Seletron: questi moduli aggiuntivi funzionano davvero?

Quando abbiamo ricevuto la telefonata da Emanuel, CEO di Seletron, la nostra immaginazione ha subito galoppato in una direzione ben chiara: questa può e deve essere l’occasione giusta per proseguire il progetto dell’Alfa Romeo MiTo. La piccola compatta italiana era già stata sottoposta a un cura tecnologica che le ha donato un infotainment moderno e funzionale (qui il video specifico). Ma siamo Piedi Pesanti, e si sa, ben venga la tecnologia ma noi cerchiamo sempre e comunque prestazioni e divertimento. Avevo avuto modo in passato di toccare con mano “moduli” simili, ma ero ancora scettico e perplesso. A essere onesto avevo sempre il timore che le produzioni straniere non conoscessero a sufficienza i motori e le dinamiche italiane. Con Seletron è stato diverso, fin da subito.

Niente false promesse, niente lodi al prodotto, niente marketing ingannevole. Emanuel ha accolto con entusiasmo la nostra idea e si è messo subito a disposizione come un buon condottiero deve fare. Ci ha spiegato la loro realtà con l’umiltà che contraddistingue chi ha le carte vincenti ma aspetta la mano giusta per giocarsele. Seletron parla italiano, e lo fa a suon di qualità e affidabilità. Due doti quasi sconosciute ai prodotti delle concorrenza. Non vi nascondo un certo timore. Ho sempre temuto che tali modifiche fossero un accrocchio dell’ultima ora per rivitalizzare auto che poi inesorabilmente avrebbero ceduto. Dovevo però superare questa barriera “psicologica” e quale occasione migliore se non questa?

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Attendo con ansia il corriere. Arriva e la scritta Seletron campeggia sulla confezione bianca che da li a poco avrei aperto. Giusto sottolineare l’imballaggio curato e l’ottimo materiale utilizzato per proteggere i “preziosi” componenti. Gradita sorpresa un comodo calendario in omaggio con una vettura diversa per ogni mese: lo sfoggerò con fierezza nel mio piccolo studio. Scopro che i prodotti ricevuti sono ben 2.

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Pedal Booster e ChipBox by Seletron: unboxing

Al telefono non avevo capito che avrei anche ricevuto il Chipbox e questo  suscita in me grande stupore: la nostra Alfa Romeo MiTo adesso riceverà qualche cavallo in più e ciò non può che renderci felici. Apro la confezione del primo modulo: è il Pedal Booster Connect. Rimuovo il comodo adesivo e inizio a curiosare. Ottimo packaging e bellissime trame carbon (che ritroveremo anche nella confezione del Chipbox) evidenziano l’elevata cura al dettaglio che Seletron riserva ai suoi prodotti per la gioia del cliente. Il modulo aggiuntivo è semplice, compatto, rivestito da una plastica di buona fattura e un comodissimo velcro per fissare il tutto nel punto da noi scelto.

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Ottimi anche i cavi che andranno a bypassare il cablaggio originale: sono lunghi a sufficienza per essere posizionati dove si vuole ma non troppo da essere fastidiosi o ingombranti. Appunto da maniaco quale sono: la sezione che si collega al cablaggio dell’Alfa Romeo MiTo è orientato in direzione opposta al pedale, ottimo perché non interferisce ne tantomeno ostacola una sezione cruciale per la guida in sicurezza. Devono essere attenti i ragazzi di Seletron: è una piccolezza che lascia trasparire molto sulla qualità del loro lavoro. Proseguo, è il turno del Chipbox benzina. Confermo quanto detto in precedenza sulla cura del packaging e scopro con piacere delle dettagliatissime istruzioni specifiche per la vettura in questione con tanto di immagini in alta risoluzione con evidenziate in rosso le parti “cruciali”. Ogni cavo in questo caso è contrassegnato da un’etichetta colorata e nominata al fine di individuare facilmente quale componente della vettura andrà a sostituire. La confezione riserva altre due sorprese.

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Nella confezione qualche gradita sorpresa !

