BMW Serie 2 Gran Coupé: crisi d’identità

Ho come la sensazione che questa BMW Serie 2 Gran Coupé possa deluderci. A metà e fine 2019 erano molte le voci su questo futuro modello del marchio bavarese. Molti ipotizzavano un ritorno al passato rispetto alla sorella Serie 1 ma così non è stato. La BMW Serie 2 Gran Coupé nasce sulla Serie1 quindi inevitabilmente porta con se la trazione anteriore. Ecco, l’ho detto, e mi sono già tolto un peso. Da appassionato di auto ed estimatore del marchio BMW non posso di certo sorridere. L’ho detto in altri articoli e mi concedo una ripetizione: il futuro sta snaturando ogni marchio.

Bmw Serie 2 Gran Coupé

È un’evoluzione all’insegna della monotonia e di scelte aziendali fatte di vendite ma non di tradizione. “Una Coupé dell’elica a trazione anteriore? Che diavoleria è mai questa.” Proprio così avremmo esclamato una decina d’anni fa. Eppure eccoci. Siamo al punto di non ritorno. Ma forse c’è di peggio. Presentata da poco la BMW Serie 2 Gran Coupé rispecchia in buona parte i rendering di qualche mese fa, ma allo stesso tempo ne stravolge alcuni dettagli. Era lecito aspettarsi da BMW una concorrente diretta della Classe A Sedan ma non potevamo immaginare un accento così sfacciatamente orientale.

Bmw Serie 2 Gran Coupé

Facciamo un passo indietro o rischio di essere incomprensibile. Osservando questa BMW Serie 2 Gran Coupé ritrovo un frontale molto simile a quello delle sue sorelle bavaresi. Il classico doppio rene continua la sua crescita e si avvicina “pericolosamente” ai fari dall’inconfondibile firma luminosa. Nella parte inferiore troviamo numerose prese d’aria con appendici forse fin troppo vistose. BMW si giustifica parlando di aerodinamica, che a dire il vero risulta almeno all’apparenza molto curata. L’insieme non è sgradevole ma bisogna farci l’occhio. Personalmente temo che BMW abbia perso bel tempo la cattiveria che contraddistingueva i suoi frontali.

Bmw Serie 2 Gran Coupé
Bmw Serie 6 GT

La Serie 1 coupé del 2010 è stata la prima a stravolgere le cose, ma aveva ancora l’aria di una cattiva ragazza. Da allora, escluse le versioni M più performanti tutto è cambiato. La BMW Serie 2 Gran Coupé ricorda molto da vicino la Serie 5 GT ora Serie 6 GT, che non ha mai convinto ne la critica ne gli appassionati. Proseguendo lateralmente la vettura si dimostra filante e armoniosa. Poche linee di rottura la rendono elegante e qualche nervatura nella parte bassa le conferisce quel tocco di sportività che non guasta mai. Bello il dettaglio del faro che sembra almeno lateralmente voler abbracciare il posteriore, e il baffo dello spoiler che non guasta mai su una coupé tedesca.

Bmw X4

 

La vista posteriore è a mio avviso la meno riuscita. Tanta confusione sembra regnare dalle parti di Monaco e ne sono un esempio i tanti dettagli presi in prestito dalla X4. Può una “coupé” ispirarsi a un suv? Beh non dovrebbe ma a quanto pare è ciò che è successo. I fari sottili vengono messi in ombra dal vistoso “spoiler” che seppur appena accennato è sufficiente per metterli in secondo piano. Un elemento nero lucido fa da raccordo tra i due gruppi ottici posteriori ma il risultato non è dei migliori. Trovo inoltre una mancanza di armonia tra le parti dell’auto. Un posteriore così muscoloso cozza con la sobrietà del laterale a sua volta “intimorito” dal frontale così elaborato.

