Superleggera V4: l’arma pesante di Ducati

Vi avevo parlato qualche tempo fa delle sorelle della Ducati Superleggera V4. Vi avevo accennato quanto fossero furiose, piacevoli ed efficaci in ogni situazione. Bene, non smentisco quanto detto, ma il trono adesso ha una nuova regina ed è proprio la Ducati Superleggera V4. Basta guardarla anche distrattamente per capire che non è una Panigale come tutte le altre. Ha una fisicità tutta sua e muscoli accentuati dal curatissimo lavoro fatto sull’aerodinamica.

Superleggera V4

Sulla Superleggera V4 il pacchetto aerodinamico infatti raggiunge la sua massima espressione. È così spinto che se la moto corresse in Moto Gp sarebbe squalificata. La configurazione dei profili delle alette biplano è completamente aperta e ciò consente alla Superleggera V4 di produrre un carico verticale di ben 50 kg a 270 km/h. Non vorrei scendere troppo nei tecnicismi ma sappiate i tecnici di Borgo Panigale hanno lavorato sodo per raggiungere questi risultati.

Superleggera V4

Sono infatti presenti delle soluzioni particolarissime che unite a quanto detto prima garantiscono questo iconico carico verticale. A quanto pare l’aerodinamica della Superleggera V4 nasce inizialmente con simulazioni al computer, ma prosegue nella galleria del vento dove la “rossa” si è dimostrata una lama tra i flussi d’aria. Più deportanza significa più stabilità all’anteriore, maggiore sicurezza e prestazioni fuori dal comune. Molti potrebbero obiettare dicendo che un tale carico a 270 km/h è praticamente inutilizzabile.

Superleggera V4

Niente di più sbagliato perché la Superleggera V4 si dimostra stabilissima anche a velocità più “umane”. Inutile dirvi che il nome Superleggera V4 non è casuale. Ducati ha messo a dieta la sua Panigale con una cura a base di composito, fibra di carbonio ed ergal. Telaio, forcellone, reggisella, cerchi, carene hanno perso kg sulla bilancia, ma ne hanno guadagnato in qualità. È un tripudio di fibra di carbonio. Posizionata un pò ovunque in modo molto sapiente.

Superleggera V4

Scioccante il dato sui cerchi, che adottando un monodado in titanio permettono da soli un risparmio di peso quantificabile in circa 3,5 kg. Si uniscono alla cura dimagrante anche il serbatoio, alcune paratie, i parafanghi, il copri motore. Insomma, vi svelo il peso. Poco meno di 160 kg, un dato che fa riflettere molto perché limare peso su una moto non è mai cosa facile. Basti pensare che un Ducati Monster, moto apprezzatissima dagli appassionati, pesa all’incirca 180 kg.

Superleggera V4

Leggera dunque, ma con in dote un cuore che fa di lei un’arma pesante. Nascosto ma non troppo tra le carene troviamo il 998cc a 90° già noto in Ducati ma affinato e alleggerito per la Superleggera V4. Qui c’è da fare un piccolo ma fondamentale distinguo. La Superleggera V4 in configurazione stradale adotta un impianto di scarico Akrapovic che fa salire la potenza a 224cv aggiungendone 3 alla configurazione della V4R. Se invece si sceglie il mostro per l’uso pistaiolo fa capolino uno scarico Akrapovic in titanio non omologato che porta la potenza massima a 234cv e fa scendere il peso di qualche altro kg.

Superleggera V4

Inutile dirvi che questa versione di Superleggera V4 non omologata per la strada include numerose componenti racing che ne migliorano l’uso agonistico e ne limano il peso. Ma si sa, oggi non c’è prestazione senza una raffinata elettronica, e Ducati anche in questo campo è maestra. La Superleggera V4 non vuole sfigurare e sfoggia una tecnologia degna di una navicella spaziale. Oltre ai classici sistemi di cui sono dotate anche le sue sorelle minori, la Superleggera V4 include il Ducati Data Analyzer con funzione GPS specifica. Questo sistema permette in automatico alla Superleggera V4 di riconoscere alcuni circuiti internazionali e calcolare con estrema precisione telemetria e parametri generali della moto.

Superleggera V4

Inoltre la versione pistola dotata di scarico Akrapovic specifico mostra sul display la visualizzazione aggiuntiva RaceGP strettamente derivata dalla Desmo di Dovizioso. Interessante anche la nuova gestione dei Riding Mode. Troviamo infatti le modalità Race A, Race B e Sport. La prima da libero sfogo a tutta la potenza della Superleggera V4 senza che la raffinata elettronica vada a depotenziare le prime 3 marce come avviene con la modalità Race B. È però cosa nota che l’elettronica per quanto precisa da sola non può nulla se non è aiutata da una ciclistica altrettanto puntuale.

Superleggera V4

Ecco allora che sulla Superleggera V4 troviamo i nuovi Brembo Stylema R con dischi anteriori da 330mm azionati dalla pompa radiale Brembo MCS 19.21. Non manca il foro di scarico per ridurre la resistenza all’aria e un generoso disco da 245mm al posteriore. La Superleggera V4 non si fa mancare nulla neanche lato sospensioni. All’anteriore troviamo una forcella pressurizzata Ohlins a steli rovesciati e al posteriore un ammortizzatore TTX36 con valvole idraulico e molla in titanio. Sia all’anteriore che al posteriore dunque raffinate soluzioni derivate dalla Moto GP che consentono alla Superleggera V4 una precisione di guida sconosciuta a moto “commerciali”.

E proprio di mercato vorrei parlarvi. Dei 500 esemplari presenti 300 sono già stati prenotati, e non è da escludere che nelle prossime ore anche le altre troveranno compratori. Certo, sia chiaro che la Superleggera V4 non è una moto alla portata di tutti. Anzi. Con i suoi 100 mila euro (avete letto bene) è riservata non solo ad appassionati ma anche a chi ha il portafogli decisamente gonfio. È però cosa nota che l’esclusività costa.

Questa Ducati è davvero un prodotto unico che farà la felicità di quei fortunatissimi 500 che a mio avviso la useranno davvero poco considerando la sua particolarità. Anche questa volta la casa di Borgo Panigale non ha deluso. Spesso scrivo di Ducati su Piedi Pesanti (Scrambler e V4s) , e lo faccio sempre in modo positivo perché è davvero difficile che sfornino qualche prodotto sottotono. Sperando quanto prima di mettere le mani anche su una “semplice” V4 vi invito a dirci la vostra commentando. È davvero questa la Ducati definitiva?

 

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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