Uno sgargiante braccialetto di colore rosso con la scritta Seletron Performace e una confezione di orsetti gommosi Haribo, che non guastano mai. È però arrivato il momento più delicato. Devo procedere all’installazione dei due moduli e per farlo non voglio scomodare il mio meccanico di fiducia. La priorità di questi prodotti penso risieda anche nella facilità di utilizzo e montaggio quindi voglio procedere in solitudine seppur consapevole dei miei limiti. Il primo componente che la nostra Alfa Romeo MiTo accoglierà sarà il Pedal Booster Connect. Seguo le istruzioni e in 10 minuti (5 di attesa dopo aver rimosso la chiave e 5 di montaggio) completo l’operazione. Decido in questa prima fase di non collegare il velcro. È infatti presente una pratica regolazione manuale sulla stessa centralina che mi permetterebbe di rettare i diversi “livelli di reattività” qualora qualcosa andasse storto. Ma non serve. Il modulo viene istantaneamente riconosciuto dall’applicazione Pedal Booster (la trovate su Play Store ed App Store) e le regolazioni sono semplici ed intuitive con schermate prive di lag o impostazioni confusionarie.

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Come dice il nome stesso, questo Pedal Booster by Seletron permette all’utente di “potenziare” la risposta dell’acceleratore in relazione alla pressione esercitata sul pedale. La differenza è nettissima fin dalla modalità intermedia SPORT, che preferisco alla più conservativa CITY che ha un incremento del 25% rispetto al 50% della selezionata (Sport). Pochi chilometri bastano per prendere confidenza e passo in RACE, con un incremento pari al 75%. Le cose migliorano ulteriormente non avverto fastidiosi effetti di trascinamento o inaspettato aumento dei giri senza ugual richiesta sul pedale del gas. La MiTo ora è reattiva, la tanto detestata seconda marcia ha una verve che prima non avrei mai immaginato e basta un filo di gas per prendere giri. Anche nei tratti con pendenza più elevata non sono costretto a scalare o a premere a fondo. La sensazione è quella di avere molti più cavalli e a beneficiarne sono anche i consumi perché con un filo di gas viaggio nel giusto range di giri.

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Passare in PLUS è un sogno che si avvera. Questa modalità completamente configurabile incrementa la risposta del gas fino 100%. Scelgo proprio questo incremento “più estremo” e il piccolo 1.4 MultiAir da 135cv sfondera finalmente gli artigli. L’accoppiata vincente vede il DNA in Dynamic e il Seletron Pedal Booster in PLUS 100%. Che spinta ragazzi, che reattività e che cattiveria. Ora si che i 135cv danno il loro meglio.

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La vettura risponde benissimo e io sorrido consapevole che manca ancora la ciliegina sulla torta: il Chipbox. Ritorno al “luogo del delitto” laddove provvedo a montare il modulo aggiuntivo. Le già citate precisissime istruzioni mi fanno sentire a mio agio e dopo aver fatto raffreddare il motore “sgancio” il coperchio in plastica e procedo alla ricerca dei sensori da bypassare. Li individuo subito, e con attenzione provvedo all’installazione del modulo aggiuntivo che avviene velocemente e con facilità. Sorvolo sui dettagli e sui passaggi perché il video è sicuramente più preciso e dettagliato. Ciò nonostante le istruzioni sono più che sufficienti per svolgere tutte le operazioni.

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Test sul campo per i moduli Seletron

Assicuro il Chipbox di Seletron e i suoi relativi cavi alla scatola dei fusibili, chiudo in cofano, entro in auto e giro la chiave. Data la mia scarsa esperienza da meccanico temo la comparsa di qualche spia sul quadro, ma non avviene nulla di tutto ciò. Prima di partire attendo qualche minuto, giusto il tempo di far riscaldare il motore. La centralina aggiuntiva si è interfacciata alla perfezione con l’elettronica dell’auto e nessuna spia farà capolino nei chilometri a seguire (circa 800 dal momento dell’installazione).

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Setto il Pedal Booster in Sport, innesto la prima e parto. Tutto avviene in modo fluido e coerente. Non avverto strattoni, picchi di potenza o anomalie. Innesto le marce più alte senza far salire i giri, mantenendo l’Alfa Romeo MiTo docile come un leoncino dopo cena. Mi accorgo istantaneamente che anche così le differenze sono notevoli. La già citata reattività del gas trova risposta in un modo brillante di prendere giri grazie ai ben 31 cavalli extra.

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Un ruolo importante lo giocano anche i nm di coppia che il Chipbox aggiunge. Per l’esattezza sono 41 e sembrano tutti disponibili subito laddove in precedenza soffrivo la mancanza di spinta e fluidità. Affronto vari scenari, autostrada inclusa, e il terzetto Normal (DNA), SPORT (del Pedal Booster) e Chipbox mi sembra la soluzione ideale per l’uso quotidiano che vede la MiTo tanto reattiva quanto fluida e docile.

