Alfa Romeo Tonale e Dodge Hornet: a marriage made in hell?

C’è stato un momento nella storia dell’Alfa dove un importante ingegnere, alla presentazione di Giulia Quadrifoglio, ha ammesso senza mezzi termini che FIAT aveva mortificato per troppo tempo il Biscione. Che tutto ciò a partire dalla 164 erano FIAT ricarrozzate. Che Alfa non accetterà mai più piattaforme che non siano le sue.

Parole dure e forse non del tutto condivisibili, ma che ci avevano almeno catapultato in una dimensione con un’Alfa brand a se stante, esattamente come BMW. E così è stato con la Giulia: originale nella meccanica e nei motori, comunica quest’unicità anche nella componentistica e nell’infotelematica. Esatto, anche nell’infotaiment: per quanto distante dallo stato dell’arte si tratta di un impianto dedicato a questo brand, una chicca che non vanta nemmeno la più blasonata Maserati.

Comunque anche sulla Tonale sarebbe stato molto apprezzato un minimo di personalizzazione dell’interfaccia. Visto il prezzo, non è bello trovarsi lo stesso sistema di una Tipo.

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti. Con la Tonale in un certo senso abbiamo portato indietro le lancette dell’orologio, ma va detto che nei segmenti più popolari nessun costruttore premium ha soluzioni meccaniche e telaistiche uniche e particolarmente sofisticate.

C’è però un altro stratagemma per contenere ulteriormente i costi: il Badge Engineering. Con questa pratica due brand commercializzano la stessa auto che differisce al massimo per motorizzazioni, dotazioni e qualche lieve dettaglio estetico esterno, come disegno dei paraurti e fanali. E’ una pratica che funziona? Dipende.

Badge Engineering: qualche cenno

Dipende di che brand stiamo parlando. Se sono due brand generalisti e l’auto in questione è di poche pretese, potrebbe andare bene. E’ il caso di auto come la Mazda 121 e Ford Fiesta Mk IV, FIAT Tipo e Dodge Neon, Peugeot 107 e Citroen C1, le vecchie KIA Picanto e Hyundai i10, e così via.

Quando uno dei due brand è di rilievo, il discorso cambia. Il brand famoso è anche leader del mercato? Produce un’auto iconica e la sua qualità è indiscussa? Concedere allora ad altri il suo modello può essere una mossa furba per risparmiare. Degli esempi? Lotus Elise e Opel/Daewoo Speedster, Mazda MX-5 e FIAT 124, Subaru WRX Hatch e Saab 9-2x. Talvolta le controparti come in questo caso non sono cattive auto, ma la gente semplicemente non le ha preferite. Se il caso poi è come quello della Seat Exos, un’Audi A4 con motori ed equipaggiamenti peggiori, sa troppo di vorrei ma non posso e infatti non è andata bene.

Senza nulla togliere alla Elise, ma la Speedster la trovo stupenda!

La gente non ama spendere di più per la stessa auto specie se è la peggiore, quindi c’è il rovescio della medaglia. Vedi Aston Martin Cygnet e Toyota IQ, ma anche il caso Pontiac G8/Holden Commodore HSV e Pontiac GTO/Vauxhall VXR. Pontiac era un marchio storico americano sportivo che si trovava ad inseguire il mercato, non godeva in tempi recenti di una posizione privilegiata. Le varianti inglesi ed australiane hanno letteralmente ucciso l’immagine modelli americani con motori molto più potenti. TopGear nel 2004 nomina la Vauxhall VXR la muscle car dell’anno, merito di un look più aggressivo del modello originale e di un motore, il 6.0L V8 LS2 da 500 CV, capace di prestazioni notevoli, più potente di 100 CV di quello della Pontiac.

Il badge engineering ha seppellito Pontiac.

Il caso Tonale

L’Alfa ha una sorellina: si chiama Dodge Hornet, la sua produzione in pre-serie è già iniziata a Pomigliano d’Arco e sarà presentata ad Agosto. Non è la prima volta che c’è una collaborazione fra Alfa e Dodge: in passato la piattaforma della Giulietta diede luce alla Dart. Ma questo è un caso diverso: l’operazione più simile avvenuta in passato è… l’Arna.

Eccola qui, l’Hornet. Speriamo che con i motori stia buona buona… altrimenti, sono uccelli per diabetici!

Stavolta il disegno dell’Alfa è suo, ma sarà esattamente quello dell’americana. A meno del frontale e di alcuni elementi della carrozzia in plastica opaca a differenza della più costosa italiana, per ora non sembrano esserci altre differenze. Nemmeno sotto il cofano, ed ammesso che ce ne siano… pensare a motorizzazioni meno performanti richiede un notevole sforzo d’immaginazione.

Il frontale, forse definitivo

Esattamente come viene ormai difficile immaginare ad un’auto decisamente meno accessoriata e rifinita nella seconda metà del 2022. Quello che infatti per Alfa è stata una recente conquista, come i proiettori a LED, l’infotelematica più raffinata e l’ibridizzazione (specialmente mild), non lo è per molti altri competitors che anzi, offrono certe dotazioni anche dai tempi del lancio della Giulia.

Per gli interni non sembrano esserci differenze di rilievo. Manettino DNA a parte

Tutto questo, premesse sul badge engineering incluse, per provare a giustificare le mie (e non solo) preoccupazioni da appassionato. A differenza di quanto fatto, per esempio, con FIAT Tipo e Dodge Neon, dove si è venduta la stessa auto ma con brand diversi in luoghi diversi a seconda della loro popolarità, qui si immette lo stesso prodotto nello stesso mercato. Con la differenza che stavolta Alfa, marchio poco conosciuto alle masse americane e che comunque non gode del blasone di Mercedes e Audi, per dirne 2, si propone come semplice alternativa fighettina, senza dare veramente molto di più della più generalista ma sicuramente amata Dodge. Già per questo, la Tonale potrebbe calamitare l’odio di più di un americano.

Adesso però è arrivato il momento di sentire anche il vostro parere, al quale tengo molto. Pensate che Alfa rischi un enorme danno d’immagine nella speranza di vendere qualche auto in più? Oppure potrebbe essere una mossa astuta per avvicinare la clientela americana anche qualora comprassero Dodge? Scrivetecelo nei commenti e sui social!

Mauro Conte

Laureato in Ingegneria del Veicolo presso il dipartimento Enzo Ferrari di Modena con una tesi su un concept a guida autonoma per Maserati. Nella vita progettista con una malattia per le automobili. Sono su Piedi Pesanti per allargare maggiormente i miei orizzonti e conoscenze.

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