Maserati Giove. Il concept che dovrebbe essere al MIMO

Dopo che nei bar immaginari di un mondo in pausa di riflessione, tra appassionati di motori si è parlato a lungo della Citroën AMI, un altro piccolo quadriciclo a trazione elettrica sta facendo discutere sugli schermi dei nostri smartphone. Si chiama Mole Urbana, è quadriciclo elettrico disegnato da Umberto Palermo e sarà presentato al MIMO domani (nel giorno in cui scrivo questo articolo).

Geniale ed essenziale, in linea a quanto si aspetta il fruitore di mobilità della prossima generazione, ha un fronte ed un retro perfettamente identici e sfrutta la libertà progettuale data dalla piattaforma elettrica massimizzando lo spazio a disposizione per i trasportati. 

A noi, che oltre ad i V8 americani e le raffinate geometrie telaistiche europee, piacciono molto le cose coraggiose, la cosa fa pensare immediatamente ad un concept, sempre italiano e disegnato dall’amico Ing. Mauro Conte, che portammo in passato su queste pagine. Quale occasione più ghiotta per parlarvene in maniera approfondita? Un concept che usciva dall’Università di Modena precursore degli stilemi visti sui quadricicli leggeri sopra citati. Nella sua tesi di laurea, Mauro proponeva una ricerca stilistica in chiave luxury, andando a creare una city car a guida autonoma lunga come una Panda ma con il passo e gli spazi interni di un’Ammiraglia.

La Maserati Giove, così si chiama il concept, lo abbiamo subito ritenuto interessante perché rappresenta la fusione tra l’idea tradizionale dell’auto di alta gamma e quella’idea di mobilità “di prossimità” del futuro che mira ad abbattere le emissioni con la trazione elettrica (o comunque delocalizzare l’inquinamento), ridurre il rischio di incidentalità con la guida autonoma ed occupare la minor superficie di suolo pubblico possibile.

L’assenza degli ingombri della meccanica “termica”, permettono di costruire virtualmente ciò che si vuole sulla piattaforma formata da batterie, motori e ruote (detta skateboard). Per il momento i costruttori si mantengono su sbalzi e proporzioni simili all’auto termica anche su vetture native elettriche per non spiazzare gli automobilisti con linee troppo di rottura. È però presumibile pensare che gradualmente certe forme, almeno nei veicoli “utilitari” (citycar, taxi, furgoni, minibus) cederanno il passo a volumi completamente ripensati.

La Giove nasce così, eliminando gli sbalzi anteriore e posteriore, ottenendo in 3 metri e 85 (a cavallo tra la media del segmento A ed il segmento B) un passo di 3 metri e 10, come un’ammiraglia di segmento E.

Giove punta ad essere il top non solo nello spazio, nei volumi, nel lusso e nel comfort, ma anche nella sicurezza. I volumi di deformazione sono ampi e soprattutto rispetto ad un’auto tradizionale c’è margine di deformazione sia avanti sia dietro (nelle auto tradizionali il posteriore è rigidissimo per tutelare il serbatoio), il che tutela anche dal colpo di frusta per un tamponamento posteriore.

Proprio in occasione del MIMO che rappresenta per tutti noi appassionati e comunicatori automotive una sorta di rinascita dei saloni e del mondo dei motori, ci siamo sentiti con l’Ingegner Conte che ci ha raccontato il suo progetto meglio di come avremmo potuto fare noi.

Caro Mauro, Perché la scelta di marchiarla Maserati?

Non è stata una mia scelta ma una richiesta, probabilmente per omaggiare un’azienda storicamente partner dell’UniMORE nonché appartenente al passato professionale dei correlatori. In realtà il design è completamente focalizzato sull’architettura della vettura, determinato sostanzialmente dalla presenza di una porta circolare rotante. Ha quindi un’estetica tutta sua ma ipotizzare un brand è stato necessario anche per definire lo stile a tutto tondo. Poter realizzare un progetto dedicato al Tridente è stato un onore e privilegio, ma se avessi potuto scegliere molto probabilmente l’avrei presentata come Lancia sebbene non sia il più grande esperto ed appassionato del marchio, ma ha pur sempre fatto parte della mia infanzia (dopo una 33, la prima auto di cui ho memoria, i miei comprarono una Dedra) e vederla ridotta ad oggi in coma con soltanto una Ypsilon di 10 anni fa incute un mix di rabbia e tristezza lancinante. Lancia è uno dei marchi più gloriosi al mondo famoso per la capacità d’innovarsi, merita molte attenzioni forse più di quante riservate ad Alfa che sotto Imparato sono sicuro darà i suoi frutti. 

