Ducati Streetfighter V4S: la divinità della guerra

La giornata che mi vedrà in sella alla Ducati Streetfighter V4S non inizia nel migliore dei modi. Il mio paese lucano è insolitamente avvolto dalla nebbia, e nulla lascerebbe sperare a qualcosa di diverso volgendo lo sguardo alla mia destinazione. Salgo in macchina e dopo aver caricato l’attrezzatura mi dirigo verso Frascineto dove Daniele e Adriano mi stanno aspettando per presentarmi il gioiellino che proveremo oggi. Motormania Lanzillotta fa ormai da qualche anno da sfondo alle mie avventure a due ruote, e ora che ho la possibilità di provare con loro la Ducati Streetfighter V4S non sarà un po di nebbia a fermarmi. Dopo una mezzoretta sono giunto a destinazione. Giusto il tempo di bere un caffè e sono sommerso da moto di tutte le marche e di tutte le tipologie. Ducati, Yamaha, Royal Enfield, Moto Guzzi, Aprilia, naked, enduro, cruiser, carenate e potrei continuare per qualche minuto.

Daniele era stato chiaro: oggi mi tocca la Ducati Streetfighter V4S, ma come avrete sicuramente visto (clicca qui), c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Mi dirigo verso la Streetfighter: sono incuriosito e spaventato allo stesso tempo. Se una dozzina di anni fa qualcuno avesse immaginato tanto progresso e tanta cattiveria probabilmente gli avremmo dato del folle. E infatti è andata proprio così. Quando nel 2009 Ducati ha presentato la sua prima Streetfighter il pubblico era incredulo. Già cattiva come poche, era spinta dal motore 1098 Testastretta Evoluzione, capace di erogare una potenza di circa 155 cv. Era bella, sinuosa, performante, cattiva e pericolosa.

Ducati Streetfighter V4S

La Ducati Streetfighter V4S con questa livrea è stupenda

Tutti termini che in buona parte riproporrei per la Ducati Streetfighter V4S della prova di oggi. Vestita del tipico rosso Ducati, si fregia anche di una livrea particolare che Daniele mi spiega esser denominata Livrea Italia. Una livrea che ricorda il tricolore, tant’è che online è facile trovarla proprio con questa denominazione. Non sono un fan delle livree, e pensavo che su questa Ducati Streetfighter V4S potesse essere un’inutile arricchimento. Niente di più sbagliato. La naked italiana veste benissimo il tricolore, che enfatizza al massimo le sue linee tese e sottolinea l’italianità del prodotto. Non so bene chi abbia avuto l’idea di scegliere questa colorazione e questo accostamento di tonalità, ma a lui/lei sicuramente vanno i miei complimenti.

Ducati Streetfighter V4S

Chiave nel blocchetto, tolgo la “sicura” e sono pronto a dar vita a quella che ho rinominato “la Divinità della guerra”. I suoi cannoni non si fanno attendere, il propulsore, preso in prestito dalla Panigale V4, da voce al silenzio rompendo ogni pensiero che prima occupava la mia testa. Un colpo dritto al cuore, un latrato interrotto solo dalla riflessione che forse, sono al cospetto del motore 4 cilindri più riuscito di sempre. Lo so, è un’affermazione forte, eppure non saprei cos’altro potrebbe scalfire la cattiveria che già al minimo esprime. Un V4 che suona e si comporta come un V2 ma con i pregi di un classico 4 cilindri. Stupendo. Salgo in sella.

Ducati Streetfighter V4S

Posizione così comoda da lasciare perplessi, sella ben profilata e manubrio all’altezza giusta. Sulla carta leggo che siamo difronte a circa 200kg, concretamente ho la sensazione che siano molti meno, e ciò è merito dei tecnici Ducati che hanno saputo distribuire il peso in modo magistrale. Mi sento un tutt’uno con la moto fin dai primi metri: so che devo rispettarla, eppure questa Ducati Streetfighter V4S mi infonde confidenza e mi invoglia a spingere di più. Male. Non voglio darmi delle arie, eppure ho quel timore e quel rispetto che pochi hanno quando le cose sembrano mettersi così bene. Qualche anno fa avrei ruotato il polso con la stessa determinazione che ti trasforma in un mucchietto di polvere sull’asfalto. Oggi non è così, eppure ho la sensazione che questa Ducati Streetfighter V4S mi calzi a pennello.

