BMW Serie 3 Touring Luxury: la wagon sportiva in abito formale.

Una voce nella mia testa si fa sempre largo in maniera insistente e continua ogni volta che BMW presenta una nuova versione della sua Berlina media. Quella voce dice “è lei la berlina definitiva” e negli ultimi anni quasi sempre ha avuto ragione. Stiamo parlando della BMW serie 3 (o 3er – Dreier [‘draia] -, come direbbero i suoi genitori bavaresi), il Santo Graal delle berline sportive.

Questa G20/21 però nasce sotto un segno diverso: non è nata sola al comando della brigata del piacere di guida come succede da 25 anni ma per la prima volta dopo cinque lustri, se la deve vedere con una scomoda avversaria. L’eterna sfida tra Italia e Germania che nel calcio infiamma gli animi con cadenza quasi biennale dal 1962, si fa di nuovo viva e accesa perché là dove nel ’75 a fare da cotraltare alla E21 (da noi provata e che potete trovare qui) c’era l’Alfetta, oggi c’è una Giulia, agguerrita e parecchio in forma.

Il paragone è inevitabile e guidare una senza pensare all’altra è praticamente impossibile, specie quando tutti ti chiedono quale delle due sia la “vincitrice” (che, lo dico subito, non c’è).

Stavolta la BMW parte avvantaggiata, non solo perché più recente ma anche – e soprattutto – perché offre qualcosa che Alfa non può dare: la versione Station Wagon.

L’auto in prova è la BMW 320d Touring in versione Luxury che porta in dote, oltre ai cerchi da 17’, i retrovisori antiabbagliamento elettrici, i fari full-LED (sotto i 2000 lumen di potenza ma dall’illuminamento straordinario), il volante sportivo (dal nuovo disegno) in pelle a tre razze ed il climatizzatore automatico trizona e la plancia in similpelle (sensatec, vegan friendly, cosa che da toscano carnivoro mi sento di appoggiare in pieno) davvero ben realizzata.

Sin dai primi metri il carattere della nuova serie 3 non tarda a farsi notare. Un motore, il 2.0 diesel da 190cv e 400NM, che quasi non si sente, insonorizzato e chiuso nel lungo cofano che lo accoglie montato longitudinalmente. La coppia non manca e la potenza adeguata al carattere da stradista della station; certamente non è un fulmine ma la G21, con i suoi 1630 kg di peso, per avere prestazioni da sportiva richiedebbe ben altre cavallerie che però sono diligentemente offerte nell’ampia gamma di motori e powertrain a disposizione.

“A 120 – 130 km/h il rumore in abitacolo è paragonabile a quello che si sente a casa, sul divano con la televisione spenta”

Abbiamo la fortuna di provarla in Campania e la Penisola Sorrentina, con le sue strade che tutto il mondo sogna, sembra essere capitata lì apposta per portarci questa G21 a spasso tra le curve. In città anche le sconnessioni più aggressive di Napoli quasi non si sentono; l’assetto è turistico in questa versione e l’insonorizzazione ineccepibile. Appena imboccata la tangenziale per poi prendere la Napoli-Salerno però si capisce immediatamente quale sia il suo terreno di elezione. A 120 – 130 km/h il rumore in abitacolo è paragonabile a quello che si sente a casa, sul divano con la televisione spenta. Si sta comodi, seduti in basso su un sedile in pelle di fattura sopraffina ed aiutati dal cruise control (tradizionale) ci si lascia coccolare dal lavoro inavvertibile e puntuale dello ZF ad 8 rapporti e dall’infotainment di nuova generazione BMW Live Cockpit Professional che con il pacchetto BMW Connected Package Professional (offerto insieme alla versione Luxury) restituisce in tempo reale la situazione del traffico proprio come farebbe Google.

Arrivati ad Sorrento dove iniziano le prime curve interessanti però, si percepisce qualcosa di diverso. La G21 in prova è chiaramente votata al viaggio e meno all’incisività. Il rapporto di sterzo è persino più diretto delle predecessore (14,1 : 1 la Touring e 13,6 : 1 la Berlina, contro i 15.1 della F31) ma l’assetto più confortevole della versione Luxury unito ad un telaio reso un po’ meno rigido dalla “wagonizzazione”, la rendono meno incisiva di quanto te l’aspetteresti avendo guidato le precedenti berline e giardinette bavaresi (F30/31 comprese) o l’Alfa Romeo Giulia.

