VW Tiguan 1.4 TSI: proprio così non te l’aspetti

 

La prima volta che ho messo piede una una Volkswagen Tiguan l’ho fatto da passeggero. Per l’esattezza occupavo i sedili posteriori di una 2.0TDI identica a quella della prova di oggi; diversa appunto solo nella motorizzazione. Il primo ricordo è di una incredibile quanto inaspettata comodità. Mettersi qui a parlare di allestimenti, optional e simili mi sembra poco incline  allo spirito di Piedi Pesanti. Vi basti sapere che la nostra 1.4 TSI non è ricca di diavolerie, eppure sembra che al suo interno non ci sia la necessità di avere altro.

Eh già, perché gli ambienti austeri tipicamente tedeschi hanno dalla loro una incredibile razionalità che li fa invecchiare velocemente ma non li fa mai sentire inadeguati. Torniamo a noi.  La Tiguan in questione veste di un bianco pastello che mette in risalto le sue linee da SUV urbano. Come sorella minore della Touareg la Tiguan raccoglie alcuni cenni estetici e stilistici tipici delle Volkswagen degli anni 2000. Parlo delle linee sinuose, morbide, quasi tondeggianti.  Non stupiscono ma sanno invecchiare con intelligenza. Prima considerazione personale.

La Tiguan in questione ha chiaramente l’aspetto di una vettura con alle spalle circa 10 anni, ma rientra in quella categoria di auto che pur sembrando anziane hanno avuto la capacità di saper invecchiare. Prendete il nuovo modello. Molto più accattivante, muscoloso e spigoloso. Una Tiguan dall’aria brutale che poco si adatta ad un invecchiamento a lungo termine. Temo che tra pochi anni perderà fascino con grande velocità. La nostra Tiguan invece gli anni sa portarli bene, tutto apparentemente è al posto giusto. Frontale in stile Touareg prima seria ma rimpicciolito, taglio laterale tipicamente suv ma che fa molto Golf V e VI per quanto rigoroso e rispettoso, posteriore massiccio ma non pesante, con un bel doppio terminale laterale a dare carattere al tutto.

Completano il pacchetto estetico delle modanature in plastica che circondano tutta la macchina quasi a volerla abbracciare e proteggere. Soluzione intelligente perché non solo spezza il colore dando vivacità all’insieme, ma protegge la carrozzeria in alcuni punti sensibili che altrimenti sarebbero esposti anche ai colpi più insignificanti. L’ho già detto, ma non mi stanco di ripeterlo. La Tiguan, come il 90% delle automobili Volkswagen non stupisce, non fa gridare al miracolo, eppure trasmette sicurezza e affidabilità. Salendo a bordo ci si trova subito a proprio agio. Confermo quanto provato la prima volta. Spazio in abbondanza e una insonorizzazione da prima della classa.

È vero, la versione TDI ha qualche sussulto di troppo soprattutto da fermi a freddo; la TSI invece sembra elettrica. Non scherzo quando dico che è una delle auto a benzina più silenziose sulle quali sono mai salito. Spesso al semaforo ho l’impressione che l’auto si sia spenta, ma in realtà il piccolo quattro cilindri da 140cv è li che ronfa tranquillo a 800 giri/min. E la magia non finisce neanche in marcia. Ok, non giriamoci troppo intorno. È una vettura più bella da “abitare” che da guidare. Vi dico la mia. La postazione di comando per quanto comoda, rialzata e avvolgente rimane quella di un suv, tedesco, con poca voglia di velocità o precisione. Lo sterzo è leggero, non gode di ottima sensibilità e di conseguenza non invoglia neanche lontanamente a ricercare performance o traiettorie semi sportive.

La Tiguan è un suv turistico e non smette di ricordarcelo. Quindi, se mettiamo da parte le velleità da piedi pesanti e ci concentriamo su ciò che la Tiguan vuole essere, allora essa assume significato. Cambio preciso, frizione leggera, servosterzo “burroso” e assetto vellutato ne fanno una mangia chilometri da famiglia. Guidatela con calma e lei vi ripagherà con comodità e bassi consumi. Quindi ecco spiegato perché la Tiguan è più bella da “abitare”. Se avete la fortuna di trovare qualcuno che guidi per voi, dietro c’è spazio in abbondanza per stare comodamente ore e ore nel traffico più intenso. Sedili ben profilati, seduta soffice ma contenitiva fanno il resto. Stesso discorso dicasi se a bordo avete l’esigenza di caricare i vostri amati pargoli. C’è spazio in abbondanza per qualsiasi gadget da mamma o papà, passeggino incluso che trova sistemazione nel capiente bagagliaio.