Hyundai I30 N Fastback

Rimango perplesso e cerco chiarezza osservandola meglio. Più la guardo più penso che in Germania scorra del sangue coreano. Non penso di esser pazzo nel confrontare soprattutto il posteriore con quello della Hyundai i30 Fastback. Non me ne vogliate ma personalmente, foto alla mano continuo a preferire la Hyundai che se non altro ha ben chiaro cosa vuole essere nella vita. Questa BMW si fa chiamare Coupé ma sembra una berlina che da grande vuole fare il suv. Insomma un po di confusione ha fatto brutti scherzi alla BMW Serie 2 Gran Coupé. Spezzo però una lancia a suo favore dicendo che in questo segmento di “strane sedan” regna la confusione e l’imbarazzo.

Bmw Serie 2 Gran Coupé

Niente da dire sugli interni. Classico ma tecnologico il design che continua a piacermi come quello delle BMW più recenti. Apparentemente anche lo sterzo piacevole, di gran lunga più bello rispetto a quello della sorella maggiore Serie 3. A bordo si viaggia in prima classe tra Head up display, cruscotto digitale, assistenza alla guida etc. I più esigenti si rilasseranno con comandi vocali e touchpad per la navigazione nell’interfaccia BMW. Non manca un nuovo sistema di infotainment con schermo centrale da 10,25 pollici dotato di numerosissime funzioni delle quali non siamo soliti parlare su Piedi Pesanti. Veniamo al dunque.

Ho aperto questo articolo parlandovi della tristissima trazione anteriore. Bene per i più esigenti è disponibile anche con l’ormai nota trazione integrale Xdrive. Forse proprio in questa configurazione potrebbe assumere un senso considerando la sua anima da GT all-season. Altra nota dolente è la posizione del motore trasversale e non longitudinale. Ciò ha sicuramente dei vantaggi in termini di spazio a disposizione degli occupanti, ma dinamicamente intristisce vedere una BMW privata del motore longitudinale. Non c’è tempo di asciugare le lacrime perché dobbiamo piangere anche gli iconici motori 6 cilindri in linea, ormai sostituiti dai 4 cilindri di pari potenza. 

Partiamo dalla M235i unica disponibile al momento con trazione Xdrive. Capace di 306cv non dovrebbe, almeno sulla carta, far rimpiangere i due cilindri mancanti. Qualora foste amanti del cambio manuale dovrete farvi andar bene la 218i da “soli” 140cv erogati dal 1.5 tre cilindri. Gli amanti del Diesel potranno godersi i 190 cavalli della 220d, che monta di serie come la M235i lo Steptronic a 8 rapporti. Prezzi? Beh, si parte da 32.900 euro per la 218i manuale e si toccano i 42 mila per una 220 diesel. Gli sportivi dovranno sborsare 53.500 euro per la M235i che manco a dirlo al momento rappresenta il top di gamma.

Cifre alte, come da tradizione BMW ma non così distanti dalle competitor. Inutile dirvi che volendo i numerosi allestimenti e pacchetti a disposizione vi permetteranno una configurazione su misura. Chissà se in futuro arriverà una versione più spinta. Al momento penso sia una delle BMW meno affascinanti e attraenti di sempre. Ma è in buona compagnia purtroppo.  Spesso concludo i miei articoli dicendo che rimango in attesa delle versioni più performanti. Mai come questa volta l’argomento non è di mio interesse.

 

Ho come la sensazione che questa BMW Serie 2 Gran Coupé sia una GT da aperitivo. La classica auto a suo agio in città ma meno tra le curve. Peccato, perché quando penso a BMW sono altre le “creature” che mi vengono in mente. L’influenza orientale penso sia la causa di tutto. BMW in Cina e Giappone è un marchio ancora di grande fascino e prestigio. Guardandola la Serie 2 Gran Coupé mi fa proprio pensare ad alcune auto della cultura orientale. Eh già, delle vecchie versioni è rimasto ben poco, e non azzardatevi a chiamarla Serie 2 Coupé perché la musica è decisamente diversa.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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