Ti va di dirci perché si chiama Giove?

Il concetto di vettura, quello di “navetta cittadina con porta rotante” che meglio snoccioleremo più avanti, è un’idea del correlatore designer Ferrari risalente al 2011 che ha voluto chiamare BIGA 3000, ossia “la biga del terzo millennio”. Attribuendo un brand non solo bisogna rivedere lo stile ma anche il nome stesso, quindi come mi è stata data carta bianca sulla carrozzeria così è stato anche per il nome. Giove è il dio supremo romano, banalizzando l’analogo italico di Zeus quindi richiama sia i fulmini, l’elettricità, che Roma la mia città natale, anche se sono cresciuto di fatto a Cosenza. Inoltre Giove è il pianeta più grande del sistema solare quindi ben si presta ad un veicolo che ha l’ambizione di essere di slancio il più grande, come spazio interno, nel sistema delle city-car. Con la presentazione di Nettuno, poi, non pensai più ad altro.

Andrebbe a posizionarsi come quadriciclo o come automobile?

Automobile.

Abbiamo capito che vediamo quasi allo stesso modo l’auto elettrica. Trazione ottimale per le auto utilitarie, lo spostarsi in città e poter sfruttare la libertà progettuale data dallo skateboard elettrico e l’assenza di meccanica tradizionale. L’hai preso alla lettera ed hai fatto una piccola vettura (grande se abbiamo capito bene poco più di una 500) con uno spazio interno da ammiraglia.

L’idea di Ferrari era appunto un’idea, un concetto, quando si è trattato di iniziare a progettarla prendendo in considerazione ergonomia, scelta del manichino e della sua statura, dimensioni etc. ci siamo resi conto che piuttosto che puntare sulla compattezza assoluta come magari fanno auto come Citroen AMI o la più attuale Mole Urbana, era più interessante massimizzare il rapporto volume interno / volume esterno. Del resto, l’auto è dedicata ad un marchio di lusso, e quale lusso più grande dello spazio in città? Oggi, se vogliamo un’auto spaziosa dobbiamo considerare modelli di dimensioni notevoli specie per il nostro mercato interno, questa era l’occasione per creare qualcosa di compatto ma che appunto non faccia rimpiangere lo spazio di una grossa berlina, in grado di offrire grazie alla guida autonoma un salotto mobile dove poter interagire guardandosi negli occhi. E’ uscito fuori un oggetto lungo 3,853m con un passo di 2,726m (che consente l’installazione di un pacco batterie da 50kWh garanzia di un’autonomia da riferimento) quindi si, poco più lunga di una 500 ma altrettanto più corta di un’utilitaria come l’attuale Polo. Dimensioni maggiori di una city-car ma non così tanto da sconfinare nel territorio delle utilitarie, ed un abitacolo in grado di ospitare in tutto comfort 4 adulti del 100° percentile tedesco, alti dunque 2,01m, proprio i manichini che vedete nei rendering, con ampi volumi di deformazione in caso malaugurato d’incidente. 

C’è anche altro? Perché la scelta dell’elettrico?

Non abbiamo considerato l’elettrico per ragioni ambientaliste ma come una tecnologia propulsiva in grado di poter farci disegnare un’auto impossibile da immaginare col motore termico, al contrario di come viene intesa oggi dai costruttori che “si limitano” (non è una critica, bisogna comunque proporre oggetti che il pubblico possa accettare) a rendere a zero emissioni veicoli pensati per avere un motore termico e tutta la meccanica conseguente. Disegnare quindi un’auto capace di portare ai massimi livelli il volume interno a scapito di quello esterno, grazie non solo alle caratteristiche del powertrain elettrico ma a precise scelte ergonomiche (seduta molto alta e quindi più verticale, a pari comfort di una più bassa) e di interfaccia uomo-macchina, ossia l’eliminazione di volante e pedali in favore di un sistema di controllo mediante joystick (soluzione già brevettata da ZF e Faurecia). Il risultato è un veicolo per muoversi da A a B molto affine alle autovetture elettriche dei primissimi anni del XX secolo, dei carri senza cavalli, piuttosto che un’auto per come la intendiamo oggi. Effettivamente, con quella (per forza di cose) enorme porta circolare che determina la sagoma generale, piuttosto che la MC20 ricorda la carrozza di Cenerentola, ma è l’effetto ricercato. Anche lo stile, sebbene riprende elementi di stile/design delle moderne Maserati come la griglia esagonale e nella zona inferiore una restrizione della sezione frontale ispirata alla Birdcage 75th, in realtà attinge a piene mani dall’eleganza austera delle auto di lusso anni ’20-’30, una su tutte la Rolls Royce Phantom Round Door del 1925, proprio per sottolineare in una maniera anticomformista che l’auto elettrica fa parte del passato dell’automobilismo tanto quanto quella a scoppio.