Alla voce rifiniture la Tiguan non ci tiene a sfigurare, ne tantomeno vuole passare per la sorella povera della Touareg o la cugina di campagna della Golf. Ricordandoci che è una vettura di qualche anno fa e circa 100 mila km c’è da dire che ha retto alla grande. Le poche plastiche lucide (presenti solo in zona infotainment) passano quasi inosservate. Piacevoli invece le parti morbide, anche nascoste, che conferiscono un senso di qualità e attenzione sempre ricercato. Parlando di ricercatezza ci sarebbero i dettagli. Ebbene, la Tiguan ne ha pochi, forse nessuno, eccezion fatta per le bocchette dell’aria dal buffo aspetto e il portalampada anteriore con logo VW. È una vettura che vuole piacervi per come la utilizzerete e non per l’idea che avete di lei. Non fa emozionare, ma sa svolgere il suo compito nel modo più adeguato.

Ed è qui però che in parte casca l’asino. La versione in prova monta il tanto criticato 1,4 TSI. Non vi dice nulla? MALE. Già, perché questa unità è stata soggetta in casa VW a numerose rotture. La lista dei difetti è abbastanza lunga, sappiate solo che molte volte, dal nulla, l’auto non ripartiva più, e allora erano dolori. Tutto portava alla sostituzione del motore, che nel tempo è stato rivisto, affinato e migliorato. Questa può essere un’arma a doppio taglio e vi spiego il perché. Se oggi, nel 2020 volete acquistare un suv a buon mercato con la sola trazione anteriore da usare in città tutto fa pensare alla solidità tedesca di un Tiguan usato. Area B? Certo, parliamo di un turbo benzina. Quindi inizia la ricerca, e la sorpresa arriva nel vedere gli ottimi prezzi di questi 1.4. Dove sta l’aspetto positivo? Semplice.

Quasi tutti gli esemplari usati hanno un motore nuovo montato a regola d’arte da mamma Volkswagen per non incappare in ulteriori figuracce. Sul Tiguan con il 1.4 VW non poteva più permettersi errori. I clienti erano disperati, la stampa riportava sempre più rotture, era necessario sistemare questi motori una volta per tutte, e così è stato. Quindi di fatto potreste mettervi in garage una vettura poco costosa ma con tutte le carte in regola. Discorso diverso per chi la vende.

Gli acquirenti stanno attenti a ogni piccolo avvertimento, a ogni piccolo dettaglio; e lo fanno perché consapevoli di cosa si cela dietro questo esemplare. In un panorama così vasto di suv/crossover potrebbe avere un senso se gradite il modello e trovate un esemplare in ottima forma. Ha meno significato se potete permettervi qualcosa di più recente e magari meno “problematico”. Diciamo che potrebbe essere una soluzione low-cost quasi di lusso a patto che non vi serva la trazione integrale.

Infatti la Tiguan in prova è solo 2WD, il che significa poco offroad, ma consumi minori sia dal benzinaio che in fase di manutenzione.Quindi, veniamo al dunque. Ci è piaciuta questa vecchia Tiguan? È stata in grado di conquistare i piedi pesanti? Di Tiguan ne è pieno il mondo. Basta andare in un qualsiasi parcheggio per capire che l’auto agli italiani e non solo continua a piacere.

Questa versione non è la più veloce, né la più accessoriata, né la più fuoristradistica, eppure sembra essere la più equilibrata. Non si sa ancora bene che fine farà il diesel nei prossimi anni, ma è ormai certo che in “Area B” non entrerà. Il benzina più performante (stesso motore della Golf V e VI GTI) potrebbe non essere alla portata di tutti. È fredda lo so, non è particolarmente bella, e non emozione, però è ciò di cui hanno bisogno alcuni padri di famiglia in un momento di simile austerità.

Ecco, in questo mondo una Tiguan 1.4 benzina ha un senso. Molti non la vogliono ma alcuni ne hanno bisogno. Ha tante primavere alle spalle e qualche grosso problema fortunatamente risolto. Deve riabilitarsi come si dice in gergo “umano”. E quale modo migliore per riabilitarsi se non facendo un lavoro umile e sottopagato al servizio di chi potrebbe amarla e apprezzarla per ciò che è? A voi le conclusioni dunque, ma non dimenticate di vedere la nostra prova su YouTube (link all’inizio dell’articolo) e di dirci cosa ne pensate di questa Tiguan old style.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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