Giulia GT 2020: la scossa che mancava

In un 2019 abbastanza cupo finalmente una notizia degna di nota. Torna (forse) la Giulia GT, iconica coupé italiana marchiata Alfa Romeo. O meglio, con tutto ciò FCA e il marchio del Biscione non c’entrano nulla. L’iniziativa nasce grazie a una startup, la Totem Automobili che capitanata dal designer Riccardo Quaggio vuole ridare gloria a una vettura leggendaria.

La Giulia GT è da sempre una delle punte di diamante di Alfa Romeo. Apprezzata in Italia e all’estero è stata in grado di dominare le competizioni ma anche il cuore degli appassionati. Da quando la Giulia GT è uscita di scena spesso si sono susseguite voci riguardo a un suo ritorno. Utopia ma divenuta realtà, perché di base un progetto simile non è mai stato nei piani di FCA. Tutto ciò invece è nei piani di Riccardo Quaggio, giovane designer che se in passato ha deliziato gli appassionati con disegni sempre intriganti ed evocativi, oggi ci presenta la reinterpretazione della Giulia GT in chiave moderna.

Basta uno sguardo veloce per capire che questa giovane realtà veneziana ha potenziale da vendere e idee ben chiare. La Giulia GT di Totem Automobili è un’Alfa vera come non se ne vedevano da un bel pò. Chiaramente la base di partenza è la “vecchia” Giulia GT, ma la carrozzeria viene completamente rifatta in fibra di carbonio seguendo le linee iconiche del modello originale, ma reinterpretate per dare a questa moderna rivisitazione un’aria ancora più muscolosa. Tutto ciò ha un significato anche “meccanico” perché l’abbondante carbonio permette di risparmiare chili importanti. Alcuni potrebbero storcere il naso pensando a una vettura in chiave moderna così simile e vicina al passato. Niente di più sbagliato.

 

La Giulia GT è incontestabilmente una vettura dal design intramontabile ed estremamente attuale. Una rivisitazione del genere non fa altro che dare una svecchiata senza mortificare i cardini di un design ancora amato e apprezzato nel mondo. Ricordate la Amos Delta Futurista? Certo che la ricordate. Ecco, l’operazione di restomod è concettualmente identica. Dare nuova gloria a qualcosa che arriva dal passato, ma stavolta lo si fa osando un pò di più. Quelli di Totem Automobili avranno giustamente pensato che fosse il momento giusto per abbandonare le unità termiche in favore di quelle elettriche, ed ecco allora che la loro Giulia GT viene proiettata anche in un ottica futura.

La coupé italiana è spinta da un’unità inedita e specifica per questo modello. Si parla di un Pack batterie leggerissimo (il più leggero al mondo) capace di 50,4 KW/h e 330,4 kg di peso. Dati freddi che si traducono però in ben 350 km di autonomia e una potenza di circa 520 cv. Ma si sa, in questi casi è necessario saper creare una meccanica adeguata alla potenza, e in questo caso sembra proprio che i presupposti per fare un lavoro sopraffino ci siano tutti.  Il telaio è stato infatti opportunamente irrigidito e al posteriore fanno capolinea delle splendide sospensioni in alluminio in configurazione multilink che fanno compagnia alle McPherson anteriori.

Componenti di prima qualità perché portano in dote la firma importante di Bilstein che negli anni si è imposta come leader del settore. Filante come da tradizione italiana anche il posteriore sul quale spicca il badge GT Electric a ricordarci le origini di questo prodotto. Una chicca che solo i più attenti noteranno sono i cerchi ereditati dalla sua cattivissima nonna, la Giulia GTAm. L’interno non è da meno. Il profumo piacevolmente vintage della Giulia non perde personalità ma guadagna una dose di tecnologia grazie a quadranti digitali per guidatore e passeggero. Una soluzione che sicuramente metterà d’accordo anche i più scettici.

Ma se ancora ci fossero degli appassionati perplessi riguardo alle sue capacità sappiate che tocca i 100 km/h in soli 3 secondi e nonostante non sia un peso piuma (1350 kg) le soluzioni meccaniche faranno della GT electric una degna erede della Giulia GT. Sono sicuro che come noi siete impazienti di vederla dal vivo. Goodwood 2020 ci permetterà di osservarla da vicino. Nel frattempo possiamo goderci le sue foto e riflettere. Forse questo restomod rappresenta la nascita di una nuova stirpe di supercar ispirate al passato. Ne sarei felice, ma da un lato, non vi nego che mi mancheranno molto le inconfondibili tonalità del bialbero di Alfa Romeo.  

Ma d’altronde dobbiamo rassegnarci al fatto che il futuro ormai sia segnato. Un plauso però va Riccardo Quaggio e al suo team, a Totem Automobili, che hanno creduto in un futuro ispirato al passato più limpido e glorioso della nostra storia. Meritano il rispetto e i complimenti di tutti anche solo per il fatto di esser riusciti laddove un colosso come FCA non ha avuto il coraggio di spingersi. La strada è quella giusta, i Piedi Pesanti sono con voi.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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