Jaguar XE 2.0 D 180CV; il gattino travestito da giaguaro.

 

Articolo complicato questo, per me. Nel 1994 mi fu regalato un modellino di una Jaguar E-Type cabrio (anzi convertibile) verde british; fu amore immediato. Per tutta la vita ho considerato, e continuo a farlo, Jaguar un marchio d’eccellenza, un brand nobile e prestigioso che porta con sé una Cultura (volutamente maiuscolo), una storia di passione per l’auto, di sport, di ingegno che gli inglesi hanno in comune con noi italiani.

Jaguar come Alfa Romeo quindi, marchio sportivo e signorile relegato negli anni ad una nicchia di appassionati ed intenditori, soffocato dalla forza del marketing teutonico che invece, in alcuni casi, parla la lingua di chi l’auto la vede principalmente come un biglietto da visita.

La Jaguar XE sulla carta è la perfetta berlina sportiva, l’anti Giulia per antonomasia, differenziandosi dalla BMW Serie 3 proprio per quel suo essere “non per tutti”, non qualcosa da ostentare ma per accompagnare il proprietario divertendolo sulle B-roads o sulla Bayswater Road verso Notting Hill dopo un drink (rigorosamente analcolico) allo Sketch di Conduit St.

Ed invece no. Mi addolora dirlo e non finirò mai di ripeterlo anche nel video.

La XE si rileva inaspettatamente goffa e pesante, uno sterzo davvero non all’altezza non dico di quello inarrivabile della Giulia ma nemmeno dell’ottimo comando di una (BMW) Mini Cooper.

Un avantreno poco incisivo, un retrotreno che, per fortuna, chiude ma non in maniera affilata come le Bavaresi o prevedibile come la “Milanese”. Solamente quando esagerate e state per perdere direzionalità là davanti, in maniera piuttosto violenta la trazione posteriore si fa sentire con il risultato che la berlina di Coventry non vi dà mai quella piacevole confidenza che invece concedono immediatamente le sopracitate BMW ed Alfa.

Ma il lato peggiore della bellissima inglese però è la taratura del cambio. Lo stesso, favoloso, ZF ad 8 rapporti che sulla Giulia ci ha fatto letteralmente godere facendo quasi perdonare l’assenza del manuale (quasi, non glie la perdonerò mai del tutto) qua pare un CVT. Goffo, lento, “slushy” come direbbero i suoi conterranei. La situazione non migliora anche cambiando modalità di guida e pare ne manchi sempre una, quella più sportiva, quella che onori davvero questo fantastico marchio.

La versione in prova è una 2.0 turbodiesel da 180CV e naturalmente le diamo tutte le attenuanti del caso ma non la stiamo paragonando ad una mostruosa 330i o ad una Giulia Veloce 2.0 TB ma alle reali controparti di pari potenza e motorizzazione.

Volendole concedere anche il fatto di essere una berlina più di rappresentanza che di diporto (cosa che però cozza con la sorellona XF) ancora non ci siamo. Gli interni, bellissimi e ricercati, non raggiungono non solo nemmeno lontanamente la qualità della BMW ma neanche quella, ampiamente criticata, della Giulia che nelle versioni più recenti ha fatto notevoli passi avanti.

Voglio credere che gli assemblaggi imprecisi e lacunosi di alcune parti siano dovuti al fatto che l’esemplare da noi provato sia uno di quelli che viene dato in prova e maltrattato da tutti e a farmi ben sperare trovo una seduta impeccabile; ci ho messo esattamente quattro secondi a trovarla e, almeno di quella, me ne sono innamorato.

Jaguar è da sempre cura del dettaglio e la cosa si vede nelle guarnizioni vellutate, l’ampio vano portaoggetti floccato sotto un bracciolo comodo e curato, i loghi con il giaguaro sulle bocchette dell’aria, i cerchi in lega da 18 bellissimi ed un aspetto generalmente molto piacevole.

La jaguar XF in conclusione è bellissima esteticamente, ha un blasone di immenso prestigio che però non riesce ad onorare con la sua guida che definirei pachidermica. Peccato davvero perché gli inglesi in tanti ambiti saranno anche “noiosi” ma sono tra i pochissimi a saper fare auto con un’anima, magari imperfette ma con una benedetta anima. Macchine che con la loro immagine e la loro cultura, comunicano e parlano con il proprietario che, generalmente, le sceglie per passione e non per moda.

Scusaci XE; non finirò mai di chiederti scusa ma non mi sei piaciuta. Speravo tanto tu fossi la vera “antiGiulia” ed invece non posso considerarti una vera antagonista né della Ciociara, né della Bavarese.

Speriamo di poter provare presto altre figlie del giaguaro perché le amiamo troppo e questo “verdetto” personalmente non riuscirò mai a digerirlo; per onestà intellettuale però, ed è il bello di essere piccoli ed indipendenti, questa XE non potevamo proprio elogiarla come ci piace tanto fare.

Luca Santarelli

Sono Luca, Piede Pesante degli anni ’80. Da bambino volevo fare il ferroviere, il guidatore di “Lancia Thema con la sirena” (immagino intendessi l’autista di auto blu, che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sfrecciavano in corsia di sorpasso) o il pilota di F14. Mi piace tutto quello che ha un motore e fa rumore (anche le bici però) tanto che, di usare cose a motore rumorose, alla fine ne ho fatto una professione. Mi piace anche viaggiare e fare le foto, sono qua anche per questo. Non mi piacciono il sottosterzo, gli scarichi finti e soprattutto quando arrivi al Bar per fare colazione e sono finiti i cornetti! Benvenuti su Piedi Pesanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.