incolla Ford sta dimostrando di sapersi sempre distinguere. Ottimo lavoro. La Puma per me, merita un posto nel Car Of The Year.

Rimaniamo in Germania con l’auto più apprezzata degli ultimi mesi. La Porsche Taycan. Vado, anche questa volta, controcorrente. La Taycan mi lascia quasi indifferente, la trovo un ibrido tra 911 e Panamera con tocchi di Audi qua e la. Poco male, ai piedi pesanti molte elettriche non piacciono. Qui però mi fanno ridere le denominazioni Turbo che il marketing tedesco ha furbescamente utilizzato. Ciò però riassume lo spirito di questa vettura e di un marchio intero fatto ultimamente più di apparenza che di sostanza. Porsche sta guadagnando una clientela di ricchi appariscenti e poco esigenti sotto certi versi. Clienti ai quali basta aggiungere una scritta Turbo al posteriore di una elettrica per convincerli a sborsare migliaia di euro in nome di non si sa quale causa. Pazienza, è una strategia che nel mondo moderno funziona e dobbiamo rassegnarci. La prima elettrica di Porsche merita un posto nel Car Of The Year (anche se, personalmente, l’avrei lasciata fuori dai giochi).

Peugeot 208. Questa nuova edizione porta in dote un design aggressivo e moderno. Sui giornali piace, dal vivo lascia perplessi. Interni di apparente qualità, molta plastica morbida ma finiture pessime delle portiere che come direbbe Luca, sembrano fatte con le tessere punti del supermercato. Numerosi dettagli lucidi, dentro e fuori. A me non piacciono, sono una finta dimostrazione di qualità quando in realtà rappresentano un componente estremamente economico da produrre. Nessuno avrebbe sentito la sua mancanza in questa classifica, ma guai a fare qualche sgarro ai francesi. Ricordo la vittoria della 3008 qualche anno fa, che vinse anche nei confronti dello Stelvio lasciando annichiliti i presenti. Ecco, qualcosa mi dice che potremmo trovarci face to face ad un déjà vu.

Rimaniamo in Francia con la Renault Clio. Per ciò che dirò vedo già i volti basiti dei lettori. Lo dico subito così non creo suspense. Per me è promossa e merita un posto nel Car Of The Year. Il perché è presto detto. Stilisticamente cambia poco dalla versione precedente pur trattandosi di una vettura nuova. Tutti i cambiamenti però sono dei sostanziali miglioramenti e di questi tempi non è scontato che le cose vadano così. Gli utenti criticavano gli interni della versione precedente? Renault ha creato finalmente un abitacolo premium nei materiali e nelle forme. Una parte della componentistica esterna era giudicata poco appagante alla vista? Renault ha ridisegnato le parti incriminate ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sono però convinto che l’essere troppo simile alla versione precedente possa pregiudicare le vendite. La gente quando si parla di Audi è disposta a pagare un auto nuova per un led colorato al posto di uno bianco, ma trattandosi di Renault, temo che nessuno si accorgerà delle differenze dal modello che le ha lasciato il posto. Peccato. Peccato perché questa Clio è ben fatta e non mi dispiacerebbe vederla sul gradino più alto del podio.

Proseguiamo con la Tesla Model 3. Sono un sostenitore delle Tesla, ma non come pensate voi. Mi spiego. Chi mi conosce sa che sono un grande appassionato di tecnologia, e vedo le auto di Elon Musk alla pari di gadget tecnologici seppur molto costosi. Comprerei volentieri una qualsiasi Tesla, perché la userei così come uso quotidianamente lo smartphone, ma le auto vere sono ben altra cosa e scusate se non la penso come Greta. Detto ciò, la Model 3 è così banale per essere una Tesla che in questa competizione potrebbe dire la sua, ma salvo stravolgimenti non penso possa spuntarla sulle altre. Lo strapotere mediatico di Porsche sarà scalzato dalla Tesla? Ne dubito ma mai dire mai.

Ultima ma non meno importante la Toyota Corolla. Mi piace. Non si vedeva da tempo una vettura “familiare” con tutta questa personalità. Guai a chiamarla Auris perché la qualità c’è tutta e anche la grinta di un nome che ai più “anziani” ricorda quello della nonna tanto gloriosa nei rally (ricordo una sgargiante livrea Castrol) quanto vendutissima in ogni parte del mondo. La gradisco sia nella sua variante station che hatch. Motori interessanti, prestazioni adatte allo scopo e interni piacevoli completano il pacchetto. Potrebbe vincere. Anzi dovrebbe, perché stiamo parlando di una vettura polivalente. La possibilità di averla anche Hybrid è un grosso vantaggio perché viviamo in una realtà che ancora non ci consente il totale passaggio all’elettrico causa infrastrutture fatiscenti e già obsolete. Molti diranno che anche la Peugeot ha una 208 ibrida: avete ragione, ma non è così versatile come la Corolla, quindi non ha lo stesso significato.. 

Conclusioni, ammesso che ce ne sia bisogno. Nella mia personalissima classifica avrei mantenuto alcune delle suddette auto, altre le avrei sostituite. La Toyota Supra meritava sicuramente un posto, meno la Z4 che ha linee che ancora non digerisco e un “carattere” da aperitivo in centro. Un’altra scartata degna di nota è Mazda, nello specifico le versioni con i nuovi e rivoluzionari motori Skyactive X che rappresentano presente e futuro di un mercato incerto sapendo strizzare l’occhio sia al risparmio che alle prestazioni. Pazienza, magari questi marchi, meritevoli, avranno maggior i chance in futuro. È vero, la mia vena polemica viene fuori anche in articoli quasi banali come questo eppure vi assicuro che c’è un lato positivo. Scorrendo tra le pagine elencanti i nomi delle candidate al premio ho scorto il nome di una vettura che mi ha raggelato il sangue. Fortunatamente scartata, la vettura in questione è la Volkswagen T-Cross, ma questo è un altro discorso e sono certo che ne parleremo presto.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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