I Falchi del Pollino e la loro passione a 4 ruote motrici

È domenica 17 Ottobre e oggi vanno in scena i Falchi del Pollino. Ci troviamo a Rotonda, in piazza Vittorio Emanuele e sono le 8:30. In realtà i ragazzi stanno lavorando già da qualche ora, ma per me che ho fatto le ore piccole la sera prima la giornata inizia così. Inizia con musica ad alto volume e cavalli che si sfogano nel trovare parcheggio nel centro del mio paese.

I Falchi del Pollino dominano la piazza con le loro auto e con uno stand che accoglie gli ultimi iscritti. È qui che non può mancare il nostro cartellone, e devo ringraziare i Falchi del Pollino e il loro presidente Danilo Tedesco per questa visibilità. Mi muovo a fatica tra ruote tassellate, sospensioni rialzate e rinforzi vari. Sapevo che sarebbe stato un evento importante ma non mi sarei mai aspettato tutta questa affluenza.

Falchi del Pollino

Mi spiegano che il numero dei partecipanti è superiore alle 200 auto e che mancano all’appello un paio di club importanti che purtroppo hanno avuto qualche contrattempo organizzativo. Proseguo la mia passeggiata e mi rendo conto che c’è un modello assai diffuso e apprezzato. È il Nissan Patrol. Potrei dedicare un’intera puntata a questo modello perché qui è presente in ogni versione e anche in insolite vesti da pickup/coupè prototipo.

Toyota Lauria

L’immenso parco auto dei Falchi del Pollino

Non mancano poi Toyota Land Cruiser, qualche Defender, una ventina di Suzuki e chi più ne ha più ne metta. Passano così circa 2 ore. Catturano la mia attenzione un paio di Jeep Wrangler nuove di pacca e una Mercedes ML nell’insolita veste apocalittica. Non manca un bellissimo esemplare di Mercedes Classe G opportunamente modificato e un prototipo di Defender che ormai di originale ha ben poco.

Falchi del Pollino

È però arrivato il momento di partire con i Falchi del Pollino. L’avventura vera e propria sta per cominciare e devo trovare il fuoristrada dei miei accompagnatori. Danilo mi indirizza verso Marco, un ragazzo del mio paese che sfoggia con timido orgoglio il suo bellissimo 4×4. È un Toyota Land Cruiser del 1986, colore nero, con qualche ammaccatura qua e la che sa tanto di vissuto. Marco mi spiega che al momento le modifiche effettuate sono poche: ruote tassellate, sospensioni ad hoc e turbina maggiorata. E quest’ultimo componente che mi lascia a bocca aperta.

Falchi del Pollino

E’ per casualità o forse perché Marco conosce il nostro amore per le italiane che si lascia scappare un piccolo dettaglio. “Questa turbina è una Garrett solitamente montata sui JTD delle Alfa Romeo”. “Cosa??” Già avete capito bene. Sul suo Land Cruiser uno dei componenti principali aveva in precedenza vissuto proprio su un’Alfa Romeo. Marco mi spiega che questa è una soluzione assai comune. Le turbine Garrett montate sulle Alfa sono molto diffuse e affidabili, ragion per cui molti Falchi del Pollino hanno deciso di “adottarle”.

Falchi del Pollino

Uno scenario suggestivo per manovre elettrizzanti

Nel verde del Parco Nazionale del Pollino ci spostiamo tra le diverse postazioni. Ammiriamo manovre di esperti piloti a bordo dei loro bolidi inarrestabili ma assistiamo anche a qualche difficoltà tipica di chi è alle prime armi. Niente paura. Ogni postazione è sorvegliata dai Falchi del Pollino che sapientemente suggeriscono al driver la traiettoria ideale o la manovra giusta per togliersi dal fango. Ottimo.

Land cruiser bianco

Il senso di sicurezza e organizzazione mi lascia sbalordito. Ho sempre pensato che affrontare percorsi così tortuosi fosse scoraggiante ma in questo clima di amicizia e disponibilità anche i tratti più impervi possono essere gestiti nel modo giusto. La giornata prosegue nel migliore dei modi. Per spostarci da una postazione all’altra utilizziamo il Land Cruiser di Marco al qualche non vi nego essermi un po affezionato. I Falchi del Pollino hanno pensato questo evento come una vera e propria avventura.

