Mahindra Goa 4×4 ribaltabile: un lavoratore instancabile

Alcuni veicoli prima di essere giudicati meritano un test profondo, ed è il caso del di questo Mahindra Goa 4×4 ribaltabile. Sulle prime potrebbe lasciare perplessi i più scettici eppure ha tanta qualità che non ostenta e nel tempo ho imparato che in Mahindra sono così: discreti ma funzionali. In Europa il marchio indiano è poco conosciuto e spesso chi non l’ha avuto lo vede come una scelta votata al risparmio quando in realtà è un marchio specialistico per l’Off Road, senza contare la scuderia Mahindra Racing in Formula E.

Con questa GOA, Mahindra si rivolge infatti a tutti coloro che nel compiere il loro mestiere hanno bisogno di un prodotto solido, funzionale e inarrestabile.

Mahindra Goa 4x4

Senza ombra di dubbio posso confermarvi che il Mahindra Goa 4×4 è tutto questo ma anche di più. Il primo contatto non è stato certamente lo stesso che si può avere con un mezzo più “automobilistico”, più vicino al nostro mondo. Sceso da auto “comuni” dunque non da lavoro mi sono trovato in una realtà completamente diversa, ma non ostile.

Il Goa sa a suo modo mettervi a proprio agio, coccolarvi, soddisfarvi. Ritiro il mezzo velocemente senza badare troppo all’estetica che valuterò solo in un secondo momento in compagna di Luca. L’interno accoglie con dei sedili comodi e rigidi il giusto, poco contenitivi ma d’altronde non siamo in pista. Stupisce l’altezza da terra davvero importante che richiede una certa agilità per salire a bordo. Chiave in mano e penso di essere negli anni 90. Keyless questo sconosciuto. La tecnologia lascia spazio alla praticità e il Mahindra Goa 4×4 ha una chiave per l’accensione e un telecomando per sbloccare le portiere.

Mahindra Goa 4x4

Chiave nel quadro. Si parte. Mi aspettavo un trionfo di vibrazioni e sussulti invece…. La pace. Il 2.2 turbo diesel di origine europea si sveglia dal letargo con la grazia di un gattone che si stiracchia al risveglio. Certo non nasconde la sua cilindrata “importante” eppure me lo aspettavo meno raffinato. Ero terrorizzato dalle critiche di alcuni ex possessori di Mahindra del passato che me le avevano descritte come auto eccessivamente rumorose. Non è il caso di questo “pick-up”. Innesto la prima e qui vengo travolto dalla seconda sorpresa. La frizione leggera e il cambio lungo ma preciso mi fanno pensare a una meccanica non così scadente come alcuni vorrebbero far credere. Rilascio la frizione, stacca davvero in alto, ma basta farci l’abitudine e dopo pochi minuti non si nota più nulla. I primi chilometri sono i migliori per fare amicizia.

Mahindra Goa 4x4

Entro subito in sintonia con il motore, sornione ai bassi ma pronto se gli si chiede qualcosa nella zona centrale del contagiri. Quest’ultimo mi stupisce per regolarità e fluidità. A volte alza la voce, ma in generale lo vedrei bene anche su qualche automobile di dimensioni e pesi simili. Ben fatto. I 140cv sono spalmati bene e la sensazione è quella di avere anche dei consumi ragionevoli. Anche i freni fanno il loro lavoro egregiamente. Merito anche delle ruote che hanno una buona impronta su strada, fermano il Mahindra Goa 4×4 in modo repentino, e lo stesso si scompone solo nelle frenate più brusche, oserei dire violente. Chiaramente il peso si sente e chissà che tipo di resistenza ha un impianto di questo tipo. A occhio comunque, salvo casi eccezionali, la sensazione è quella di sicurezza. Non può però esser tutto oro quello che luccica. Al cambio estremamente morbido e preciso il giusto si contrappone uno sterzo poco sensibile e con un angolo morto abbastanza marcato. La sensazione di elasticità e artificialità è sempre eccessiva. Se stessimo parlando di un SUV sportivo o di una berlina pepata non vi nego che sarebbe bastato questo dettaglio a bocciare tutto il progetto, ma parlando di un mezzo da lavoro forse comprendo meglio questa decisione.