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Ma si sa, il leoncino non può rimanere sazio per sempre. In lui dopo poco sopraggiunge una famelica voglia di sfoderare gli artigli per andare a caccia della preda successiva. Setto il Pedal Booster in PLUS e la MiTo in DYNAMIC e da qui in poi inizia una danza. La MiTo cambia faccia, ora è aggressiva, pronta, rabbiosa. L’elettronica tiene a bada la sua esuberanza anche quando provo in un tornante in salita a sprigionare tutta la sua potenza anticipando bruscamente il punto di accelerazione. Il Chipbox sapientemente tarato dai tecnici Seletron spalma con arroganza e decisione coppia e cavalli nell’arco giusto del contagiri senza manifestare vuoti o cali che spesso sono avvertibili quando non tutto dialoga nel modo corretto.

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A stupirmi è la costanza con la quale arriva la spinta e la facilità con la quale l’allora timido ago del contagiri ora sale con carattere. Il 1.4 MultiAir è noto per essere morto in alto come una buona parte dei piccoli turbo moderni. Qui Seletron con può fare miracoli ma è percepibile come ci sia ancora potenza laddove prima il vuoto la faceva da padrone. Dopo numerose prove e confronti (è facile con l’aggiunta di un componente in dotazione riportare l’auto alla configurazione di serie senza smontare nulla) giungo alla conclusione che il surplus di potenza sia avvertibile un po ovunque ma la fa da padrone nella zona centrale del contagiri.

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Scelta a mio avviso estremamente intelligente e conservativa che limita un eccessivo lavoro della frizione ma anche del motore. Motore che adesso canta e reagisce in modo completamente diverso. È vero, sono partito scettico, ma mi sbagliavo. Ora ho tra le mani una vettura così diversa dalla versione senza moduli che la tentazione di equipaggiare con tale sistema le altre “quattroruote” di casa è molto molto forte.

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È mia intenzione salutarvi ora, forse lasciandovi sulle spine ma altre prove non tarderanno ad arrivare e Luca non vede l’ora di provare la piccola di casa. In questa occasione non è stato possibile munirsi di dispositivi per rilevare i “freddi numeri” ne tantomeno eseguire una prova consumi dettagliata, ma è tutto in programma. Già, perché il progetto MiTo-Seletron continua e sono curioso di mettere alla prova questo sistema su tratte più lunghe e valutarne con precisione i consumi nell’uso quotidiano.

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Foto della sistemazione provvisoria e dunque non definitiva di cavi e moduli

 

Non di meno nasce in me la voglia di comprendere come si comporterà la piccola Alfa nel lungo termine esaminando i dati a mia disposizione a valutandone l’affidabilità in relazione alle modifiche apportate che al momento reputo molto sicure e stabili. Un plauso va ai tecnici di Seletron, a Emanuel e al suo team, che hanno realizzando un prodotto di grande qualità ascoltando le esigenze degli automobilisti e degli appassionati.

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Sapere che una realtà del genere parla italiano è motivo di grande orgoglio per noi, che come ben saprete valutiamo sempre con attenzione ciò che il nostro paese ha da offrire. Spero che Seletron sappia convincere con qualità e personalità gli scettici che, offuscati da prodotti arrangiati e provvisori pubblicizzati come oro da troppi competitor stranieri, bocciano a prescindere tali soluzioni. Chi scrive, come ben sapete, spesso contesta tutto ciò che insinua in lui dubbi o incertezze. Ho la presunzione di ritenermi consumatore ingenuo alla mercé di chi vuole approfittarsene. Ebbene, stavolta non mi sento così. Stavolta ho la certezza di aver a che fare con una realtà solida e seria come poche, a tal punto di voler adottare tali moduli sulle mie amate auto.

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Una su tutte la Giulietta Quadrifoglio Verde (la trovate qui) che potrebbe davvero stupire con questa cura rinvigorente. Siete ancora scettici? Avete ancora qualche dubbio? Scriveteci, contattate noi o Seletron per avere chiarimenti e verificate sul loro sito tutte le informazioni del caso. Saranno pronti ad ascoltarvi e a consigliarvi. Voglio salutarvi ricordandovi che noi non facciamo pubblicità, siamo recensori, appassionati tanto quanto chi legge. Se la nostra Alfa Romeo MiTo è rinata il merito è solo della professionalità dei tecnici Seletron. Ed è bene sottolinearlo per far luce nella mente di chi spesso, non conoscendo il prodotto, brancola nel buio.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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