D’accordo, la wagon ha sicuramente sacrificato parte del suo carattere da filibustiera sull’altare della comodità ma non solo il paragone lo facciamo avendo provato la Giulia base, ma anche la F31 che rimane ancora oggi il riferimento della bella guida per le station in ogni allestimento (assetto più aggressivo).

Naturalmente stiamo parlando di finezze perché la trazione posteriore c’è ed è evidente: il carattere è sovrasterzante e l’auto chiude le traiettorie da buona purosangue bavarese con una tendenza a “scodinzolare” anche bruscamente se lasciata “a briglia sciolta” con i controlli disattivati (capito, Giulia?) cosa che però è meglio concedersi lontano dalle strette strade vicino a Positano e solo se si è certi di avere un po’ più “manico” della media.

Tuttavia uno sterzo non rapidissimo, un telaio ottimo ma non esente da torsioni ed un’assetto molto confortevole si sentono e rendono la sensazione restituita “tra le mani” non così pura come linea aggressiva, pedigree e ricordi suggerirebbero.

Questa Serie 3 mi fa capire che la strada intrapresa da BMW forse è un’altra; da sempre criticata dagli “audisti” per la minor “completezza” dei suoi interni rispetto alle concorrenti di Ingolstadt, vuole scrollarsi di dosso la sua immagine di produttore di “auto sportive ma spartane” con una wagon media di fattura talmente sopraffina da andare ad insidiare direttamente il non plus ultra della perfezione, l’Audi A4. Ci riesce sicuramente perché interni così fatti bene difficilmente se ne vedono, anche se – ed è onestà intellettuale riferirlo – un piccolo scricchiolio all’altezza del cassetto portaoggetti forse sull’A4 non ci sarebbe stato.

“Partire dalla base per aggiungere” si contrappone al “partire dal top e togliere”.

Sicuramente nelle intenzioni dei tedeschi (come del resto succede da sempre “in casa dei vicini” con i quattro anelli o con la stella) c’è la volontà di “gerarchizzare” il prodotto, per cui si parte da un’auto “base” per “costruirsela” su misura chiedendo (e pagando) cose in più ed in questo caso mancano quelle raffinatezze meccaniche per arrivare all’incisività che ci si aspetta. A dimostrarlo c’è la vittoria della BMW 330e Touring (motorizzazione più interessante della gamma nell’opinione di chi scrive) di Auto Trophy 2020 concorso organizzato dalla rivista tedesca Auto Zeitung; stessa auto, due pianeti differenti.

La storica filosofia teutonica del “partire dalla base per aggiungere” si contrappone a quella neoitaliana (e che chissà se rivedremo anche in futuro) del “partire dal top e togliere” e la differenza la si nota fortemente nel “basso di gamma”. Non ci sono “un meglio” o “un peggio“, sono semplicemente strade che portano a dei risultati differenti in termini di guida ma anche – purtroppo – in termini di equilibrio industriale. La scelta la fa il consumatore ed i risultati finanziari, ahinoi, decidono al posto del cuore.

Proveremo presto la berlina per capire se “confermerà o ribalterà le sensazioni” di una “svolta lussuosa” di BMW negli allestimenti non sportivi e nel frattempo ci godiamo i suoi silenzi, il suo vano di carico rifinito benissimo, i suoi sedili di lusso e le sue finiture impeccabili riservando però ad altro gli sfizi tra le curve.

Luca Santarelli

Sono Luca, Piede Pesante degli anni ’80. Da bambino volevo fare il ferroviere, il "guidatore" o il pilota di F14. Mi piace tutto quello che ha un motore e fa rumore (anche le bici però) tanto che, di usare cose a motore rumorose, alla fine ne ho fatto una professione. Mi piace anche viaggiare e fare le foto, sono qua anche per questo. Non mi piacciono il sottosterzo, gli scarichi finti e soprattutto quando arrivi al Bar per fare colazione e sono finiti i cornetti! Benvenuti su Piedi Pesanti.

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