Mahindra Goa 4x4

Infatti il peso importante e la possibilità di caricare l’infinito richiedono delle sospensioni tarate ad hoc. Difficile dire se siano troppo dure sulle sconnessioni o troppo morbide il curva, concretamente però è sempre consigliabile uno sterzo meno pronto al fine di non rischiare di sbilanciare tutto il carico e tutto l’assetto alla minima sollecitazione. Percorrendo un tratto autostradale ho infatti apprezzato questa mancanza di immediatezza perché nel complesso penalizzerebbe di molto il confort. Allo stesso modo però proprio causa sterzo il Mahindra pecca d’agilità. Lo si nota nei tornanti e nelle svolte più impegnative. In cerco poco tecnico riassumerei dicendo che ha “poco sterzo”.  Altra nota apparentemente stonata è rappresentata dagli indicatori di direzione/bilancieri dei tergicristalli. Come vedrete dal video, che vi lasciamo nella finestra in alto, questi comandi sono invertiti perché in India le specifiche così prevedono.

Mahindra Goa 4x4

Quando andrete a “mettere” una freccia si azionerà inevitabilmente il tergi anteriore con conseguente strombazzata di chi vi segue perché non può di certo prevedere le vostre intenzioni. Stesso discorso dicasi per i tergicristalli. In uscita dalla galleria avete appena preso una delle frequentissime goccioline che cadono dal soffitto? Bene, l’istinto vi farà azionare i tergi ma in realtà avete appena messo la freccia verso destra. Sulle prime vi farete una risata ma prima di farci l’abitudine la cosa potrebbe infastidire. Questo però era vero per l’esemplare provato, uno dei primi importati in Europa, caratteristica poi “corretta” su richiesta di Mahindra Europe e standardizzata alle specificehe europee.

Altra scelta (almeno per me) incomprensibile riguarda l’inserimento della retromarcia. Il gesto da compiere è troppo simile a quello che vede come protagonista l’inserimento della prima marcia e mi è capitato al semaforo di lasciare in folle per qualche secondo ed erroneamente di mettere la retro al posto della prima, facendomi trasalire nel vedere il furgone dirigersi violentemente verso una Classe A nuova di pacca.

 

Mahindra Goa 4x4

Per fortuna ho i riflessi ancora funzionanti e ho prevenuto il danno. A onor del vero c’è un cicalino e una scritta sulla radio (REVERSE) che avvisano dell’inserimento della retro, ma basta essere soprappensiero o con la musica per effettuare una partenza al contrario.

Non mi ha convinto neanche il sistema di chiusura “centralizzata”. Una volta bloccati gli sportelli dall’interno la maniglia non li sblocca ed il blocco andrà disinserito manualmente. Bisogna ricordarselo.

Non particolarmente comodo ma naturalmente si parla di un mezzo da lavoro, il comfort sta altrove.

Mahindra Goa 4x4

Qualche sosta mi da l’occasione di valutare l’interno. Le finiture ricercate lasciano spazio alla solidità e alla concretezza. Ogni plastica è inevitabilmente croccante ma solida; sarà difficile scalfirlo. Certo non aspettatevi superfici morbide o accortezze simili. Il tunnel centrale dove trovano spazio il cambio, il freno a mano e il selettore del 4WD traballa un po se sollecitato però non sembra malvagio in termini di resistenza. Non voglio girarci troppo intorno, la sensazione è che questo Mahindra Goa 4×4 sia fatto per durare parecchio. Forse l’interno potrebbe graffiarsi ma è quasi impossibile lacerarlo o peggio scalfirlo. Dimenticatevi anche la tecnologia. A bordo di questo mezzo la vostra attenzione sarà tutta al lavoro che state per affrontare. Zero spazio alle distrazioni. Per comodità non manca il Bluetooth, ma sono assenti funzioni multimediali, comandi al volante, navigatore e affini. La strumentazione è sobria, non ha schermate modificabili o personalizzabili. Giusto un trip sui km parziali e l’autonomia residua. Niente consumo medio o istantaneo, niente orologio. Nulla.

