Porsche ringiovanisce le sue anziane, ma….

Che Porsche sia molto attenta dei confronti dei propri clienti è cosa risaputa. È di qualche giorno fa la notizia che la casa di Stoccarda intende proporre ai possessori di “vecchie” auto del marchio dei sistemi multimediali evoluti e al passo con i tempi. È il caso specifico delle 911 e delle Boxster in quasi tutte le declinazioni. Queste potranno usufruire del PCCM (Porsche Classic Communication Management) nella sua versione standard o Plus.

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La versione standard è dedicata alle Porsche 911 fino alla 993 che potranno così intrattenere gli occupanti con radio DAB+, bluetooth, slot sd, prese USB, e la compatibilità totale con Apple Car Play. Nel caso specifico parliamo di una unità di dimensioni molto contenute ( scelta che permette una compatibilità totale con gli “alloggiamenti” di serie) con un display da 3,5 pollici. La brutta notizia è che per questa versione standard non sarà disponibile Android Auto presente invece nella Plus che si differenzia anche nelle dimensioni.

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Questa infatti è specifica per 996,997 e Boxster e può vantare uno schermo da ben 7 pollici. Tutto bellissimo e sicuramente alla moda ma i puristi insorgono. A Porsche contestano infatti questa scelta dedicata alla tecnologia quando da anni chiedono delle soluzioni ad alcuni problemi facilmente risolvibili che affliggono alcuni esemplari.  Solo per citarne alcuni parliamo di malfunzionamenti molto diffusi alla pompa dell’acqua, inaspettate fessurazioni di alcune guarnizioni e facile cedimento di alcuni cuscinetti. Questi sono solo alcuni dei problemi che affliggono le “moderne” Porsche 996 alla quale la casa madre non ha trovato rimedio.

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Se ne parliamo è perché siamo certi, per esperienza quasi personale, che spesso questi problemi vengono risolti solo parzialmente. Già perché i componenti utilizzati per la riparazione sono altrettanto “fragili”. Sta di fatto che il reparto Porsche Classic dimostra (qualora fosse necessario) continuità e attenzione anche per i modelli più anziani. Con le dovute perplessità questo fa felici i possessori che si sentono coccolati e considerati anche dopo molti anni.

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Personalmente ritengo quella di Porsche una mossa molto interessante e intelligente. Anche se forse, da appassionato, avrei preferito la risoluzione di alcune criticità o perché no, un kit per delle mirate migliorie meccaniche che esaltano il piacere di guida senza compromettere in alcun modo l’autenticità della vettura.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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