Audi A3 2020: la sorella alla moda

Nel panorama delle MQB non poteva di certo mancare la nuova Audi A3. Parto in quarta raccontandovi subito cos’ho pensato vedendola la prima volta. Ho riconosciuto subito in lei il DNA di Ingolstadt ma non quello della Audi A3 bensì quello della piccola A1. Eh già, in questa occasione a presentare il nuovo filone stilistico di Audi è stata proprio la A1, accompagnata da lontano dalle sorelle maggiori come la Q3 che però sanno leggermente differenziarsi.

Audi A3

La nuova Audi A3 comunque ha il compito difficile di distinguersi per classe, tecnologia ed esclusività. In Germania voglio fare di lei la vettura premiumdella MQB series”. Chiaramente ciò non consiste nel far cattiva pubblicità alle sorelle gemelle quanto piuttosto curare con maggiore attenzione degli aspetti “secondari”. Vorrei soffermarmi su questo discorso me ne parleremo in altre circostanze. Della Audi A3 potrei postarvi la scheda tecnica della Golf o della Leon e sarebbe difficile fare un distinguo.

Audi A3

Ma andiamo con calma. Gli esterni riprendono quelli della A1 ingranditi e migliorati per rendere ancor più evidente questa voglia di esclusività e premium che tanto attrae gli acquirenti di questa tipologia di auto. Cattura l’attenzione la griglia esagonale di generose dimensioni, le numerose presa d’aria e i fari a led con un taglio tanto particolare quanto caratteristico per le Audi. Alcuni dettagli con colorazione a contrasto (ovvero grigio satinato) impreziosiscono il tutto senza stravolgere il tipico family feeling.

Lateralmente la A3 fa la voce grossa e sfoggia i muscoli. Ha quasi intenzione di urlare al mondo che in questi mesi si è allenata più delle sue sorelle per sembrare più slanciata e filante di quanto non sia in realtà.  Dietro una gran quantità di dettagli può lasciare perplessi. Muscoli, tecnologia e stravaganza la fanno da padroni. Due prese d’aria provano a donarle un aspetto sportivo ma il tentativo è vanificato dal fascione inferiore un pò nero lucido e un pò cromato che simile i classici raccordi degli scarichi (invisibili).

Audi A3

Molto sporgenti i gruppi ottici, adagiati sotto un “monociglio” che li collega. Questa vista posteriore è forse quella che personalmente mi convince di meno. Si poteva far di più, e le versioni precedenti lo avevano dimostrato. Ritornando velocemente all’anteriore non posso non nominare i piccoli 15 led inseriti nelle fessure delle prese d’aria. Questi cambiano motivo e colore in base alle diverse versioni.

Audi A3

Fumo negli occhi per chi ama queste cose o dettagli geniali? Non sta a me dirlo. Saranno gli acquirenti a giudicare. Di certo sono un soluzione che molti ameranno. Sulla nuova Audi A3 gli interni fanno un netto passo avanti rispetto alle sorelle di vecchia generazione. I tecnici Audi sostengono che ci sia una chiara ispirazione nei confronti del marchio Lamborghini. Ora, non voglio far polemica, non è mia intenzione, ma quel poco che c’è di Lamborghini non ha di certo l’effetto desiderato. Basta guardare la “volgarità” delle bocchette del climatizzatore posizionate intorno al cockpit del guidatore. Saranno anche avvolgenti, particolari, ma le trovo fuori luogo.

Audi A3

Tolgono armonia a un ambiente molto razionale e ben fatto. Il marchio tedesco con l’Audi A3 rinuncia al classico Pad in posizione centrale e ciò regala alla vettura una gran bella omogeneità. Peccato, con queste bocchette è stato vanificato anche questo aspetto. Molte volte contesto le tedesche di estrema razionalità e mancanza di dettagli e carattere, ma forse ai piani alti hanno frainteso. Scherzi a parte, si doveva fare meglio.

Pulitissimo invece il tunnel centrale dove trova alloggiamento il nuovo cambio automatico ridisegnato e in stile VW Golf. Non manca la ricarica wireless e dei comandi a sfioramento per il clima e la radio. Il resto lo fa il grande display centrale del sistema MIB3, touch e completo di ogni informazione e funzione. Anche il guidatore non viene lasciato in disparte. La sua attenzione nelle versioni base viene catturata da uno schermo da 10,3 pollici che diventano ben 12,3 con il Virtual Cockpit completo.

Non spendo tempo nel descrivervi tutte le funzioni, sappiate che tutto il sistema include una E-sim a bordo per la connessione online, CarPlay, Android Auto, e prossimamente anche Alexa di Amazon. Tutto molto molto tecnologico, e quando la tecnologia abbraccia la piattaforma MQB la logica conseguenza si chiama ADAS. Questa Audi A3 non rinuncia ai sistemi più sofisticati di assistenza alla guida, e al pari delle sue sorelle ne fa sfoggio fino a 210 km/h. Apriamo un capitolo a parte per le motorizzazioni. Non manca nulla.

Da subito saranno disponibili la 35 TFSI con un 1.5cc benzina da 150cv, e le 30 e 35 TDI con motori diesel da 116 e 150cv. Prossimamente arriverà un modello entry level (nella motorizzazione ma non di certo nel prezzo) ovvero il 30 TFSI spinto dal 1.0 tre cilindri da 110cv. Audi non dimentica il Mild Hybrid per la 35 TFSI da 150cv con il classico sistema da 48v. Gli amanti del diesel riceveranno nei prossimi mesi anche le 40 TDI con il 2.0 da 190cv disponibile anche con la trazione Quattro. Sono previste anche due versioni green ovvero la 30 Gtron da 131cv a metano e l’ibrida Plug-in spinta dal classico 1.4TFSI capace insieme ai motori elettrici di 204 o 245 cv di potenza.

 

I più esigenti ovvero i Piedi Pesanti “di Germania” potranno presto acquistare la mitica S3 equipaggiata con il solito 2.0 TFSI da 310cv e probabilmente arriverà anche un RS3, ma ci sarà ancora da aspettare. Insomma siamo ai saluti finali. Il passo avanti sul fronte tecnologia è netto, non altrettanto meccanicamente ma c’era da aspettarselo vedendo le sorelle Seat, Skoda e Volkswagen. A chi punta questa Audi A3?

Audi A3

Sicuramente a quella tipologia di pubblico che sente l’esigenza di presentarsi al mondo con una vettura alla moda, tecnologica e appariscente. La classica auto “oggetto” che al bar attira gli sguardi dei vostri amici. Personalmente non mi ha stupito ne incuriosito. Mi aspettavo da Audi questo prodotto ed eccolo a breve nelle concessionarie. È lei la migliore MQB sul mercato? Forse no, ma di certo è quella più alla moda, e a molti basta sapere questo.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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