La portiera che si apre in questo modo è una scelta particolare. Che vantaggi presenta?

Molto banalmente, non c’è bisogno di spazio attorno alla macchina per aprire la porta, una risorsa non poi così scontata nei parcheggi. Dalla rotazione relativa di vetro e porta si crea un’area di accesso semicircolare senza occupare spazio fuori o dentro la macchina: oltre alla praticità c’è anche un “effetto wow” che non è un aspetto da sottovalutare parlando di auto premium/lusso che fanno del loro fascino anche cose fine a se stesse. Ma è sopratutto una scelta pratica, in realtà nei decenni si è sempre cercato di “eliminare” le porte facendo in modo che questi elementi della carrozzeria non possano occupare ulteriore spazio. Un tema già trattato in precedenti progetti di ricerca sempre in UniMORE ma anche da altri progettisti, vedi ad esempio le porte a scomparsa della BMW Z1 oppure del prototipo di Lincoln Mark VIII del 1993 (visto che abbiamo un debole per il Made in USA) con una sofisticata porta traslante a scomparsa ideata dalla Joalto Design Inc. C’è però un altro vantaggio, conseguenza del primo: se non c’è bisogno di spazio per aprire la porta, allora possiamo prenderci più spazio dentro! Grazie anche all’adozione di specchietti retrovisori digitali, che ricadono all’interno della sagoma, la larghezza totale di 1,93m sta comunque a cavallo fra il segmento A e B che rispettivamente, a specchietti aperti, hanno larghezze medie di circa 1,90m e 1,97m. Quindi questa porta è utile anche alla massimizzazione del volume dell’abitacolo che risulta molto più largo di quello delle utilitarie anche se la larghezza complessiva non è superiore alla media del segmento B. Ci sono però svantaggi che penalizzano sostanzialmente lo stile, a patto che realizzandola per davvero non se ne scoprano altri più importanti. Per come viene creata l’area di accesso, è necessaria una superficie vetrata circa uguale a quella di lamiera che già di suo è una caratteristica antiestetica per gli attuali standard, e siccome non parliamo di una porta piccola (ha un diametro di 1,75m) beh, a qualcuno potrebbe venire in mente la Multipla.

Guida solo autonoma? Adattabile ad altre tipologie di auto?

Abbiamo immaginato un’auto che potrebbe debuttare idealmente nel giro di qualche anno, per renderla potenzialmente omologabile abbiamo quindi inserito un elemento di comando che in realtà esiste ed è stato brevetatto da ZF e Faurecia, ovvero il joypad. L’auto comunque è pensata per dare il meglio di se, come esperienza d’utilizzo, con la guida autonoma che attualmente è un miraggio non tanto per mancanza di tecnologie ma per cavilli legali e scetticismo dell’opinione pubblica che permarranno ancora a lungo. Il software per definizione credo sia adattabile a qualsiasi veicolo anzi, pare proprio che la direzione sia quella, lo stesso Elon Musk vorrebbere cedere in licenza ad altri costruttori il suo Autopilot Tesla in futuro. Ovviamente non sarà come installare un’app sullo smartphone, ciascun veicolo ha le sue caratteristiche tecniche e Giove su questo è molto particolare. Ha 4 motori elettrici nelle ruote e sterzatura integrale ma, sopratutto, è un’auto simmetrica, non come la AMI che fa della simmetria soltanto un espediente per abbattere i costi, ma è un’auto che può essere guidata a piacimento in entrambi i sensi di marcia: ha due plancie. 

Crossover per il migliore sfruttamento degli spazi interni dati dalla seduta rialzata o c’è dell’altro?