Falchi del Pollino

Si affrontano ostacoli di ogni genere sempre immersi nel verde del Parco. I motori di questi possenti 4×4 riecheggiano nei boschi lucani e non di rado si vede riaffiorare qualche muso tra la vegetazione. I passaggi sono tutt’altro che semplici, ma le abilità dei partecipanti sono evidenti, tutto a beneficio della sicurezza e dello spettacolo. Devo davvero complimentarmi con Danilo e con i Falchi del Pollino per aver gestito così bene il tutto. L’educazione di molti partecipanti è fondamentale per tenere i boschi puliti ed è rassicurante notare un elevato grado di pulizia e attenzione anche nelle aree ristoro.

Lepera team

La pista mette a dura prova auto e driver

A pomeriggio inoltrato decidiamo di spostarci verso la pista, dove i Falchi del Pollino hanno messo in piedi qualcosa di più unico che raro. Senza cemento, senza edilizia pesante e poco green hanno creato un percorso ricco di ostacoli e colpi di scena. Saliscendi mozzafiato, guadi, twist, un bilico, e diversi “biomi” fanno da cornice alle evoluzioni dei driver. Questo senso di rispetto verso la natura e questa passione così forte sono un motore infaticabile che da spettacolo ai tanti presenti curiosi accorsi per l’occasione.

Falchi del Pollino

Commovente l’omaggio ai Falchi del Pollino che non ci sono più

Non mancano momenti toccanti e di ricordo a compagni che hanno preso il volo troppo presto. Un minuto di silenzio rende omaggio al fondatore del Club I Falchi del Pollino, Omero Bravi, che ha lasciato ai suoi amici una passione che custodiscono gelosamente. E oggi tra tanti marchi e tante filosofie di pensiero diverse sull’offroad a vincere è proprio la passione. La passione per questo strano e bizzarro Motorsport che passa quasi in secondo piano quando birra e panino alla mano si parla del più e del meno nel verde di uno scenario dominante.

Falchi del Pollino

La passione di chi si mette in gioco tralasciando le paure tipiche del caso e di chi vive il fine settimana come un’avventura continua. Oggi ho fatto anch’io parte di questo mondo. Ho beneficiato anch’io del verde incontaminato e remoto che mai e poi mai avrei pensato di raggiungere su 4 ruote. Ho vissuto un’esperienza unica e diversa. Un legame profondo con il proprio veicolo ma anche con la natura che regala ostacoli sempre nuovi. Ho imparato tanto di un mondo a me lontano e sconosciuto.

Falchi del Pollino

Ora potrei concludere dicendovi che vorrei mettere subito mano al portafogli per personalizzare un vecchio fuoristrada, ma sarebbe scontato. Posso però dirvi con un pizzico di ironia che vedo ancora una volta i suv inutili. I Falchi del Pollino sono off-road, avventura, amicizia e unione. Sono una realtà stimolante ed eccitante anche per chi non ha mai avuto interesse per il mondo delle 4 ruote motrici. Se il prezzo da pagare è sporcarsi un po’ di fango, spero presto di poter nuovamente salire a bordo di uno di questi inarrestabili 4×4.

Toyota nel fango

Un ringraziamento speciale va a Marco Laino, il nostro mitico fotografo di oggi, al giovanissimo seppur esperto Marco De Rose, ai suoi compagni d’avventura Mario e Aldo, ai ragazzi delle postazioni che ci hanno offerto cibo e bibite in abbondanza. Grazie a Danilo, fulcro di questa splendida realtà che nonostante la sua tenera età lavora duramente per rendere tutto ciò possibile. Cari Falchi del Pollino, vi auguro di volare in alto raggiungendo mete sempre più remote e suggestive.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

Un pensiero su “I Falchi del Pollino e la loro passione a 4 ruote motrici

  • Novembre 3, 2021 in 2:48 pm
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    Ottima descrizione caro Ermanno 💪😉siamo contenti di averti offerto tutte queste emozioni 😉

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