Mahindra Goa 4x4

Discorso analogo dicasi per la radio che oltre ai classici comandi e al tasto di risposta per le chiamate non presenta più nulla. Anche il clima non è al passo con i tempi. Completamente manuale si dimostra però tremendamente efficace con una modalità denominata “AC HIGH” che farebbe venire i brividi ai pinguini. In AC LOW non abbiamo mai avuto problemi. Refrigerio più che sufficiente anche con la ventilazione al minimo. È il momento di osservarlo da fuori. Per farlo scegliamo uno scenario in mezzo ai boschi bergamaschi. Una radura per l’esattezza con erba alta e bagnata. Il timore era quello di rimanere impantanati data anche la notevole pendenza. Nulla di più sbagliato. Non sono servite neanche le ridotte perché è bastato ruotare il selettore della trazione su 4WD per lanciare l’inarrestabile Mahindra Goa 4×4. Scesi dal veicolo lo abbiamo osservato attentamente scoprendo che sembra quasi più alto che largo. Sensazione lecita perché, seppur dotato di dimensioni importanti, il Goa è meno largo del previsto.

Mahindra Goa 4x4

Il titolare della EdilGrimar (l’impresa che ci ha messo a disposizione il mezzo) ci conferma che questa soluzione è a lui molto gradita. Usando spesso il Mahindra Goa 4×4 anche in città riesce con questa larghezza ridotta a entrare dove gli altri rimangono fuori. Un vantaggio non da poco se considerata le notevoli capacità di carico non solo in termini di  attrezzatura ma anche materiale. Ed è qui che emerge la vera indole del Mahindra Goa 4×4. La sua capacità di adattarsi alle più svariate attività ne fanno un mezzo multifunzionale pronto ad affrontare anche le sfide più complicate. Mi vengono in mente lavori di giardinaggio con dosi importanti di “rifiuti” da smaltire. Ecco che il cassone vi salverà la vita. Certo caricare rimane l’operazione più complicata considerando l’altezza, però abbassando le sponde il lavoro  è decisamente semplificato. Una volta giunti in discarica basterà azionare il comodo telecomando, interno ma estraibile, per scaricare tutto ciò che avete precedentemente caricato.

Mahindra Goa 4x4

La possibilità di scaricare anche di lato amplifica la sensazione che questo mezzo abbia delle capacità di adattamento uniche. Di questo però spero di parlarvene meglio in un video/articolo dedicato. Nota dolente: il posizionamento errato di un perno rende di fatto impossibile ribaltare il cassone di lato. La svista non è di Mahindra ma della ditta che ha realizzato il cassone. Non vi parlo ora di questo argomento perché stiamo cercando di contattare l’azienda per capire cosa si può fare per ovviare a questo difetto o per rimediare ad alcune nostre incapacità (qualora fosse nostra la colpa). Ritornerei brevemente sugli esterni. Il look non è ne originale ne tantomeno assurdo come altri prodotti “stranieri”. L’anteriore convince e ha una buona dose di cattiveria enfatizzata dalle ampie prese d’aria, dalla calandra imponente e dal cofano. Si il cofano, che in barba alle più blasonate “supercar” si munisce di una VERA presa d’aria per raffreddare il motore. Ma non è tutto. Lo stesso cofano è mastodontico. Come ha detto il buon Mauro (che ricorderete per link 1 e link2 ) sembra debba accogliere un V10. Sapete cosa vi dico?

Lo avrete notato, questo Mahindra Goa 4×4 non è sicuramente l’autocarro più fighetto in circolazione, eppure è un vincente. Basta guidarlo per capire che vuole a tutti i costi aiutarti nel fare ciò che devi fare. È sempre pronto a dare il meglio anche nei terreni impervi dove tutta la concorrenza rimane inevitabilmente dietro. È robusto, possente, di carattere. Non ha ADAS e tecnologia ma non è nato per questo. Vuole lavorare senza fronzoli ricordando ai più scettici che ciò che non c’è non si rompe dunque ben venga questo suo essere spartano. In questa nostra insolita declinazione che definiremo “Vanghe Pesanti” ci sentiamo di promuoverlo e di consigliarlo perché ha un prezzo d’attacco interessante e praticità a non finire. Siamo adesso curiosi di mettere alla prova altre Mahindra perché un marchio così sottovalutato potrebbe in realtà davvero riservarci delle sorprese. E voi? Cosa ne pensate

In un momento difficile come questo ci è sembrato interessante l’iniziativa che Mahindra, in collaborazione con Fiditalia, propone un finanziamento agevolato con pagamento della prima rata dopo 6 mesi, con inclusi 3 anni di Polizza Furto e Incendio gratuiti.

