Hyundai Santa Fe: diversa per scelta

La Hyundai Santa Fe che “guideremo” nel 2021 è ciò che mancava nel listino delle agguerrite coreane. I tecnici parlano di restyling ma di fatto basta osservarla per comprendere che è stato condotto un lavoro molto più profondo. Un suv coì ben rifinito mancava al “gruppo Hyundai”, e la notizia di questo nuovo modello penso meriti la giusta attenzione. Basta osservarla nel complesso la Hyundai Santa Fe per capire che è un insieme di più dettagli e di una ricercatezza sconosciuta a molti altri brand. Ho sentito alcuni giornalisti definirla anonima. Le muovono l’accusa di esser troppo simile a qualcosa della quale non hanno memoria. Una mossa meschina e subdola per screditare un prodotto che a mio avviso si dimostra (almeno sulla carta” validissimo.

Il design segue un filone ben chiaro, quello dettato qualche anno fa dalla sorella minore Kona. Ampia calandra e gruppi ottici molto assottigliati. Di fatto una soluzione che rende la Hyundai Santa Fe subito riconoscibile. È infatti difficile confonderla con altre vetture sul mercato, e se pensate a quanto si sia omologato il mondo delle auto, questo è un vantaggio di una certa “importanza”. L’anteriore così disegnato ha una dose di personalità e grinta che farà gioire chi per suv intende davvero sport utility vehicle. L’ampia calandra ha una trama esagonale di dimensioni molto generose. Ricorda quasi la bocca uno squalo balena per forma e “cattiveria”.

Hyundai Santa Fe

La Hyundai Santa Fe e le sue linee aggressive

Forse la parte alta del “muso” ricorda troppo da vicino la Jeep Cherokee, tuttavia è complicato fare miracoli se si è alla ricerca di fari dalle dimensioni così contenute. Il tripudio di led non passa inosservato e ben si raccorda alle parti cromate di questo anteriore che quasi quasi si atteggia a sportivo di razza. Piacevoli anche le sottili prese d’aria immediatamente sotto i fari e la parte bassa apparentemente ben rifinita senza troppe stravaganze. Anche la vista laterale conferma questa sensazione di equilibrio e armonia, ma aggiunge una certa dose di “mastodoncità” che su auto del genere non guasta mai. Bello il taglio dei finestrini e la scanalatura che domina la parte centrale delle portiere.

Hyundai Santa Fe

Il posteriore purtroppo risulta meno esclusivo ma non per questo poco riuscito. Sono evidenti i cenni stilistici alla versione attuale seppur con qualche novità come il fascione “luminoso” che collega i gruppi ottici. Non sono un amante di tale soluzione ma comprendo che la moda impone scelte simili, quindi ben venga questa capacità d’interpretare ciò che la clientela desidera. Parte alta dunque piacevole. Scendendo però la sensazione muta con una certa rapidità. Una sorta di alloggiamento per gli scarichi finti rovina l’insieme. Sembra quasi che i tecnici orientali abbiamo dedicato al posteriore della Hyundai Santa Fe solo i pochi minuti finali prima di chiudere il progetto. La scelta stilistica sembra ancor più assurda considerando che lo scarico “vero” è ben posizionato sul lato basso di destra.

Peccato, è un dettaglio che ci fa storcere il naso anche se fondamentalmente potrebbe essere irrilevante per molti. A discolpa della Hyundai Santa Fe c’è da dire che questa soluzione è forse dovuta alla motorizzazione ibrida che come ben saprete tende a nascondere tutto ciò che sporca/inquina. Difficile invece contestare gli interni che si sviluppano in modo omogeneo su tutte le superfici. A bordo della Hyundai Santa Fe sorrideranno sia gli ipertecnologici che i “dinosauri” come noi. Non mancano cruscotto digitale, schermo dalle importanti dimensioni e un’infinità di accessori. Tuttavia rimangono fulcro dell’esperienza d’uso i comandi analogici che dominano plancia e consolle centrale. Per non parlare della goduriosa assenza di plastiche di colore nero lucido, ormai standard per molti marchi.

Niente plastiche cheap e niente minimalismo. Ben fatto

Brava Hyundai, hai avuto il coraggio di accontentare tutti con una soluzione piacevole seppur non alla moda. Cosa non semplice da realizzare stando a quanto propone la concorrenza. Non si può tacere infatti su questo argomento. Molti costruttori propongono una digitalizzazione totale spacciandola non solo come unica soluzione ma anche come scelta di classe, lusso e tecnologia. Alcuni  addirittura parlano di prestigio ed evoluzione proponendo schermi ovunque. Ebbene Hyundai Santa Fe li rimette tutti in riga dimostrando che è possibile innovare senza ricorrere al becero minimalismo costruttivo. Eh già, perché non dobbiamo illuderci o fidarci di chi dice che la soluzione full digital sia la più costosa. Produrre infatti bottoni, bilancieri e selettori è cosa assai dispendiosa. Ben più di un paio di schermi con software e hardware pre configurati ad hoc.

Hyundai Santa Fe

Attenti dunque, perché spesso la realtà viene travisata. Saggia anche la nuova soluzione proposta per il cambio automatico. Piuttosto che utilizzare un comando classico la Hyundai Santa Fe sceglie il nuovo “Shift By Wire”. Questo sistema consiste nel sostituire completamente le parti meccaniche del cambio presenti nei pressi dell’abitacolo. Significa rinunciare a tutti gli ingombri che tale tecnologia portava in dote. Così facendo ogni comando viene trasmesso attraverso cavi e centraline, utilizzando come portaoggetti o “tasche” gli spazi “liberati”. Bella soluzione, che ci sentiamo di sostenere alla luce di ciò che sappiamo di questo cambio. Chi ne sa più di noi lo descrive come un’unità sufficientemente veloce e vellutata per l’auto in questione. Ritengo logico disporre di un cambio simile su una vettura più votata ai “viaggi” che alla pista. E se ciò permette di guadagnare un po di spazio senza compromettere chissà quanto le prestazioni ben venga.

Ancora incognite sui motori ma speriamo presto di poter racimolare qualche informazione attendibile. Insomma questa Hyundai Santa Fe è un’auto di livello. Ben rifinita, comoda e personale potrebbe davvero conquistare molti interessati all’acquisto di un suv di medie dimensioni. Personalmente, qualora fossi alla ricerca di una vettura simile, la prenderei in considerazione. Ha il carattere e l’esclusività che mancano alle sorelle europee e americane. Seguiremo da vicino gli aggiornamenti, sperando quanto prima, nel 2021 di poterla vedere e provare dal vivo.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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