Suzuki Jimny: altro che successo è un addio forzato!

Nelle scorse ore Suzuki ha diramato un comunicato che ci ha insospettito. Il marchio orientale non è solito a trovate del genere, anzi, da sempre lo ricordo come trasparente e “sincero”. Questa volta però qualcosa è andato storto. Suzuki afferma di aver venduto tutte le Jimny previste per il 2020. Com’è possibile che in meno di un mese, un piccolo fuoristrada possa avere tale richiesta da invalidare altre vendite e dunque consegne per un anno intero? Molti si sono complimentati con Suzuki. “ Questa è la prova che il Jimny è una vettura con le carte in regola ed è giusto che venda bene. Brava Suzuki! ”.

In fondo un po anch’io la penso così. Dalle sue prime edizioni la Jimny mi ha affascinato e stupito. Difficile racchiudere tanta qualità e tanto carattere in qualcosa di così piccolo. Eppure la Jimny ci riesce e lo fa rinunciando solo a qualche rifinitura che su auto del genere non è certo la priorità. Questa ultima edizione della Jimny è piaciuta parecchio. Ha messo d’accordo anche i più scettici. Quando l’ho incontrata la prima volta morivo dal desiderio di provarla. All’epoca non fu possibile ma chissà magari il 2020 ne porterà una ai Piedi Pesanti. Ma torniamo a noi. La piccola fuoristrada è davvero così richiesta che la casa madre si ritiene soddisfatta di quante ne ha prodotto finora? Secondo me c’è qualcosa che Suzuki non vuole dirci.

In Europa si sta combattendo una battaglia ecologista che guarda caso vede nelle auto la massima espressione di inquinamento e trasgressione. Nell’ultimo anno molte sono state le sanzioni economiche nei confronti delle case con auto ritenute più inquinanti del previsto. Se non vado errato la Suzuki dichiara per la Jimny 154 g/km di emissioni di CO2 nel ciclo NEDC che diventano ben 180 g/km nel ciclo WLTP. Questo dato apparentemente insignificante se inquadrato nel contesto giusto ci regala un’incredibile verità. Entro il 2021 infatti tutte le case automobilistiche dovranno correre ai ripari per rientrare nei 95 grammi per chilometro sanciti dall’Unione Europea. Ciò significa che auto come la Jimny sarebbero automaticamente fuori dai giochi avendo emissioni ben più alte del limite massimo.

Non è impensabile tra l’altro che la scelta di Suzuki abbia un senso anche a breve termine. L’Unione Europea infatti ha una serie di regolamenti inerenti alle emissioni che le case devono rispettare anche per il 2020. La Jimny allo stato attuale non rientrerebbe neanche in quei criteri omologativi ma la Suzuki se la caverebbe comunque pagando una multa abbastanza consistente. Probabilmente il marchio orientale dopo un’attenta valutazione ha pensato che le entrate non fossero tali da giustificare un esborso così consistente di denaro ed ecco allora che noi tutti possiamo dire addio alla tanto amata Jimny. È un vero peccato. Da “fan” di questo genere di vetture mi dispiace vedere la massima rappresentante della libertà in scala fatta fuori dai giochi.

E mi dispiace ancor di più constatare la triste realtà, che mi pone davanti a scelte etiche o meglio ecologiste che in fondo sono armi a doppio taglio. Vi dico la mia senza rinnegare la vena polemica che ormai mi contraddistingue. Se la Jimny non è più disponibile, una buona porzione di chi aveva pensato di acquistarla a fine anno le rimarrà fedele. O meglio. Non poter avere l’ultimo modello di Jimny espone la clientela a fare delle scelte. A tal proposito il Jimny è una vettura così particolare che difficilmente potrebbe essere rimpiazzata da una qualsiasi utilitaria. Se vuoi un Jimny compri un Jimny ed ecco quindi che il mercato dell’usato con qualche anno alle spalle torna interessante. Di Jimny di 5/6 anni ne esistono parecchi in vendita. Quindi, molti, ingolositi anche dal risparmi e dalla sostanziale identica esperienza d’uso si orienteranno verso questi modelli. Cosa significa? facile.

Un Jimny con molti anni di onorata carriera alle spalle non è ne più sicuro ne meno inquinante della versione attuale. Anzi, lato inquinamento potrei scrivere un articolo a parte. Ciò è purtroppo indicativo della direzione che sta prendendo il mondo. I marchi che dalla loro hanno sempre grandi responsabilità e giocano a fare i furbi, si ritrovano adesso in una battaglia in stile Davide contro Golia. Battaglia dalla quale già stanno uscendo sconfitti e ne stiamo uscendo sconfitti tutti noi nonché il pianeta.

Auto anziane significa a volte maggior inquinamento, quindi non arrabbiatevi se paragono il nostro odierno sistema a un cane non troppo brillante che si morde la coda. Per il resto, cara Suzuki e caro Jimny, addio. Il marchio orientale oltre a Jimny e Swift non ha un granché sul mercato, ora poi, con questa batosta, le cose si complicheranno per tutti e difficilmente vedremo Suzuki con gli stessi occhi. E voi? Cosa ne pensate ?

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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