Per massimizzare lo sfruttamento degli spazi interni e rendere possibile, fra l’altro, lo sviluppo di un’auto con una porta circolare rotante, ci siamo resi conto che le regole di ergonomia di un’auto tradizionale non si adattavano su questa. Infatti su un’auto comune più siamo alti, più abbassiamo il sedile e lo incliniamo occupando maggiormente il passo della vettura, sottraendo spazio ai passeggeri posteriori. Ragionando in questa maniera si creavano problemi di accessibilità all’abitacolo, proprio a causa della forma circolare della porta: c’era necessità di avere il sedile il più possibile vicino al centro della porta praticamente a prescindere dalla statura dell’occupante. Però la porta circolare obbligava ad un diametro importante (1,75m) per garantire un’area d’accesso adeguata, avevamo quindi a che fare con una vettura molto alta da terra: 1,92m (rientrano nella categoria delle compatte Keicar giapponesi auto alte fino a 2m) ma con un’altezza da terra nella norma, di 150mm. Insomma, lo spazio in altezza è enorme, senza quindi il limite del tetto a poche dita sopra la nostra testa e distanze da rispettare rispetto a volante cambio e pedaliera, abbiamo notato che per garantire una corretta postura la regolazione della seduta avviene, sostanzialmente, solo in altezza, come per una poltrona qualsiasi: troppo bassa? Si alza, il contrario di quello che accade sulle nostre auto, ma esattamente quello che accade con la poltrona d’ufficio. That’s all.

Ci vuoi raccontare qualcosa sugli aspetti più tradizionali della vettura? Fari, sterzo, sistema di frenata?

Bella domanda, non penso ci sia molto da dire visto che di tradizionale ha davvero solo 4 ruote! Sui fari non ho voluto strafare, ci voleva un disegno che andasse bene sia avanti che dietro e sopratutto con una collocazione che renda la vettura omologabile senza che vincoli eccessivamente lo stile del muso. Avendo una tecnologia LED invertire il funzionamento da anteriore a posteriore non è un problema. I freni a disco sono già integrati nei motori elettrici corredati del loro apparato di raffreddamento. La cosa più tradizionale, paradossalmente, sono le batterie: mi sono basato su quelle a celle cilindriche della Model S per un motivo ben preciso: questa tipologia fa una cattiva gestione della superficie rispetto a quelle prismatiche o a sacchetto ma proprio per questo l’hardware di raffreddamento viene posto fra le celle e non al di sopra dei moduli, consentendo quindi di abbassare lo spessore del pavimento. Quest’ultimo è un problema delle auto elettriche in termini di architettura ma è un aspetto ancora più cruciale su questa Giove perchè, come abbiamo visto prima, la regolazione della seduta avviene sostanzialmente in verticale, quindi data un’altezza del cielo abbassare il pavimento si traduce in migliore comfort per i più alti. 

Abbiamo saputo che sarebbe in sviluppo un telaio in USA da un’altra tesi di laurea. La vedremo in giro?

Magari! Sicuramente la volontà di procedere con un’ingegnerizzazione di alcuni sotto-apparati mi rende felice, ma non penso che nella migliore delle ipotesi si possa andare oltre ad un prototipo di stile o ad un dimostratore della porta rotante. Non sono pessimista, ma un’auto come questa plasmata attorno al concetto di guida autonoma non ha senso di stare in strada senza questa caratteristica, è un pò come uno smartphone senza accesso ad internet: ok, può comunque fare le telefonate ed inviare SMS, ma se lo si usa così tanto vale un cellulare. Quindi, al laureando do il mio in bocca al lupo per questa fantastica avventura alla Ohio University, vada come vada lo sviluppo di questo progetto. E poi chi lo sa, magari in futuro Elon ci farà una grazia (o la stessa Maserati se sviluppa qualcosa come l’Autopilot)…

Cosa ne pensi del piano di Maserati ed alfa? Noi vorremmo vedere la tua Montreal prodotta un giorno. Come la inquadreresti nelle lineup di Stellantis?

Hai buttato un carico da 90! Procediamo con ordine: i piani di Alfa e Maserati. Sul Tridente ho davvero ben poco da dire, di qua al 2023 le novità annunciate sono tante e sopratutto non sono solo SUV, anzi! Il contrario di Alfa che per ora pare abbia in servo la Tonale e la B-SUV Brennero. Va bene, è giusto e sacrosanto che si pensi ai volumi di vendita, quindi ai segmenti più bassi del mercato ed è giusto che lo si faccia con un tipo di auto alla moda e con una forte eredità meccanica di produzioni generaliste, a patto che questa semplificazione serva ad investire massivamente in interni dotazioni e fronzoli, a creare un’esperienza di utilizzo premium che convinca a restare in Alfa e comprare in futuro modelli più costosi. Che i SUV però siano solo un modo di generare profitto e non sinonimo del marchio. Sentiamo il bisogno di una nuova Giulietta, premium, performante e perché no anche 3 volumi! Mercedes produce sia la CLA che la Classe A sedan, è troppo aspettarsi una sola di queste auto da un marchio che per le persone della mia generazione, fra i più giovani potenziali acquirenti, è ancora sinonimo di berlina a 3 volumi (e non di SUV)? Si, anche di coupé compatte, e se ne potrebbe parlare di una potenziale anti Serie 2 Coupé a trazione posteriore, visto Giorgio è adattabile al segmento C, ma anche il semplice annuncio di una berlina nel segmento C sarebbe incredibile. Insomma, dalla gestione Imparato ho grosse aspettative: ben vengano i SUV ma che si dia spazio ad altro e ci sia maggiore scelta anche di offerte nicchia se e quando si potrà, sia nella bassa gamma che alta. Per fortuna a pelle mi ispira fiducia oltre a tanta simpatia, del resto Peugeot parla da sola.

