Lancia Delta Integrale elettrica: non rubatele l’anima

Udite udite dalla Francia tutti parlano di una Lancia Delta Integrale elettrica. Non lasciatevi subito sopraffare dalle emozioni e dagli insulti che vorreste rivolgere a chi ha avuto questa “brillante” idea. È cosa nota che il retrofit va di moda. Amos insegna che la Lancia Delta Integrale ha ancora un fascino enorme nonostante gli anni di servizio. Bastano poche modifiche per renderla ancora affascinante e piacevole senza snaturarne l’essenza. D’altronde non vi nego che anche il modello degli anni 80 ancora sa farsi rispettare. Quando però ho letto la notizia di questo restomod o retrofit in chiave elettrica mi sono venuti i brividi.

 

 

Da appassionato identifico la Lancia Delta Integrale come una vettura appartenente all’olimpo sacro delle emozioni. Una di quelle auto che vorrei vedere originale o con al massimo livrea Martini sempre e comunque. Insomma qualcosa che possa esser “modificato” solo nell’estetica. Le prestazioni su gioielli del genere sono irrilevanti. Mi spiego meglio. Un’auto con una storia così magnifica merita quella sensazione di purezza e verginità che solo un’auto originale può, a mio modesto avviso, trasmettere. Poi però è arrivato Amos che con la sua Delta Futurista ha cambiato le carte in tavola. Un’operazione complessa ma fatta con il cuore. Una scelta ben precisa di dare nuovo lustro alla regina indiscussa dei rally. Ecco allora che forse qualche modifica, in casi così eccezionali, possiamo anche sopportarla.

Lancia Delta Integrale

La Lancia Delta Integrale elettrica parlerebbe francese

Lo stupro però per mano elettrica proprio no. Auto come la Lancia Delta Integrale non possono e non devono subire dei processi di “ammodernamento” simili. Anche solo pensare che qualcuno possa sacrificare una Deltona originale per elettrificarla mi sembra follia pura. Già di per se la Lancia Delta Integrale è una vettura molto ambita, se poi qualcuno pensa di “destinare” alcuni esemplari all’elettrificazione totale, sarà ancora più difficile preservare la sua integrità. Ma veniamo al dunque. La società dietro questa “brillante” operazione è la GCK Energy, che con passaporto francese vuole “devastare” un patrimonio italiano. Vi suona familiare? La cosa sembra ancor più clamorosa se pensiamo che a capo di tutto c’è Guerlain Chicherit. Pilota di rally con un palmares di tutto rispetto sembra aver perso la bussola.

Lancia Delta Integrale

Come può un pilota e dunque un appassionato non celebrare un mito coma la Lancia Delta Integrale? Come può uno che il mondo dell’auto lo vive davvero pensare di poter elettrificare una Delta? Non sta a me dirlo. O forse non voglio sbilanciarmi con parole e concetti che potrebbero urtare la sensibilità di molti. Sta di fatto che ultimamente inizio a dubitare della passione di chi con le auto ci ha costruito una vita. Temo che il dio denaro abbia conquistato anche i più resistenti. Dunque marketing ma a che prezzo e rivolto a chi? Quale folle appassionato sarebbe disposto ad acquistare una E-Integrale? Già perché il kit di conversione denominato E-Retrofit Premium rinominerà in parte le vetture che lo potranno montare e di fatto creerà una nicchia di prodotti d’epoca e magari di valore a propulsione elettrica.

Lancia Delta Integrale

Non permettiamo a questo meccanismo malato di rubarci la passione

Provo tristezza nel battere queste righe e ci tengo a sottolineare che questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Qualora questo primo esperimento sulla Lancia Delta Integrale dovesse aver successo, i francesi sono pronti a lanciare altre versioni dello stesso kit per altre auto. Immaginatevi una Stratos, una Montreal , una 131 Abarth e simili private della loro anima.

Private di quel cuore che per tanti anni ha battuto e ruggito emettendo sempre quel piacevole odore di olio e benzina del quale difficilmente possiamo fare a meno. Cari lettori, ben venga l’ibrido o l’elettrico (seppur sofferto) come “strategia” antismog, ma non permettiamo a nessun di demolire dei mostri sacri in nome di una evoluzione che non esiste. Non permettiamo a nessuno di distruggere la storia della nostra industria automobilistica. Non permettiamo a chi è privo di passione, d’impossessarsi di auto come la Lancia Delta Integrale che ogni vero appassionato vorrebbe custodire gelosamente nel proprio garage.

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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