BMW 316 E21: una nonna di classe

Può una BMW 316 “vecchia” di circa 45 anni metterci di buon umore? Non c’è dubbio. La risposta è sì. La prima volta che ho incontrato questa BMW 316 è avvenuto quasi casualmente. Stavo raggiungendo un amico e proprio nei pressi di casa sua la vedo, con lui a bordo, che la parcheggiava con la tipica attenzione che si riserva a qualcosa di speciale. Mi avvicino, lo saluto e la ammiro. Poche parole, tanta curiosità e sopratutto una domanda. Posso provarla? Due minuti dopo sono sul sedile del guidatore, intento a tradurre le scritte sugli strumenti che sono in lingua tedesca. Capisco per una similitudine anglofona la parola Licht (luce) per il resto vado a memoria o meglio a intuito.

La prima sensazione messa in moto la BMW 316 è di estrema attualità. Il motore ha un sound poco invadente ma armonico. Si assesta al minimo con estrema grazia e a ricordarmi che è in moto ci pensa solo qualche piccola vibrazione. Lancio uno sguardo al contagiri per vedere dove si posizione l’indicatore, ma vengo rapito da una sorpresa. Lo spazio destinato al contagiri viene occupato da un bellissimo orologio. Fantastico.  Prima di partire mi immergo nella storia di questa magnifica tedesca. Correva l’anno 1970 e in BMW stavano disegnando e progettando la E21 (ovvero la 316 di cui stiamo parlando). Doveva sostituire la gloriosa 2002 e colmarne alcuni evidenti e imbarazzanti difetti. Uno su tutti l’abitabilità.

Ecco che per la futura allora che per la futura 316 si rende necessaria una revisione totale del progetto e l’introduzione di un telaio completamente nuovo e inedito. Tutto inizia nel silenzio più totale, e continua in sordina fino al 1974 quando definite le linee iniziano i test per quanto riguarda telaio e meccanica usando come scocca quella della vecchia 2002 per non destare sospetti. Nel 1975 la nuova serie 3 è pronta e viene presentata ai giornalisti che immediatamente ne apprezzano l’estetica tanto moderna quanto in linea con la tradizione. Ma le stesse linee tanto apprezzate sono un’arma a doppio taglio.

La E21 non è così comoda e spaziosa rispetto alla 2020 eppure vi garantisco che guidandola oggi non la critichereste di certo per lo spazio. Si, perché la 316 sa coccolare e cullare come poche, ha un incedere elegante, di classe, mai brutale o presuntuoso. Innesto la prima con estrema semplicità, non vi nego che mi aspettavo comandi più ruvidi da azionare, invece tutto sembra ovattato, semplice. Mi riporta al presente o meglio al passato solo lo sterzo dalla forma ormai inusuale e senza servosterzo. Da ferma la 316 richiede una certa fatica, ma bastano pochi km/h per rendere il tutto più morbido.

La BMW 316 è colma di dettagli. Il volante con ben 4 pulsanti per suonare il clacson, il vano portaoggetti così grande che non mi stupirei se accogliesse un piccolo trolley, e soprattutto le maniglie interne, nascoste nella portiera, invisibili se non al tatto. L’idea che abbia solo 4 marce mi fa impazzire. Mi sembra assurdo, eppure sono consapevole che all’epoca questa era la situazione. Proprio il cambio, tanto preciso quanto affidabile fu all’epoca un altro motivo di polemica. Molti ritenevano le ultime due marce troppo corte, scelta penalizzante per quanto riguarda velocità massima e consumi. In effetti, complici i soli 4 rapporti, ci si ritrova spesso un pò impiccati con il contagiri, eppure, guidandola in scioltezza se ne apprezza questa 4 marcia tuttofare.

La 316 in quegli anni era la versione base della serie 3. Un modello apprezzabile ma comunque entry level come si usa dire oggi. Eppure a bordo non lo direste mai. È ben rifinita, accessoriata, curata. Tutti meriti ahimè assenti anche molte vetture odierne. Non lo nego, sono sempre nostalgico e amante di queste vecchiette ben conservate, e questa 316 non fa eccezione. Curiosità: molti non sanno che BMW per attirare altra clientela nel 1981 ha commercializzato una nuova versione di E21, ovvero la 315, con qualche cavallo in meno della 316. E proprio di cavalli bisogna parlare. La vecchia bavarese non ne ha moltissimi in senso assoluto, eppure fa buon uso di quelli che ha a disposizione.

93 cv sprigionati dal 1.6 a carburatore non fanno di lei una brucia semafori, ma sa cavarsela egregiamente in ogni circostanza senza mai alzare la voce o dimostrarsi difficile/imprevedibile. Direi quasi che una volta impostata la traiettoria si muove sui binari, ed è così, verrei solo smentito da una triste zona morta che ha lo sterzo a metà curvatura. Poco male, una volta conosciuto questo suo piccolo difetto la BMW 316 si lascia guidare con grande piacevolezza. L’assetto tendenzialmente morbido poi tende a coccolare gli occupanti, sopratutto quelli anteriori che viaggiano in prima classe nel confort più totale. Cosa dire di lei, va guidata, conosciuta e poi giudicata.

A prima vista quasi sempre è amore. Linee tese, anteriore caratteristico, posteriore filante e intramontabile. Personalmente adoro i due fari posteriori. Così piccoli e allungati da farla sembrare una vettura moderna. Non mi dispiacerebbe affatto se BMW riproponesse qualcosa di simile sulle sue ultime creazioni.  E cosa dire delle due porte. La rendono filante quanto basta per far venir voglia di mettersi in marcia verso la prossima destinazione. Ecco penso che sia proprio questo il senso della BMW 316. Una vettura che dopo molte primavere sa ancora stuzzicare chi la guarda a salirci a bordo per fare un giro.

Certo non c’è dubbio che questo abbinamento di colori sia magico. Infatti veste un Blu scuro all’esterno e panna all’interno che le donano una signorilità sconosciuta alle sue moderne nipoti “cafoncelle”. È più la nonna della serie5 che della serie3. La 316 è la nonna di tutte le BMW di classe destinate a persone di classe e non a ragazzini presuntuosi e impazienti di sfoggiare i loro vestiti alla moda. Sapersi trasformare in qualcosa di attualmente raro, la rende molto speciale.

Lo dico nel video, lo ripeto qui. Un domani, se dovessi avere la fortuna di metter su una piccola collezione, lei è una di quelle auto che vorrei ne facessero parte. Un’auto che sa portarti con classe ovunque, dal giretto pomeridiano, alle serate di gala. Piedi Pesanti Approved.

Un ringraziamento speciale a Federico e Pietro che si sono fidati di noi mettendoci a disposizione la loro creatura. Grazie per aver condiviso con noi questa magnifica stradista d’altri tempi. 

 

 

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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