Per quanto riguarda la Montreal non perdete occasione per lusingarmi con queste frasi stupende, ma come dicevo allo stesso Ermanno all’epoca, quella è semplicemente una bozza, un punto di partenza di un qualcosa di migliore, non mi sarei mai aspettato così tanto entusiasmo. Giuro che non è falsa modestia ma la nuda e cruda verità: ho solo voluto dare un’idea realistica di come potrebbe essere oggi, col minimo sforzo ed a tempo perso (altro che i 6 mesi full-time per Giove), semplicemente riportando lo stile dell’originale su un body dei nostri giorni. Un riferimento grazie al quale, terminata Giove, sto modellando un qualcosa di altrettanto verosimile ma ecco… fatto oggettivamente meglio e che potrete vedere presto. Per me la Montreal è un’Alfa speciale, rappresenta nella mia testa l’anello di congiunzione fra due mondi: gli USA, patria dei V8 per tutti e del rock (anche se tendo più su quello britannico) e l’Alfa, l’Italia, quindi dinamismo e piacere di guida. Se dovessi immaginarmela per davvero la inquadrerei, come penso si sia capito, come una muscle car premium, quindi non al livello della Challenger ma più elevata sia come finiture che doti dinamiche ed ovviamente prezzo. Quando si parla di queste coupé americane in Italia storciamo il naso, ma in realtà la Mustang è la coupé più venduta al mondo sia nel 2019 che nel 2020, durante l’anno del covid 80.577 vendite globali ed una popolarità man mano crescente in tutta Europa. Ed è un’auto che ormai sta anche bene in strada, direi che i tempi delle vetture americane “impacciate” (la Regata o la Uno non mi sembrano tutta questa gran guida) sono finiti da un pezzo. Ovviamente mi sembra improbabile che un’ipotetica Montreal così fatta possa avvicinarsi da nulla al suo successo, ma dovendo fare una coupé di quelle dimensioni forse è il modello più redditizzio da emulare, anche perché Alfa è tornata negli USA e non può certo andare avanti a soli SUV. Ma chi lo sa, non sono un addetto marketing ed è solo la mia idea.

Abbiamo visto che sia Mole Urbana che Citroën AMI hanno volumi piuttosto semplici. Qua siamo davanti ad una vettura di lusso e le linee sono chiaramente più ricercate ed originali. A cosa ti sei ispirato?

Sullo stile, la chiave di svolta fu la Rolls Royce Phantom Round Door del 1925. Quindi non solo si riprende il concetto di carrozza motorizzata (come le prime elettriche a cui anche la Mole Urbana si riferisce in toto), ma lo stile è proprio ispirato alle prime autovetture di lusso, come quelle anni ’30

Lo avevamo detto e lo ribadiamo. Cerchiamo di abbandonare la dicotomia elettrico e termico come se una cosa escludesse l’altra. Sono tutte tecnologie che almeno per un tempo ancora lungo, potranno convivere serenamente e, anzi, aiutarsi.

Giove, come Mole e AMI ne sono esempi lampanti. Mezzi di trasporto per chi vuole muoversi da un punto all’altro nello spazio ottimizzando le risorse suolo pubblico ed energia. Giove, con la guida autonoma ottimizza anche la dimensione tempo, che potrebbe essere usato dal passeggero per portarsi avanti con il lavoro (che può essere anche sui social o scrivere un’articolo per appassionati di automobili) per poi, una volta arrivato a destinazione libero dalla sua incombenza, dedicarsi ad altro. Magari al suo V8 americano, V10 bavarese o al suo 2.0 twin spark senza che l’amministrazione comunale di turno glie lo fermi, perché Giove, Mole ed AMI avranno contribuito a calmare gli animi ed abbassare le emissioni, rendendo meno necessarie misure più stringenti. 

Bravo Mauro!

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