Panigale V4s: la principessa Ducati indossa un abito nuovo

Sentivate la necessità di una Ducati Panigale V4s ancora più raffinata della versione precedente? Bene, siete nel posto giusto e nel lato del mondo giusto per provare un po di orgoglio italiano. La Panigale V4s è tra noi, o meglio, lo sarà a breve. Ma di lei da qualche mese sappiamo già tutto. A inizio Febbraio (1/2) la Panigale V4s verrà presentata negli show-room Ducati in occasione dell’apertura della nuova stagione motociclistica. Ma bando alle ciance, so che di questa Panigale V4s volete sapere di più e non vi accontentate dell’attesa prima di provarla.

Ebbene la nuova rossa di Borgo Panigale fa venire i brividi anche da spenta. Linee tese ma subito riconoscibili la rendono diversa da qualsiasi altra moto presente sulla faccia della terra. Cattura a prima vista per lo sguardo cattivo di chi la sa lunga. Uno sguardo che azzarderei a definire umano per quanto profondo e incisivo. Niente a che vedere con la concorrenza perché non è un mistero che Ducati vuole fare di questa Panigale V4s il suo fiore all’occhiello. Il posteriore filante e affilato non lascia troppo spazio alla zavorrina, e in fondo è giusto così.

La Panigale V4s nasce per mordere l’asfalto delle piste più blasonate del mondo e la gita fuori porta è solo un modo quasi triste per sgranchirsi le gambe. Come ogni Ducati che si rispetti la Panigale V4s sfoggia il classico monobraccio posteriore, ormai segno distintivo di tutte le rosse dal giusto DNA.  Alla sua presentazione Domenicali ci ha tenuto a sottolineare quanto fosse raffinato il progetto precedente di Panigale V4s, chiarendo che questa ne è una evoluzione in termini di facilità e sicurezza. Una moto dunque più incisiva, efficace e semplice, capace di emozionare e coinvolgere senza la difficoltà che contraddistingueva la Panigale V4s “vecchia”.

 

 

Queste parole trovano riscontro in chi l’ha provata in esclusiva confermandoci la sua indole da straccia tempi. Con tutto ciò non bisogna pensare che la Panigale V4s sia una moto semplice in senso assoluto. Rimane una moto impegnativa per manici anzi polsi esperti che sappiamo spremere al massimo il suo potenziale. Potenziale che però è sulla bocca di tutti con numeri da spavento. La Panigale V4s è equipaggiata con il già iconico V4 di 90° da 1103 cm3 capace di 214cv, che tradotti in prestazioni mettono una spunta sulla voce : “velocità >315 km/h”. È uso comune dire che a una moto come questa manca solo la parola.

Niente di più sbagliato perché la Panigale V4s ha un tono di voce degno di un tenore dell’opera, e lo stupore acustico migliora se si opta per lo scarico Akrapovic omologato. La Panigale V4s non vuole far brutta figura neanche alla voce elettronica. L’ho scritto prima e lo ripeto. Questa Panigale V4s vuole essere facile, e per esserlo deve affidarsi a una elettronica da prima della classe. Nominare ogni singolo accessorio in tal senso sarebbe impossibile e inutile se non correlato da opportuna spiegazione, ma vi basti sapere che se mai proveremo la Panigale V4s metteremo alla prova ogni sua funzione nascosta e non.

Detto questo non mancano i sistemi di gestione della trazione, sistemi di assistenza alla frenata anche quando la moto è in piega, assistenza alla sbandata controllata per chiudere la traiettoria e varie “diavolerie” che hanno il solo scopo di rendere questa Panigale V4s più affilata ed efficace in ogni contesto. Non posso però non menzionare l’attenzione dei tecnici Ducati per quanto riguarda l’aerodinamica. Dalla sorella maggiore V4R la V4s prende in prestito le alette laterali che incrementano vertiginosamente il carico aerodinamico insieme alle altre accortezze. Si parla infatti di 25kg sull’anteriore quando la Panigale V4s sfreccia a 250 km/h. 

Potremmo stare qui ore a descrivere la bellezza e la raffinatezza di questa Ducati, ma risulteremmo noiosi e le altre informazioni le riserviamo per un momento speciale ovvero una bella prova sul campo. Sappiate però che questa folle creatura non rappresenta affatto una rinuncia nei confronti della sorella maggiore V4r. È un prodotto tanto simile quanto radicalmente opposto. Se la V4r è la moto definitiva per la pista, la V4s vuole essere una via di mezzo capace di dire la sua tra i cordoli senza risultare troppo snervante nell’uso su strada.

Benvenuta V4s, questo nuovo vestito per il 2020 ti ha dato nuova verve e siamo certi che oggi come “allora” saprai fare la voce grossa. Saprai mettere a tacere la spietata concorrenza che ambisce a un posto sul trono. Ducatisti, siete avvisati, questa Panigale è una moto pazzesca; l’assegno da staccare si avvicina paurosamente ai 30 mila euro. Questo è il prezzo da pagare per mettersi in sella a qualcosa di più unico che raro nel panorama motociclistico italiano.

 

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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