Fiat Coupé: il volto incompreso di una GT

 

Voglio iniziare con una delle prime frasi pronunciate nel video:” per me il Fiat Coupé è un’auto che vale poco ma conta molto”. Molti potrebbero fraintendere quindi la spiego perché sono sicuro riassuma al meglio l’essenza del Coupé. Partiamo dal vale poco. Come molte auto degli anni ’90 la Fiat Coupé rientra ancora in quella lista di youngtimer acquistabili per 4 soldi.

Da amante del genere ritengo che sia una vettura incompresa e martoriata sotto numerosi punti di vista. Vale poco dunque, perché con un budget nettamente inferiore ai 7/8 mila euro ci si mette in garage un bel disegno e una meccanica onesta.

Conta molto però, per chi come me gli anni 90 li ha vissuti da bambino, magari proprio a bordo del Coupé. Chi ha letto la mia presentazione nella scheda CHI SIAMO capirà. Non posso e non voglio rimanere indifferente al cospetto del Coupé. Ha il merito di essere stata la mia “prima” auto. Non la prima ad aver guidato.

La prima ad aver amato. È la causa di questa stravagante passione che da troppi anni mi tiene con le orecchie pronte alla prossima accelerazione. La Fiat Coupé è l’auto che mi ha avvicinato a questo mondo fin da bambino e non posso non amarla. Sarà difficile per molti capirlo, ma per me ormai è una di famiglia.

Dopo questa piccola premessa/spiegazione torniamo a lei. Le colline lucane fanno da sfondo a questo emozionate test drive. Dico emozionante perché gioco in casa e Luca potrà finalmente toccare con mano il mix Lampredi-Basilicata. Inizia tutto con la classica chiave che da vita a uno dei modelli più incompresi della storia dell’automobilismo.

L’abitacolo della Coupé in versione Turbo Plus ci accoglie con pelle e l’inconfondibile disegno che sfoggia il fascione centrale in tinta con la carrozzeria recante la tipica firma Pininfarina. Lo sterzo è identico ad altre Fiat, la prima che mi viene in mente è la Barchetta. Fa la sua bella figura e si fa impugnare con grande piacere.

Giro la chiave: un borbottio sommesso ma di carattere mi fa capire di che pasta è fatta questa Coupé. Cambio e frizione necessitano di un certo allenamento. Non dico che siano duri, ma la forza da esercitare è comunque importante soprattutto se la si guida spesso con decisione o se ci si ritrova nel traffico cittadino.

Per fortuna abbiamo sguinzagliato i suoi 192cv su strade di montagna quindi zero traffico ma tanto godimento. Le sospensioni del nostro esemplare erano ormai a fine vita, ma abbiamo comunque notato una certa reattività del posteriore e un inserimento preciso ma di forza nella guida sportiva.

Prima di guidare davvero il Coupé è fondamentale una presa di coscienza.  Bisogna abituarsi ai trasferimenti di carico, al rilascio in curva, al funzionamento del differenziale e all’assenza di sofisticata elettronica. Dopo averlo fatto deve comunque regnare intelligenza e prudenza. Il Coupé sa perdonare ma non mettete mai alla prova la sua bontà. Dopo poche accelerate ci si rende conto che il turbo lag recita la parte del protagonista.

Fino a 2200 giri sembra di guidare un piccolo aspirato privo di carattere, ma oltre quella soglia le cose cambiano. Parecchio. I 192 cavalli e i 290nm di coppia sembrano esplodere all’improvviso con il classico calcio nella schiena che incolla al sedile. La reazione del pilota è quella di continuare a spingere e il Bialbero del Coupé sale aggressivo fino alla zona rossa.

In rilascio dopo una tale accelerazione arriva il secondo calcio, quello nella pancia, che vi fa sobbalzare in avanti tanto è furioso il freno motore. Tutte cose che potrebbero non significare nulla, ma il Coupé lo fa coinvolgendovi così tanto da farvi godere a ogni pressione del pedale destro.

Nelle curve più impegnative vorrei uno sterzo leggermente più sensibile, ma ci mette una pezza il differenziale Viscodrive che chiude bene la traiettoria anche quando si esagera con il gas in uscita. Differenziale che aiuta la sportività italiana anche nello 0-100. Il Coupé sa mettere a terra i cavalli e schizza a 100 km/h in circa 6,7 secondi.