VANTAGGI FISCALI

Mahindra GOA Pik Up Plus è detraibile al 130%, oltre alla tassa di circolazione ridotta grazie all’immatricolazione N1-Autocarro.

MAHINDRA GOA PIK UP PLUS

A PARTIRE DA  € 14.900

PRIMA RATA DOPO 6 MESI

ANTICIPO ZERO, FURTO E INCENDIO OMAGGIO PER 3 ANNI.

Versione                                                       Listino                Incentivo al pubblico                  

GOA Pik Up Plus SC S6 2WD                     €  14.900            Anticipo zero, Prima rata dopo 6 m

                                                                                                  Furto e Incendio gratuiti per 3 a

GOA Pik Up Plus SC S6 4WD                     €  18.700

GOA Pik Up Plus SC S10 4WD                   €  19.900

GOA Pik Up Plus SC RT S6 4WD                €  21.950

con cassone ribaltabile trilaterale

GOA Pik Up Plus DC S6 4WD                     €  19.320

GOA Pik Up Plus DC S10 4WD                  €  20.520

(tutti IVA esclusa, trattandosi di autocarro)

Ermanno Ceccherini

Quando è tempo di presentazioni sono sempre un po’ perplesso. Presentarsi può essere una banalità, una prassi semplice e quasi automatica se la si fa istintivamente e senza troppi pensieri. Pensate a quando vi presentate con qualcuno e 10 secondi dopo nessuno dei due ricorda il nome dell’altro. Ma se la presentazione ha un significato più profondo e fa parte di una relazione che si spera essere poi duratura, allora le difficoltà salgono. Ed è questo il caso. Ma va fatta, e allora... Mi presento. Il mio nome è Ermanno è la prima cosa da sapere su di me è che ho un’insaziabile fame... di motori. Ricordo nitidamente il momento in cui questa mia passione è sbocciata. Ero lì, avevo poco meno di 3 anni, e le gambe di mio padre erano il collegamento tra me e una sgargiante Fiat Coupè 16v Turbo. Tenevo con forza lo sterzo tra le mani ed ero affascinato da quel mondo tanto vicino quando misterioso. Qualche anno dopo mi ritrovavo in sella alla mia prima motocicletta, una pitbike, di quelle che si mettono in mano ai ragazzini, e io, poco più che poppante mi troviamo nuovamente difronte a un amore incondizionato per qualcosa che non conoscevo. Sono bastati pochi metri per capire che anche il mondo delle due ruote faceva parte di me; altrettanti per rendermi conto che l’asfalto ha una consistenza tale da non lasciare scampo alla pelle. Primo giorno, prima caduta, primi incoraggiamenti da chi oggi mi guarda da lassù a risalire in sella. E così ho fatto. Da allora non ho più assaggiato l’asfalto, ma continuo ad assaporare il vento in faccia e quel senso di libertà che solo le due ruote sanno darmi. Una decina di anni dopo sono arrivati i 18. Li aspettavo con ansia ma solo perché sapevo che con loro sarebbe arrivata la patente. Tra le mani una MiTo con così pochi cavalli da far sembrare la Coupè una supercar, eppure la legge non mi permetteva di guidare altro. Gli anni passano, e oggi, che ne ho 26, di auto e moto ne ho viste e provate parecchie. Ho sviluppato nel tempo uno strano senso critico. E per critico non intendo tanto la capacità di giudicare quanto piuttosto una ingombrante vena polemica che spesso mi spinge a gettare fango sulle auto moderne. Sarà forse perché tra le mani ho sempre qualche intrigante youngtimer? Chissà, questa è un’altra storia. Questa è una parte di me, tanto altro lo leggerete nei vari articoli. Benvenuti su Piedi Pesanti !

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