Ema, ci togliamo il cappello. E basta.

In certe occasioni la vita è capace di spiazzare con colpi di scena da film o da incubo. Purtroppo si tratta del secondo caso. Un incubo che è cominciato con condivisioni di una tua foto, con tre lettere alle quali non si voleva e non si poteva credere; e tutt’ora risulta impossibile farlo. La vita è una puttana che ti fa credere una cosa e poi te ne presenta un’altra. Qualsiasi parola è superflua e stare qua a parlarne lo è altrettanto perché alla fine, chi veramente soffrirà nel profondo piangerà da solo. E di questo ne siamo profondamente dispiaciuti. Come diceva Giovanni Pascoli Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto… d’una capinera che cerca il nido che non troverà., : quella capinera saranno i tuoi collaboratori ed i tuoi familiari naturalmente. Noi possiamo solo accodarci ai milioni di appassionati sinceramente e profondamente scossi ed umilmente abbassare lo sguardo con rispetto davanti ad un mostro della comunicazione.

Eppure ci sentiamo di farlo. Perché lo meriti, meriti che noi tutti ci mettiamo in coda con il cappello in mano.
Ciao Ema. Con profondo rispetto ed ammirazione.

Piedi Pesanti

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