Fiat dichiara circa 230 km/h di velocità massima ma superarli è un gioco da ragazzi perché questo 2.0 16v spinge come un forsennato.

Vorrei aprire una piccola parentesi. Mi permetto di replicare ai dati ufficiali di Fiat solo perché ho avuto modo di toccare con mano, cronometro e GPS le effettive doti del Coupé. Basta inoltre qualche piccola ricerca online o sui giornali dell’epoca per capire che le performance erano leggermente superiori di quanto dichiarato.

Poco male, anzi BENISSIMO. Chi non vorrebbe un’auto più veloce del previsto? Insomma, alla guida appaga. Certo, dimenticatevi la facilità delle auto contemporanee. Qui tutto, o quasi, è nelle vostre mani e nei vostri possenti avambracci, soprattutto in manovra e alle basse velocità. Ma allora perché il Coupé è stato criticato così aspramente?

Come spesso accade agli italiani piace cercare in casa una vittima sacrificale anche quando non sarebbe necessario. Dalla sua però la Fiat aveva la colpa di non essere una Coupé. O meglio, non era una coupé estrema.

Se in rettilineo, ripresa e frenata sapeva tener testa anche alle tedesche più agguerrite, in curva perdeva terreno. E i decimi/secondi crescevano se alla guida il manico non era dei più incisivi. Quindi la Coupé era carente alla voce “dinamicità sportiva”. O meglio, non è una coupé estrema come altre, una su tutte la Honda Integra per intenderci.

Penso tuttavia che la Coupé sia stata anche vittima di marketing e aspettative sbagliate. Se fossimo stati in grado di vederla come Granturismo dall’animo sportivo sicuramente l’avremmo amata di più.

In quanto a comodità il Coupé sa coccolare e macinare chilometri come pochissime auto del suo segmento. Dopo circa 25 anni è ancora ben insonorizzata, comoda e morbida nella lunghe percorrenze. Un applauso ai sedili in pelle. Contenitivi il giusto ma simili in tutto e per tutto ad alcune poltrone top di gamma. Ben fatto. 

Ma c’era dell’altro. L’interno, seppur rifinito bene e con materiali generali di ottima qualità aveva una pecca enorme. La parte centrale della strumentazione (clima, radio e orologio) e la zona che ospita la leva del cambio sono rivestite di una plastica gommosa di dubbio gusto e pessima qualità. Già nei primi anni l’effetto colla sciolta era evidente, e inevitabilmente il passo successivo era sporcarsi mani, pantaloni e Dio solo sa cosa.

Difetto di fabbrica comune ad altre Italiane. Ricordo di aver provato una Ferrari 456 GTM con la stessa plastica sciolta. A onor del vero tutto ciò nel Coupè in prova è stato riparato e l’interno ha una qualità non trascurabile.

Vedere per credere, ma se avete modo sbirciate all’intero di un coupé e verificate di persona quanto sto dicendo. Agli italiani di fine anni 90 non è andata giù neanche la piattaforma utilizzata. La Coupé infatti era basata sulla stessa piattaforma della Fiat Tipo, e in quegli anni la cosa non solo era poco diffusa ma anche malvista.

Rifletto su come cambiano i tempi. Gli stessi italiani che oggi lusingano il gruppo Volkswagen per questa strategia ieri contestavano Fiat per la medesima “innovazione”. Peccato, forse con gli occhi di oggi la Coupé avrebbe raccolto qualche complimento. O forse no, perché in fondo l’Italia rimane ancora la patria delle auto straniere, e a meno che tu non sia nata Lancia Delta, per te c’è poco da fare.

Allora ve lo ricordo sottovoce. La Delta e la Coupé hanno molto in comune. La Coupé non è estrema come la sorellastra, ma il carattere è quello, come d’altronde il 4 cilindri, capace di strapparvi un sorriso in ogni occasione. Forse è questa la ragione per cui auto come la Coupé sono tuttora ricercate all’estero più che in Italia. Fate attenzione, le quotazioni potrebbero salire, e la piccola Fiat potrebbe divenire introvabile proprio come Lancia. Uomo avvisato…

 

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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