Ducati Streetfighter V4S

Non oso immaginare cosa sia in grado di esprimere in mani più esperte. Provo qualche allungo, tento qualche piega e comprendo subito che, elettronica a parte, il telaio front frame ha tanto da dare e da esprimere. Si interfaccia bene con il resto della ciclistica, e lavora in sinergia con le sospensioni firmate Ohlins. Ma la potenza è tanta, e a poco servirebbe un telaio così buono se non ci fosse il fondamentale ma silenzioso intervento dei tanti sistemi elettronici presenti. Non sto qui a nominarveli tutti, vi allegherò in queste righe la foto e i link ufficiali Ducati: se mi soffermassi sull’elettronica potrei non finire più.

Ducati Streetfighter V4S

Tanta elettronica che però fa davvero la differenza

Piccola considerazione da polemico cronico: ho sempre pensato che le automobili destinate ai più smaliziati, quelle davvero sportive e corsaiole, potessero far a meno dei numerosissimi controlli che imbrigliano le loro proibitive potenze. In parte la penso ancora così, ma per le moto è diverso, e non smetterò mai di sottolinearlo. Ritrovarsi al cospetto di una Ducati Streetfighter V4S senza elettronica e pensare di poterla domare sfruttandola a pieno ha un solo inevitabile risultato: la vostra estinzione.

Ducati Streetfighter V4S

Ora penserete quindi che i controlli elettronici prevengano l’estinzione della vostra razza se e solo se pensate di dare troppo gas: sbagliato. Il vero miracolo avviene con l’ABS che vi permette di frenare evitando un ostacolo o il classico automobilista al telefono. Tutto ciò per dire che ben vengano tutti questi sistemi di assistenza, soprattutto quando fanno la differenza tra la vita e la morte.

Ducati Streetfighter V4S

Con questo non voglio dire che la Ducati Streetfighter V4S sia un moto pericolosa. Anzi, tutt’altro, perché questa massiccia dose di elettronica tiene sempre a bada i suoi 208 cavalli. Già, avete letto bene: una cavalleria impressionate che quando esprime al meglio il suo potenziale, sembra quasi volervi strappare di forza entrambe le braccia. In marcia il peso quasi non si sente e la Ducati Streetfighter V4S danza da una curva all’altra con una leggiadria e una classe sconosciuta a molte supersportive più blasonate.

Ducati Streetfighter V4S

La Ducati Streetfighter V4S è agile e cattiva come poche

È impressionante il mix di agilità e sicurezza che sa trasmettere già dopo pochi chilometri. Non voglio tediarvi oltre. Riassumendo vi consiglio di vedere il video, e subito dopo di fare una telefonata a Daniele o ad Adriano per un test drive qualora foste in zona Cosenza. Ma se avete le idee chiare nessun problema, saranno loro a portare da voi questa o un’altra stupenda Ducati Streetfighter V4.

Ducati Streetfighter V4S

In cuor mio mi sento di consigliarla. Probabilmente non è la moto più adatta a un neofita, ne tantomeno una moto disposta ad accogliere con praticità e comodità la vostra zavorrina, tuttavia sappiate che non ci sarà un solo chilometro in cui vi annoierete. Le sinfonie emesse dai poderosi scarichi vi terranno compagnia e vi riscalderanno nelle giornate più buie, la sua impressionante potenza vi proietterà da una meta all’altra manco foste a bordo del Millenium Falcon.

Ducati Streetfighter V4S

Insomma, se siete in cerca di emozioni, la Ducati Streetfighter V4S è la moto perfetta per voi. Sa affascinare, coccolare, correre e sbraitare come poche, e questo suo “caratterino” vi farà credere metro dopo metro di aver a che fare con qualcosa di vivo, di aver a che fare con una tenace compagna di viaggio pronta a strapparvi braccia e sorrisi come nessun’altra sa fare. Signori e signore ecco a voi la Ducati Streetfighter V4S.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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