La Giulia “senza niente”. Ecco com’è davvero.

Quando nel 2015 fu presentata la Giulia Quadrifoglio alcuni mossero delle – legittime – obiezioni perché se quella era la versione per pochi, come sarebbero state le Giulia per tutti?

Un anno dopo cominciarono ad arrivare nelle concessionarie; la stragrande maggioranza era Grigio Vesuvio con i cerchi multirazza, le pinze freni gialle e gli interni tabacco, poi c’erano le Blu Montecarlo, con gli interni neri o chiari ed infine, nascoste dietro, comparivano timidamente i modelli base, destinati alle flotte ed ai noleggi.

Base lo erano sul serio, esattamente come la concorrenza dell’epoca. Fari alogeni, cerchi da 16 pollici, niente navigatore, schermi di dimensioni ridotte, niente sensori di parcheggio e niente keyless.

Attorno a queste configurazioni si sono accesi gli animi scatenando flame infiniti sui social dove, ancora oggi, gli alfisti più fortunati se la prendono additirrura con i possessori di Giulia con i fari alogeni insultando ingiustamente le macchine degli altri.

È vero che la forma dei fari della Giulia è chiaramente concepita per ospitare il proiettore lenticolare degli xeno e la firma luminosa – aggressiva e che completa la linea del frontale – della luce diurna a LED, però la Giulia è anche altro.

Mi è capitata l’occasione di poter provare a lungo una Giulia di queste. 2.2 turbodiesel 150cv, manuale, base. Al di là dell’eccitazione subito accesa dalla bellissima leva del cambio “ad acca” della quale si sente terribilmente la mancanza sulle versioni a benzina e Veloce (oltretutto purtroppo ormai è sparita definitivamente dai listini) la prima cosa che è saltata alla mia attenzione è che la leggendaria capacità di stare in strada della berlina italiana non è stata praticamente intaccata dai pneumatici con la spalla più alta, né tantomeno dalla mancanza del corollario di optional.

Chiaramente venendo da una Veloce a benzina la differenza di potenza è notevole e fa sembrare questa Giulia 150 cv “ferma” ma in termini assoluti ferma non è. La coppia e la risposta del 2.2 è vigorosa ed istantanea. In dynamic la lancetta del contagiri segue in maniera fedele la pressione del pedale facendo sorridere e riportando alla mente quasi le risposte delle prime iniezioni elettroniche montate sulle Alfa 75.

La leva del cambio manuale Getrag è corta ma gli innesti sono leggermente contrastati, molto piacevoli ma non goduriosi come ci si aspetterebbe da una macchina pensata per il piacere di chi guida. Niente paura, sono finezze alle quali solo pochi “fanatici” come il sottoscritto fanno caso. Ai più rimarrà il sorriso sulla bocca dopo ogni cambiata, assistita anche da una frizione non particolarmente pesante o tediosa in città. Per dovere di cronaca voglio ricordare che il manuale delle quadrifoglio è differente e restituisce un feeling migliore.

Ma tornando al 2015, il presentare la Quadrifoglio per prima, basando sulla “Alfa modenese” tutto il resto della gamma significa che l’auto sulla quale state viaggiando è meccanicamente, telaisticamente la stessa in grado di danzare con 510 cavalli e la cosa si percepisce dannatamente bene.

La Giulia in prova, come detto, non ha certo le sospensioni a controllo elettronico o il differenziale del Pack Performance. Le gomme a spalla alta, deformandosi, restituiscono un impercettibile ritardo delle sterzate più brusche ma, esattamente come valeva per il cambio, sono sensazioni quasi impercettibili che il cliente per il quale era stata pensata questa versione non avrebbe mai notato. Nonostante questo è una delle auto più divertenti di sempre e non ho paura ad azzardare che, in un certo senso, mi diverte più della Veloce.

Innanzitutto è più leggera e si sente! La minore potenza poi la rende meno impegnativa, più gestibile, con i 150 cavalli della sua scuderia personale, i limiti altissimi che è in grado di raggiungere la berlina sono pressoché irraggiungibili. Se la Veloce in alcune circostanze ti fa sudare, la “piccola” no. Ti fa solo divertire e godere ad ogni curva per il suo sterzo leggendario (con un rapporto di 11.8:1), la sua capacità a tratti impressionante di stare “lì” esattamente dove tu vuoi che stia, la sua telepatia nel seguire lo sguardo del guidatore che seduto in una posizione di guida perfetta, entrando in curva dopo una scalata rapida con la bellissima leva, riderà di gusto perché questa, allestimento o motore che sia, rimane la stessa berlina Alfa che abbiamo aspettato per decenni e che per altrettanti anni rimarrà sugli sfondi dei nostri telefoni e riposta nei nostri cuori, tra le cose più emozionanti.

Luca Santarelli

Sono Luca, Piede Pesante degli anni ’80. Da bambino volevo fare il ferroviere, il "guidatore" o il pilota di F14. Mi piace tutto quello che ha un motore e fa rumore (anche le bici però) tanto che, di usare cose a motore rumorose, alla fine ne ho fatto una professione. Mi piace anche viaggiare e fare le foto, sono qua anche per questo. Non mi piacciono il sottosterzo, gli scarichi finti e soprattutto quando arrivi al Bar per fare colazione e sono finiti i cornetti! Benvenuti su Piedi Pesanti.

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